Chiunque abbia visto il documentario di Spike Lee “When the levees broke” si sarà reso conto in che condizioni si trovi quel paese che da un po’ di anni si è preso in carico i destini del mondo (siamo alla ricerca di chi gli avrebbe chiesto un tale impegno). I ritardi e le disfunzioni dei soccorsi, i superstiti lasciati su di un’autostrada per giorni senza cibo né acqua, i corpi abbandonati nelle case per mesi: immagini da un paese sottosviluppato, e mi scusino tutti i paesi inseriti d’ufficio in questa brutale categoria burocratico-politica. Guardando il documentario istintivamente ho pensato al terremoto del Friuli. Solo perché è l’evento più drammatico di cui ho avuto diretta percezione. In quegli anni – 1976 – non c’erano telefonini, computer, reti satellitari ultrapotenti, ma la mobilitazione dei soccorritori fu più rapida ed efficiente. Il discorso sarebbe lungo e ho poco tempo. Ho richiamato alla mente a quello che Lee ha voluto farci vedere dopo l’ultima “disgrazia” in miniera accaduta nell Utah, con 9 morti tra minatori e soccorritori. L’unico altro paese da cui riceviamo notizie simili negli ultimi anni è la Cina. Non aggiungo altro.
L’ultima considerazione per oggi prende dentro le altre due, si tratta del macello finanziario e sociale legato al fenomeno dei sub-prime negli Usa, che ha mandato in tilt tutte le banche europee di riflesso al mercato leader nordamericano e sconquassato il circo delle borse. Ho capito cosa sono i sub-prime e come hanno ridotto milioni di persone sul lastrico leggendo questo articolo publicato da carmillaonline.com, ma ne ho avuta comprensione più intima e concreta leggendo questo reportage nel sito della BBC. Da brividi.
Non so se c’entra ma stanotte ho deciso di interrompere la lettura di “American Pastoral”, di Philip Roth, è noioso e irritante. Sono arrivato a pagina 149.
Il prossimo post sarà di svago (Bibi ride, non so svagarmi, dovrei staccarmi da me per farlo, uff).
madi max! no vevi mai viodut il to blog!
biel braf ben viva!
L.