Estrangeiros/Foreigners…

Vari giorni di assenza da una connessione veloce, sbalzato tra case e luoghi diversi, e intanto il blog continuava la sua vita, insospettabilmente. Nella mia ingenuità non pensavo di doverci dedicare tanto impegno. Vabbé, passiamo alle news.

 

Sarà online tra pochi giorni Estrangeiros/Foreigners/Stranieri, un progetto letterario che dire insolito è dire poco. Lo ha pensato e voluto Daniela Abade, giovane scrittrice brasiliana già promotrice di fortunati “giochi” letterari sulla rete delle reti. Ha coinvolto altri autori di paesi diversi (sette paesi e cinque lingue) con l’idea di imbastire una storia ambientata in una città dove non sono mai stati, da qui il titolo del progetto. Ogni autore avrà una sua pagina nel sito che verrà aggiornata a cadenza almeno settimanale. Tutto questo per un anno. Per i giri imprevedibili della vita Daniela ha coinvolto anche me, con un incarico tra i più gravosi… per fortuna che è solo un gioco.

STRANIERI – PRESENTAZIONE

di Daniela Abade

La sensazione di non appartenenza: a nessun luogo, a nessun gruppo, a nessuno. La scomoda capacità di guardare alle cose standone fuori, di girovagare come un fantasma tra la gente che ci pensa lì in quel momento, sul suo stesso piano. Ho sempre pensato che fosse questo l’impulso più forte a spingermi verso la scrittura: il fatto di sentirmi un’estranea anche a casa mia. La spiazzamento, la distanza, talvolta anche la mancanza di comprensione da parte degli altri e del mondo. “Non sono di qui, non appartengo a questo luogo e questo è ciò che vedo”.

Non ho mai pensato che questa sensazione fosse unica, esclusivamente mia. Però non immaginavo che potesse essere così diffusa. Più leggo, più vivo, più mi capita di conoscere altri “estranei”. Gente che non sa dove si trova, nemmeno dove andrà a finire, e che descrive ciò che vede lungo questo cammino.

E’ qui che ho cominciato a pensare a questo progetto. Visto che la sensazione di “straniamento” è un buon impulso per la nostra creatività, ho deciso di invitare alcuni autori (amici o meno ma comunque autori che stimo) a diventare più stranieri di quello che già sono. Nessuno di questi scrittori condivide la nazionalità o la città dove risiede. A ogni autore è stata affidata la città di un altro coinvolto nel progetto con il compito di scrivere un diario lungo un anno. Alla base del progetto c’è l’idea di aumentare lo spiazzamento che percepiamo nel nostro ambiente per accrescere la nostra creatività. Le regole da seguire sono poche:

1. L’autore non deve avere alcuna familiarità con la città di cui scriverà.

2. L’autore non potrà visitare questa città per tutta la durata del progetto.

3. Il protagonista della storia deve avere la stessa nazionalità dell’autore. In altre parole, il creatore e la sua creatura hanno la stessa origine.

Gli autori hanno accettato questa distribuzione delle città:

Daniela Abade – Udine/Italia
Florencia Abatte – Sidney/Australia
Claudia Chibici–Revneanu – Santos/Brasile
Max Mauro – Città del Messico/Messico
David McGuire – Buenos Aires/Argentina
Matt Rubinstein – Graz/Austria
Gonzalo Soltero – Hamilton/Canada

La condizione di straniamento verrà portata all’estremo. L’autore sarà così straniero rispetto al luogo di cui scriverà al punto da non conoscere nemmeno la città – dovrà localizzarla nella sua immaginazione. I diari verranno aggiornati almeno una volta alla settimana. Gli autori scriveranno e pubblicheranno nella loro lingua, a questo modo anche il lettore si sentirà un po’ straniero perché sarà in grado di capire ciò lo scrittore scrive di altri posti, ma molto probabilmente non riuscirà a comprendere ciò che verrà scritto del suo stesso paese o città da autori di altre nazionalità.

L’idea finale del progetto è di raccogliere tutto il materiale e tradurlo in ognuna delle lingue in cui è stato scritto. Avremo quindi una versione inglese, una portoghese, una spagnola e così via. In conclusione, tutti gli “stranieri” parleranno la stessa lingua. E, forse, se sono fortunati, riusciranno a dimostrare che nonostante si sentano stranieri possono trovare una casa nelle parole che scrivono.

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