Il micromondo perfetto del negoziante indiano

Ho capito a cosa serve questo blog, a mettere un po’ di ordine nella mia testa. In fondo scrivere ha sempre avuto questo effetto terapeutico (stavo per scrivere apotropaico ma mi sono pestato il dito con un martelletto che tengo all’uopo sul tavolo accanto alla tastiera). Scrivere non è altro che cercare di organizzare quello che succede nella mia testa. Ma è una ricerca illusiva, alla fine ciò che rimane è una sfuggevole sensazione di stabilità che sfuma non appena la parola ha preso la sua strada e tanti saluti, chi la vede più….l’illusione è ancora più intensa (e quindi ancor meno efficace lo sforzo) se l’oggetto della scrittura sono storie di estranei, fatti accaduti nelle vite di altri, perfetti sconosciuti che si lasciano conoscere solo per quel po’ che serve al racconto della loro storia, o un piccolo frammento della loro storia.

Così si torna intevitabilmente al torcibudella, alla pressione delle decisioni che la giornata – ogni giornata – impone. Che fare? C’è il peso della storia a schiacciarci, della troppa storia che vogliamo portarci dietro a impedirci di vivere, diceva Nietzsche nella seconda delle sue Considerazioni inattuali. Eppure proprio quella storia, tutta la storia, ci dà sicurezza, è per quello che la desideriamo e ne coltiviamo la memoria. Uff.

Sarebbe meglio che raccontassi dell’indiano che ha la sua bottega di fronte a casa nostra. Sarebbe divertente riflettere sul micromondo dove passa le sue giornate. E’ un mondo sferico, perfetto, il suo. Ci sono gli scaffali pieni di prodotti colorati e sempre nuovi, marche di tanti paesi diversi, mille percorsi di globalizzazione spicciola intrecciati che soddisfano la curiosità. C’è la tv che rimanda programmi in qualche lingua dell’India, sarà hindi? O mogul? O tamil? Uno giorno glielo chiedo. Quel giorno gli chiedo pure se mi prende con sé a a lavorare, voglio anch’io stare dentro quel micormondo sferico. Voglio vivere la sua vita. La sua vita come la vedo ogni volta che entro nel suo negozio. No, non voglio sapere nulla di più, non deve raccontarmi di sua figlia (o è una nipote? Il suo tedesco è troppo povero e alla fine dice “ragazza” ma ha circa 60 anni e dubito abbia una fidanzata ragazza, per di più in Italia), non devo sapere che qui in Germania non ha amici e che si incontra con tre suoi connazionali al parco ogni sabato pomeriggio, quando c’è suo fratello a dargli il cambio. Non voglio altre informazioni, basta con la storia, la sua e anche la mia. Voglio solo entrare in quel piccolo mondo che sa di sottosopra planetario: musica e volti indiani, giornali e birre tedeschi, succhi di frutta inglesi (sì inglesi, per di più colorati come nessun altro), datteri marocchini, biscotti polacchi… è quello che mi serve per mettere ordine nelle cose, un micromondo semplice e ordinato di tanti piccoli tasselli colorati che raccontano storie diverse. No, ancora storia. Che fare?

Annunci

One thought on “Il micromondo perfetto del negoziante indiano

  1. I’m surprised! You’ve been writing for a while now… I guess you will be a “webmaster” when our Stranieri finally starts.

    Bravo, Max

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...