Regole del ciclista urbano a Berlino #1

E’ successo che stavamo andando in bici, c’era il sole, era una domenica, era dalle parti dei musei, l’isola dei musei come la chiamano qui, a un certo punto Bibi mi dice qualcosa, mi giro perché in bici non è che si senta troppo bene se uno non urla, ed ecco che mi distraggo (son già distratto di mio) e blam! travolgo un paletto di quelli che servono a bloccare l’ingresso delle auto nei viali. E’ uno di qui paletti di ferro alti circa un metro, per fortuna che sono mobili, si possono sganciare e si abbassano altrimenti…insomma volo in avanti come un petto di pollo sfuggito di mano a una massaia con le mani di pastafrolla. Un volo vero, con tanto di atterraggio sulle mani, sbucciature e bestemmie incluse. La tenace mia bici vetusta quanto me ha assorbito il colpo – che non era da poco perché stavo pedalando bene e pure in leggera discesa – incastrando il paletto sotto il manubrio. Mi rialzo acciaccato, raccolgo quel vecchio ferro che non vuole decidersi a lasciarmi (ma dopo aver superato insieme il meridione del grande continente bicefalo – aka America – neanche io ho voglia di separarmi da lei), verifico che i danni non sono così seri, tutto è funzionante. La bibi è preoccupata per me, ma la tranquillizzo. Ovviamente la scena ha luogo sul vialetto, che non è poi così stretto, ma insomma sempre vialetto è. Neanche il tempo di riprenderci dal piccolo incidente che vediamo scendere a tutta velocità un grasso grosso ciclista tedesco con moglie o compagna al seguito. Inutile pensare che possa intuire la ragione del nostro trovarci lì, mezzo intontito io e perdipiù inginocchiato accanto alla ruota della bici per osservare meglio la cicatrice impressa dal paletto sul freno anteriore. No, impossibile pensarlo possibile. La regola domina su tutto. Anche sull’intuito umano. La regola è: sulla corsia si corre, non si sosta. E così fu. Il grasso grosso ciclista tedesco sfreccia accanto a me, tra me e la Bibi, e pure riesce a dire qualcosa con una smorfia di dispetto: “Guten Morgen”. Beh, gli ho urlato dietro delle maledizioni, gli ho mostrato il dito medio, gli ho indicato il paletto, gli ho promesso che se si fermava lo avrei trafitto o impalato comunque dissanguato. Ero così incazzato che devo avergli fatto paura, anche se ero la metà di lui, ma ero come pazzo, e un pazzo fa pazzie quando è pazzo.

La regola (1). Mai sostare, nemmeno in punto di morte, sulle corsi ciclabili a Berlino.

La regola (2) (mai pedalare a velocità moderata sulle corsie ciclabili) la spiego un’altra volta.

 

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6 thoughts on “Regole del ciclista urbano a Berlino #1

  1. anche un mio amico appena rientrato da brema mi riferiva questi particolari.
    sti tedeschi di germania paiono fatti apposta proprio pe anna in guera
    mandi

  2. fabiano, penso che nessuno sia fatto per andare in guerra… su di un piano più lieve, trovo molte conferme del fatto che nelle discipline fisiche, nello sport, ci sia un marcato spirito di competizione tra le genti germaniche e, per strano che possa sembrare, si vede anche nei ciclisti urbani. Chi ha letto “Patagonia controvento” sa dei miei incontri con i cicloviaggiatori germanici in quelle lande desolate…beh, a berlino trovo molte conferme di quello che avevo visto laggiù!
    per scriptabanane (miglior nickname del mese): il blog è una valvola di sfogo, o no? Comunque, si scrive anche per sorridere degli altrui difetti esorcizzando i propri…

  3. ringrazio per il complimento sul nick…
    (premetto che la tua situazione è ben diversa, in quanto ciclista caduto e non semplice pedone) comunque, vorrei dire che una volta non capivo che male ci fosse a camminare sulle piste ciclabili. finchè non ne ho usata una per un annetto, per andarci a lavorare. se io sono in ritardo e tu non dovresti essere lì, io (che già non ho tempo) perchè devo frenare? perchè tu stai facendo del chiacchericcio con la tua amichetta e in due occupate tre metri di pista ciclabile? eh? c’è il marciapiede, usa quello. che quando il marciapiede lo uso io e sono sulla bici, mi fermo e ti lascio passare, sempre e comunque.

    che uno diventi così invecchiando? mah, forse nemmeno prima ero meglio… solo che adesso ci sono i blog sui quali sfogarsi! 😉

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