Il fascino indiscreto della spesa

Al supermercato non posso fare a meno di guardare nei carrelli della gente. Spesso mi capita di vedere delle combinazioni di prodotti che mi affascinano e istintivamente vorrei scambiare il mio carrello con quello della persona destinataria dei miei sguardi. “Scusi, mi darebbe il suo carrello? Ha comprato quello che avrei voluto comprare io ma non ci sono riuscito. In cambio le dò il mio”. In realtà, non sono i prodotti in sé ad attrarmi ma le configurazioni che si creano assemblandone diversi in uno spazio ridotto.

Oggi ho avuto un sussulto alla vista del carrello di una vecchina dal passo incerto ma dalla sensibilità che definirei quasi artistica per le compere. Non aveva acquistato molte cose, il carrello era semivuoto, ma la combinazione cromatica dei prodotti era qualcosa di romantico. Il colore dominante era il rosso: due confezioni di fragole (prodotte dove? In che stagione? Ma che importa), carne rossa bio, marmellata di fragole di marca francese, rape rosse. C’era anche dell’altro ma questi quattro oggetti-attori dominavano la scena, come ballerini di break dance in uno spettacolo di musica classica. La vecchina è diventata per me la regina della spesa in rosso. Che cosa l’avrà spinta a fare queste scelte? Sarà casualità, ma anche il caso ha le sue ragioni.

L’osservazione delle spese altrui offre squarci improvvisi sui mondi privati delle persone. E’ inevitabile, per me, pensare al momento in cui l’uomo che ha acquistato bockwurst lunghi 20 centimetri, salsa di patate da un chilo, senape, dessert alla panna e nocciole, birra e pizza surgelata, svuoterà la borsa sul tavolo della cucina del suo monolocale. Lo immagino solitario spettatore del suo schermo televisivo, ma comunque un desinante ordinato. Niente cibo consumato sul divano e scarponi appoggiati al tavolino. Me lo dicono le mele che ha acquistato. Quale frutto è più ordinato della mela? La mela non macchia, non schizza, non si sfa. Solo le persone dall’innato ordine interiore scelgono, tra la frutta, mele e solo mele.

L’intimità degli acquisti è in qualche modo protetta dal carrello. Finchè le cose sono al suo interno nessuno vi ha accesso. A contaminare l’intimità ci sono solo gli sguardi sfuggevoli o interessati di qualche altro cliente, ma il carrello rimane sotto controllo, è una piccola casa ambulante, nessuno può metterci mano. L’alchimia della casa portatile ha fine sul nastro della cassa. Lì sfuma anche la magia delle configurazioni di prodotti. Uno ad uno, ridiventano anonimi oggetti di acquisto, non sono più parti di un mondo organico e complesso. Non lo saranno più, perché nella casa del compratore gli verrà affidato un altro ruolo, un nuovo spazio, diversa identità. Attraverso le mani della cassiera (perché sono quasi solo donne a fare questo lavoro indelicato non si sa) i prodotti perdono colore. Chi li distingue più? Ma il carrello è anche salvifico. Distesi lì sopra, nudi come su di una bilancia di ospedale, i prodotti non mi dicono più nulla.

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3 thoughts on “Il fascino indiscreto della spesa

  1. Ma no, io sono attratto dai carrelli pieni o semipieni…gli acquirenti di pezzi singoli mi sfuggono…niente pensieri su di loro quindi. ciao

  2. Lieber Max, wie würde sich Dein wundervoller Text wohl in Deutsch lesen? Anfühlen?
    Ja, und warum sprechen wir eigentlich in Italienisch zusammen – weil mir das besser gefällt, ich weiß schon. Aber wir könnten doch auch versuchen, in meiner Geburtssprache zu sprechen, damit Du auch was davon hast…
    Zum Text kann ich sagen: Wenn ich Einkäufe mache, denke ich manchmal, wie verräterisch die Artikel sind, die in meinem Einkaufswagen liegen. Dann lege ich mir Antworten zurecht…. haha….dann fehlt’s an Überlegenheit….haha….
    Tschüs und ciao bis bald Christine

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