Nuove (Jimmy Scott in Europa)

Due notizie piacevoli.

 

Ediciclo ha (finalmente) inaugurato il nuovo sito, date un’occhiata cliccando qui. Il layout è simpatico, c’è spazio per molti contenuti, all’interno anche un consuntivo della prima edizione di Ciclomundi, festival del viaggio in bicicletta che mi dicono ha avuto un successo al di sopra delle previsioni. Auguri per le prossime edizioni, allora…!

 

Jimmy Scott sarà in Europa ai primi di ottobre per poche date, suonerà a Manchester e Berlino. Classe 1925, Scott ha avuto una storia difficile e straordinaria, sia sul piano umano che musicale. Alcuni anni fa ascoltai una sua versione di Almost blue…beh’ se l’ascolti è difficile dimenticarla. Per puro caso, qualche tempo, dopo vidi un documentario sulla sua vita e ne rimasi folgorato. Ok, io ho una passione per le storie di vita, soprattutto quelle complicate, di camminatori al margine, segnate da lacerazioni e forse, ma solo forse, riassestamenti che visti da lontano possono assomigliare a degli happy end ma solo visti da lontano perché gli happy end non esistono, mon amour. La sua potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola. Nato con un patologia che ne ha compromesso lo sviluppo fisico ma che probabilmente gli ha donato una voce fuori dal comune, Scott da giovane entrò nei circuiti del jazz che conta. Amato da Billie Holliday e Ray Charles, fino agli anni 60 ebbe una carriera tortuosa: registrava dischi con artisti importanti ma faticava ad essere riconosciuto con il suo nome proprio a causa della voce, troppo strana, incatalogabile per quegli anni: era uomo o donna?, si chiedevano i discografici e nel dubbio attribuivano il suo contributo a “voce maschile” o, come accadde in un disco di Charlie Parker, addirittura ad una donna che nel disco nemmeno cantava! A metà anni sessanta un inghippo contrattuale gli bloccò la carriera, in pratica non riuscì più a registrare dischi a causa di un vincolo contrattuale con un manager meschino. Cosa successe? Il nostro si rintanò nella natia Cleveland facendo vari lavori, tra cui l’operatore di ascensori (!), chiudendo in un cassetto la carriera musicale. Tutti sembravano essersi dimenticati di lui, ma nel 1991, dopo più di vent’anni di completo silenzio, cantò al funerale dell’amico Doc Pomus e qualcosa si sbloccò. Lou Reed lo invitò a cantare in un suo disco e da lì in poi la sua voce ritornò a circolare. Negli ultimi anni Scott gira il mondo come non ha mai fatto in gioventù, a 82 anni è ancora in grado di regalare emozioni.

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