Anche i turchi sono tedeschi. O no?

In occasione della sua recente visita ufficiale in Germania il primo ministro turco Erdogan ha tenuto un incontro con gli immigrati di origine turca. Fin qui nulla di strano: da sempre i politici incontrano le comunità di loro emigranti durante le visite in terra straniera. Solo che Erdogan ha parlato in un palazzetto dello sport di fronte a circa 18mila persone (qualche fonte dice 20mila, altri 16mila). Il tutto è accaduto a Colonia. Per le dimensioni il fatto non ha precedenti in Germania, e probabilmente anche negli altri stati europei dove vivono consistenti comunità di immigrati provenienti da uno stesso paese.

Il grande afflusso di persone è in parte giustificato dalla breve distanza temporale tra l’incontro e la tragedia di Ludwigshafen, un incendio che è costato la vita a nove persone, cinque delle quali di origine turca. Prima di Colonia Erdogan aveva fatto tappa proprio a Ludwigshafen, facendo intendere quale idea avesse rispetto al rapporto tra la madrepatria e i suoi emigranti in terra tedesca. A Colonia Erdogan ha usato parole infuocate che hanno provocato un putiferio politico. Ha detto che “l’assimilazione è un delitto contro l’umanità” e ha espressamente sollecitato le autorità a predisporre istruzione in lingua turca in tutti i gradi scolastici, anche in quello universitario. In pratica, ha parlato a persone che vivono in Germania da venti o trent’anni, a molte nate in questo paese e che forse non hanno mai messo piede in Turchia, come fossero suoi compatrioti residenti in qualche provincia dell’Anatolia. E’ stato accolto con sventolio di bandiere e cori da stadio. Fuori dal palazzetto, un piccolo gruppo di immigrati di origine curdo-turca ha organizzato una contestazione.

La cosa ha ovviamente lasciato il segno nell’opinione pubblica tedesca e, comprensibilmente, risposte stizzite sono giunte sia da destra che da sinistra. Chi si crede di essere questo Erdogan a venire in casa nostra a creare zizzania e a dirci come trattare con gli immigrati?, è più o meno il tono assunto da politici e commentatori. Il fatto in sé ha tuttavia rilanciato un dibattito urgente che gli attuali governanti tedeschi avevano un po’ accantonato. Sul Tageszeitung, giornale berlinese assimilabile a il Manifesto è stato pubblicato un interessante articolo firmato da Daniel Bax. Bax è olandese ma da tempo residente in Germania, dove lavora come commentatore proprio alla Taz. Qual è la situazione dei turchi?, si chiede Bax. Molti immigrati di origine turca, anche quelli di terza generazione, si sentono più legati alla Turchia che alla Germania e costruiscono le loro opinioni sui giornali turchi e attraverso le televisioni che arrivano da Ankara. 1 milione e 750 mila immigrati in Germania hanno la cittadinanza turca, solo 500mila turchi hanno acquisito quella tedesca. “Chi auspica che gli immigrati e i loro figli si sentano a casa in Germania, deve facilitare l’acquisizione della cittadinanza e non complicare le procedure, come ha fatto questo governo”, conclude Bax. La situazione creatasi in Germania è un monito per gli altri paesi. Meglio attrezzarsi in tempo, lavorando sulle politiche di “inclusione”, per evitare un effetto Erdogan sotto altre forme.

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