Idiozie a Bologna

 

 

A Bologna la giunta del condottiero Cofferati ha deciso che i negozi che vendono alimentari debbano chiudere alle 21. La norma tocca direttamente (ed esclusivamente) quei piccoli negozi a me molto cari, come quello del signore indiano di cui ho parlato nel precedente post. A Bologna la polemica attorno ai “pakistani”, così li chiamano in città perché sono soprattutto pakistani a gestirli, ha diviso ancora una volta i partiti che sostengono la giunta. Non entro nella diatriba politica, faccio un paio di riflessioni-commenti sul caso che secondo me è estensibile a molte altre situazioni in Italia e non solo. Un articolo è linkato.

Avere negozi che vendono alimentari e beni di prima necessità aperti in orari notturni, possibilmente a tutte le ore, non è uno sfizio da studenti fancazzisti o fricchettoni con l’orologio biologico sballato. In una società – come sono irrimediabilmente quelle in cui viviamo – dove i lavori sono sempre più irregolari e precarizzati, dove si fanno due o tre lavori contemporaneamente per sopravivvere, i tempi della “giornata” non sono quelli classici dell’impiegato o dell’operaio. Chi deve consegnare la grafica per un libro o il comunicato stampa di una mostra; chi deve sistemare un computer o montare un video; chi insomma lavora a “ritenuta d’acconto” o con altre modalità occasionali (frequente quella “in nero”) trova molto utile poter scendere alle dieci di sera e comprare quello che non ha avuto tempo di comprare prima. Questi negozi sono la risposta spontanea dell’economia (cazzo l’economia! questa è l’economia vera non i giochi da deficienti che si fanno in borsa) alle trasformazioni della società. Se c’è un’esigenza perché bloccare chi vi dà riposta?

Altro tema, suggeritomi dalla Bibi, è quello della sicurezza. Chiunque abbia vissuto per qualche tempo in una grande città sa quanto sia confortevole e rassicurante vedere la luce accesa del negozio all’angolo quando rientra da solo la notte. Questo vale soprattutto per le donne, ma è un valore in sé che solo un idiota o un politico con la testa insabbiata non riesce a capire. Il fatto che ci siano dei negozi aperti rende la città più “sicura”, qualunque cosa questo voglia dire, e senza bisogno di uomini mascherati (leggi in divisa) in giro.

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3 thoughts on “Idiozie a Bologna

  1. io non sono di bologna ma la notizia (per quanto piccola in scala nazionale) mi ha colpito perché indice di una chiusura mentale che travalica gli schieramenti politici. Giro anch’io la domanda ai bolognesi…..era forse meglio quando si stava peggio?!! scherzo…però

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