Non ho attribuito compiti particolari a questo libro. L’ho scritto perché c’era la possibilità di scriverlo e avevo una storia a cui dare luce. Punto. Solo che non sono capace di scrivere – se mai lo sono stato – per il semplice gusto di raccontare, storie vere o inventate non fa differenza. Quando mi metto a scrivere voglio capire. Voglio imparare. Voglio cambiare. Ogni libro è un evento interiore che mi deve portare da qualche parte, qualche parte dentro di me dove non sono ancora stato. Quindi questo libro mi dirà delle cose, me le deve dire. Lo spero. E il fatto che abbia un vestito improbabile per un libro che deve dire delle cose lo rende ancora più vero. Sinceramente vero. Purtroppo, fintanto che non sarà stampato e letto da altri potrà dirmi poco. Questo è l’inghippo del fare libri. Non puoi essere tu il lettore di quello che scrivi. Cioè lo puoi, lo sei, ma così non funziona. Il lettore che sei tu singhiozza nel tentativo di urlare una verità che crede di intravedere fra le pagine. Per muoverti e arrivare da qualche parte dentro di te dove non sei ancora stato hai bisogno degli occhi degli altri. Punto. Almeno così pare, ora. Però. Però. Ora che guardo la parete dove ho disegnato dei rettangoli sghembi a cui ho attribuito il ruolo di settimane e dentro cui ho inciso un numero corrispondente alla quantità di parole scritte, ora che guardo quella parete e i numeri che hanno segnato i mesi passati so che tutto è finito. E mi sento meglio. Non so cosa ho capito, ma mi sento meglio.
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complimenti! bè il libro è una parte di noi che liberiamo, apriamo agli altri e che gli altri accuratamente asimilano, e trasformano in emozioni, riccordi e sensazioni proprie. un libro è una parola, non importa quale, capace di smuoverci.
cari saluti
MiraleM
http://www.miralem.wordpress.com
[...] Fonte Articolo: Stare meglio (ovvero, perché scrivere) « my home is where I'm happy [...]