I confini fanno bene!

I confini fanno bene ai tedeschi (e non solo a loro). I confini contaminano, frantumano, scompongono il castello di principi-idee-valori-tradizioni che gli stati nazionali si impegnano tenacemente a costruire sulla pelle dei loro cittadini. Gli stati fissano i confini, li difendono, ma poi questi finiscono per render pubblica e ancor più evidente la loro precaria essenza. Provate a girare la Germania da sud a nord e poi fate un salto a Saarbruecken, città al confine con la Francia che nella storia degli ultimi secoli è stata spesso oggetto di contese tra i due paesi soprattutto per le sue risorse minerarie. Devi arrivare qui per trovare gente che sorride, e senza una quota di birre in corpo. Entri in un ristorante turco e trovi la signora più accogliente e luminosa che puoi immaginare. Se anche i turchi sorridono, e di solito non ne hanno molte ragioni in Germania, beh, deve trattarsi di un posto particolare. A parte l’impressione epidermica di dolcezza, che contrasta con il declino economico subito dalla regione negli ultimi anni, a Saarbruecken si trovano spunti utili al progetto “A due passi” che io e Bibi abbiamo avviato un paio di anni fa. Strade dai doppi nomi, francesi e tedeschi, strade che fino a un certo punto sono un paese e poi ne diventano un altro. Poi parli con vecchi emigranti e figli di emigranti e scopri anche altro. Ti raccontano di ragazzi di terza generazione (nipoti di immigrati italiani) che non hanno la cittadinanza tedesca e neanche sono interessati a richiederla perché tanto “per i tedeschi rimani sempre uno straniero anche se hai la cittadinanza”. Storie che hai sentito e risentito (avete dato un’occhiata alla nazionale di calcio turca? Metà sono giocatori nati e residenti in Germania) ma che ascoltare dalla viva voce di nipoti di immigrati italiani, bianchi-cristiani e pure non-meridionali, che ha il suo peso a queste latitudini, fa un effetto ancor più forte. Comunque, la nuova legge per la cittadinanza in Germania ha abbassato a otto anni i tempi di residenza per poterla richiedere, in Italia sono dieci e nella prassi anche qualcuno di più. Ogni paese ha i suoi inghippi legislativi e le migrazioni hanno il pregio, se così si può dire, di metterli in luce e di metterne a nudo le assurde ragioni.

 

 

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