Il velo e victoria secret

M. porta il velo di vari colori, lo cambia a seconda dei vestiti che sceglie di indossare. M. è di origine nordafricana e studia a Berlino. La sua migliore amica nella vita tedesca è una ragazza macedone, sua compagna di università. Di primo acchito, ad unirle è un marcato accento nordamericano quando parlano inglese. Per comunicare tra di loro usano l’inglese, il tedesco lo stanno imparando ma per quello che studiano non è indispensabile, mi hanno spiegato. M. è cordiale e simpatica, ci invita a cena a casa sua. Dice che nel suo paese lei è un’eccezione, non è normale che una ragazza – una ragazza musulmana, s’intende – vada a studiare sola all’estero e si prenda un appartamento tutto per sé. M. proviene da una famiglia agiata, questo è chiaro. Il suo appartamento è arredato interamente da Ikea, come quello della sua amica macedone, un altro punto in comune. Sul comodino accanto al letto c’è un catalogo della multinazionale svedese del mobilio a prezzo popolare e le due ragazze discutono dei modi di arredare. “Conosco dei tedeschi che copiano pari pari le foto del catalogo”, dice una. “Senza alcuna fantasia”, aggiunge l’altra. M. ha gusto nel scegliere le cose da tenere in casa ed è una brava cuoca. Per preparare la cena ha lavorato tutto il giorno. “L’ospitalità è un valore importante”, sottolinea, “e nel mio paese la donna deve saper cucinare altrimentri rimane senza marito”. Arjun Appadurai, l’antropologo di origine indiana che ha scritto alcune delle cose più interessanti sulla globalizzazione, avrebbe di che riflettere, e pure l’olandese Ian Buruma, che si interessa molto di Europa e Islam cercando di contrastare i rutti reazionari di neocon e cristiani duri. M. è una ragazza moderna che che porta il velo con orgoglio.

Io sono avvolto nella curiosità di capire. Che libri legge M.? Sul comodino una pila di libri di un’autrice che non è Danielle Steele ma sicuramente una sua forte concorrente. Mi è ignota ma la confezione dei volumi dice tutto: ultrapocket colorati con titoli tipo “Un notte di silenzi”, “Lontano da te”, “Insieme”. Sentimenti a buon prezzo. La lingua è ovviamente l’inglese e l’impronta è made in Usa, senza dubbio. La sorpresa maggiore è tuttavia in bagno, luogo di scoperte e soprese per eccellenza. Sullo scaffale accanto allo specchio una confezione di crema per il corpo “Victoria secret”. E’ una marca Usa che non conoscevo, ho guardato il sito internet per scoprire che produce abbigliamento intimo, lingerie ultrasexy, ma ha anche una sezione per prodotti estetici ispirati alla filosofia dell’azienda.

Il cibo è un tema di dialogo ma anche di scontro. Per quanto la tradizione culinaria delle regioni balcaniche possa apparire ad un forestiero più o meno la stessa, per la ragazza macedone non è così: il suo giovane paese ha delle varietà del tutto specifiche anche per i piatti più conosciuti, comuni a molti paesi slavi. L’identità si costruisce anche così. Lo stesso approccio nel discorrere di cibo lo ha M.: piatti salati e dolci egiziani sono assolutamente diversi rispetto ai paesi limitrofi, anche quando ad un’occhio esterno le differenze appaiono minime. Marcare differenze è importante. Il dialogo interculturale è florido ma il terreno sdrucciolevole…che sia colpa di Ikea?

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5 thoughts on “Il velo e victoria secret

  1. Il terreno è sempre sdrucciolevole, in queste cose: per un tedesco i tortellini e i cappelletti sono la stessa cosa, i tortelloni anche, anzi, molti li chiamano tortellini, perché la differenza fra -ini ed -oni per uno straniero non è significativa. Vai a dire questa cosa ad un bolognese e poi vedi cosa ti risponde. Tutto il mondo è paese, queste piccole differenze sono quelle che creano le incomprensioni ed i conflitti, sempre e ovunque.

    Victoria’s secret è LA marca di biancheria intima statunitense, un po’ come La Perla in Italia. È un po’ uno status symbol, anzi, per un’egiziana benestante un vero e proprio statement, direi.

  2. Victoria’s secret è citato anche in Taqwacores (in italiano islampunk, un romanzo sulla scena HC musulmana, penso proprio potrebbe interessarti) anche se il motivo è piuttosto Haram.

  3. Grazie per la segnalazione del libro. Avevo letto una recensione dell’edizione italiana e ora scopro da Wikipedia che quella italica è la prima in lingua forestiera, niente male per un libro autoprodotto e distribuito dall’Alternative Tentacles. Lo ammetto: ho citato Victoria secret per entrare più facilmente nei motore di ricerca (sarà vero?!).

  4. scherzavo, ne so meno di tutti sul funzionamento dei motori di ricerca, so che ci sono delle cose che chiamano algoritmi che combinati fra di loro fanno un casino infernale… la mia competenza finisce lì. Questa storia del blog mi sta piacendo, si imparano un sacco di cose, oggi ho scoperto la parola “Haram”, citata in un precedente commento.

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