Di vite, montaggi e cacciaviti

A forza di raccogliere storie di vita uno perde il senso dell’imprevedibilità delle cose, se mai l’avesse avuto chiaro in mente. Tutto diventa troppo facilmente un canovaccio che sta lì solo per essere letto e reinterpretato. Facile, troppo facile. Sarà che il senso della vita, il suo montaggio, è dato dalla morte, come sentiva Pasolini, ma dopo quaranta o cinquanta volte che ascolti storie che assomigliano a uno spartito epocale, di lavoro, lavoro, lavoro (ma per cosa?), figli, famiglie, case, sconquassi e altro lavoro, finché non c’è più tempo e la trottola smette di girare, e non c’è modo di dire o pensare un perché ormai ha smesso di girare, oplà c’est fini, ecco, alla fine di questo tunnel di memorie rifrangenti che diventano una sola attraverso il filtro di chi le raccoglie è facile vedere tutto definito, prevedibile, già previsto. Il progetto di una vita. Non c’è progetto. Ma bisogna credere possibile ce ne sia uno altrimenti crolla il palco. Altro che montaggio cinematografico, qua c’è bisogno di un montatore, anzi di più montatori, armati di cacciavite e bulloni e ben istruiti per tenere in piedi un palco vacillante.

Svolazzi umorali in cerca di condono.

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3 thoughts on “Di vite, montaggi e cacciaviti

  1. Cacciavite, bulloni… roba buona, solida, di una volta… ma per le vite liquide (e in attesa di liquidazione?) che viviamo oggi – vedi Zygmunt Bauman – la solidità (e la solidarietà?) è un lusso…
    I tuoi svolazzi umorali non necessitano condono. Credo siamo in molti a condividerli. Mandi.

  2. …e succede che il kit abbia lo schema giusto ma i pezzi sbagliati…e ti ritrovi che pur mettendocela tutta, per quanto abile e paziente tu sia… quel comodino non sarà mai un armadio 4 stagioni.

    B.
    (alla ricerca di un sogno, anche di seconda mano)

  3. condivido, b.
    comodino e armadio mi aprono un’altra finestra. per un bel tratto di vita ho creduto che si potesse eludere il problema del progetto (di una vita) concentrandosi sul comodino, lasciando perdere l’armadio, troppo impegnativo, difficile da montare. sfruttando valigie e altri supporti provvisori ci si godeva il comodino e la libertà che concedeva. solo che alla lunga fare del provvisorio un’abitudine è pericoloso. come inseguire sogni troppo grandi. però almeno quelli di portano da qualche parte. è tardi per la musica, ma i libri sono un mercato (dell’usato) ancora apprezzabile.

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