La paura mangia l’anima

L’uomo ballava. Saltava sui piedi alternando con apparente regolarità l’atterraggio del piede destro e del piede sinistro, del sinistro e del destro e poi ancora del sinistro e di nuovo del destro, seguendo un ritmo che solo lui sentiva. Non aveva delle cuffie in testa, nemmeno una radiolina in mano. Ballava. Era felice di ballare senza che nessuno potesse sentire la musica che aveva dentro.

Quella musica era rimasta dentro di lui per tanto tempo, così tanto che non sapeva dire quanto. La musica era rimasta incollata al suo piccolo io di uomo che non poteva mentire perché non aveva ancora imparato la menzogna. La musica dell’io che non poteva mentire era una musica banale, gli avevano detto i più grandi quando aveva manifestato la sua eccitazione la prima volta che l’aveva ascoltata. Era musica che usciva dalla radio e tutti erano costretti ad ascoltarla. Molti la amavano perché non ne conoscevano altra, alcuni la odiavano perché non potevano amare la musica che tutti erano obbligati ad ascoltare. Per l’uomo dal piccolo io che non poteva mentire perché non aveva ancora conosciuto la menzogna la musica che usciva dalla radio era la musica del suo candore. Era l’ultima musica prima dell’ingresso nel mondo degli uomini che dicono bugie. Gli uomini del grande io grande.

Col tempo tutti dimenticano la musica che esce dalla radio. Anche l’uomo del piccolo io ormai diventato grande dimentica la musica. Non ricorda più quell’emozione che ha provato, oppure la ricorda ma non è più la stessa e quindi preferisce dimenticarla. Ma un giorno – portava la barba per nascondersi un po’, solo un po’ – ha messo la testa dentro un forno . Era il forno di una casa abbandonata, non c’era anima viva intorno. Il forno era uguale a quello che l’uomo dal piccolo io diventato grande aveva conosciuto quando la menzogna doveva ancora arrivare. Gli era piaciuto scherzare, allora, infilando la testa per impaurire la vecchia che lo aveva messo al mondo. La vecchia non c’era più da anni, ma dentro il forno faceva ancora caldo. Un caldo rumoroso, ma non appiccicoso. E c’era un mondo di odori, dentro il forno. Improvvisamente ha sentito la musica, di nuovo quella musica che aveva preferito dimenticare perché gli ricordava la menzogna che era arrivata dopo.

Ora la musica la poteva sentire solo lui e nessun altro. Tutto era diverso con la musica dentro. L’uomo dal piccolo io diventato grande aveva scoperto il modo di cancellare la menzogna e riprendersi l’emozione. Il vecchio-nuovo io. Un io che balla mentre tutti gli altri camminano, parlano, gesticolano, corrono, soffrono, lui balla.

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2 thoughts on “La paura mangia l’anima

  1. Angst essen Seele auf = Paura mangiare anima
    Si tratta di un vecchio film di Fassbinder che racconta la storia di un immigrato di colore in Germania che ha una relazione con un’anziana signora. Alla fine lui muore d’infarto.
    La citazione è a caso?

  2. No, non è a caso, ma non so dirti se ha un legame diretto con quello che ho scritto. Fassbinder è uno dei miei registi preferiti, attualmente vivo in Gerrmania, da poco ho letto un libro di suoi scritti sul cinema…avevo quel titolo in testa e l’ho messo lì…un piccolo omaggio. Comunque grazie per la celere attenzione (il post l’ho inserito ieri notte).

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