Il mio nuovo amico tedesco

Il mio nuovo amico tedesco è un pazzo. Ho deciso che siamo diventati amici dopo che si è messo a mimare “La Linea”, il mitico cartone animato che negli anni settanta pubblicizzava le pentole Lagostina, di fronte all’ingresso del supermercato da cui ero appena uscito in tutta fretta proprio per evitarlo, visto che mi aveva incontrato alla cassa e voleva attaccare bottone. Il mio nuovo amico tedesco è alto, grosso, ha pochi capelli molto rasati e delle folte basette che scendono giù lungo il viso fin quasi a lambire la bocca. Se ride forte, ma non oso immaginare la sua faccia mentre ride forte, sono sicuro che le basette gli finiscono in bocca. Il mio nuovo amico tedesco non è un nazi skin, nemmeno un semplice skin, anche se le sue caratteristiche fisico-estetiche lo renderebbero un modello ideale per quelle stirpi (mi scusino gli skin di sinistra per la superficiale assimilazione esclusivamente estetico-formale ai loro alter eghi demoniaci). Il motivo che toglie brutalità alla sua fisiognomica è innanzitutto la polo color giallo canarino, decisamente improbabile per uno skin di ogni latitudine. Alla polo si abbina un pantalone della tuta un po’ lasco, flaccidoso a dir poco. Ma è lo sguardo l’elemento decisivo. Uno sguardo pacioso da eterno ultimo della fila, quello che dopo aver fatto la coda in banca per due ore giunge allo sportello e trova il cartello “chiuso” e l’unica reazione che ha è un sorriso, un po’ imbarazzato, un po’ ebete ma sempre un sorriso. “Mah”, sembra voler dire dietro il sorriso. Invece non dice niente e se ne va, solo coi suoi pensieri come era arrivato.

Il mio nuovo amico tedesco non farebbe male a una mosca. Eppure a prima vista fa paura, forse anche a una mosca, che come si sa è un insetto volante che non teme niente e ronza fastidiosamente anche attorno ai testicoli dei terribili bufali cornuti della steppa. Mentre sceglievo i cetrioli dal banco delle verdure mi ha chiesto se sono uno studente. Non ha aspettato la risposta, mi ha chiesto subito che cosa studio e da dove vengo. Forse temeva una risposta secca – un no – alla prima domanda così ne ha fatte subito tre per far durare un po’ di più la conversazione. E’ un maniaco, ho pensato. Ma sono con una donna, l’ha vista, facciamo la spesa assieme. Sì, l’ha vista e ha continuato a fare domande. E’ proprio un maniaco. Nessuno che abbia meno di 80 anni in Germania ti fa domande simili. Solo un giovane pazzo può farle.

Il nostro primo incontro si è chiuso col silenzio, nostro, e un’avvicinamento anticipato alla cassa. Ce ne siamo andati un po’ scossi.

Al secondo incontro sono arrivato più rilassato. Dopo aver letto le notizie dei giornali italiani online nulla può farmi paura, mi son detto in risposta al pensiero di reincontrare il falso skin in mutandoni e maglietta super yellow. Lui c’era. Ha atteso che uscissi dal supermercato e mentre caricavo la spesa sulla bici, sapendo che non potevo muovermi troppo e nemmeno troppo velocemente, ha attacato bottone. “Non mi ricordo bene, lei è studente?”, ha detto. Ho alzato gli occhi dalla borsa che non voleva stare sotto le cinghie e ho incrociato lo sguardo dell’ultimo della fila. Ho sorriso. Ho detto no, anche se glielo avevo detto anche l’altra volta. Lui ha cominciato a chiedere altro, sempre utilizzando un signorile “Lei”. “Italia? Adoro le canzoni e i film di Adriano Celentano. E Passolini, Passolini, toll (traduzione: grande)”. Io ero spiazzato e un po’ allucinato, con le mani ancora infilate nelle cinghie ho fatto finta di dire qualcosa ma non l’ho detto e lui ha continuato il suo monologo.

E’ a questo punto che il mio nuovo amico tedesco ha citato “La Linea”, la geniale striscia creata da uno di quei personaggi creativi che l’Italia un tempo produceva ma oggi non più, Osvaldo Cavandoli. Di fronte alla mia sorpresa per questa citazione, il falso skin dalla polo gialla e lo sguardo pacioso si è messo a mimare “La Linea”. Un trapezista obeso che cammina sul filo immaginario ondeggiando come il personaggio della striscia, nel piazzale di fronte al supermercato, io a guardarlo con la bici in mano e un junkie disteso poco dietro a chiedere l’elemosina (forse) anche lui rapito dallo show.

Il mio nuovo amico tedesco si chiama Sebastian.

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