Estrangeiros – il video

L’attivissima Daniela Abade ha prodotto un simpatico video sul progetto letterario Estrangeiros/Foreigners. Lo si può vedere su youtube cliccando qui. Intanto sul portale www.foreigners.com.br continuano i racconti dalle città mai viste….

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Ultim’ora: Veltroni chiede asilo politico a Hollywood

ROMA. Le voci erano circolate all’indomani dell’ufficializzazione dei risultati delle elezioni politiche: dopo la sconfitta Valter Veltroni avrebbe manifestato l’intenzione di chiedere asilo politico a Hollywood e trasferirsi in pianta stabile in quella località, nota per la produzione di mondi virtuali di grande presa popolare. Ora, dopo l’elezione di Gianni Alemanno, marito della figlia di Pino Rauti, a sindaco di Roma, arrivano le prime conferme. Membri dello staff del presidente hanno dichiarato che Veltroni si trova in California per risolvere le pratiche burocratiche attinenti l’ottenimento dello status di rifugiato.

Interpellato dalla stampa, il sindaco di Hollywood, Rod Steiger jr, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. “Rivolgetevi al mio agente”, ha sbottato. Il vicesindaco Mock Hudson, nipote del celebre Rock, ha denunciato l’intrusione dei paparazzi italiani nel suo ufficio. “Sto facendo dei provini per la nuova segretaria, santiddio! Qui c’è gente che lavora, lasciateci in pace!”. Raggiunta dal nostro corrispondente, Martina Veltroni, figlia del presidente del Pd ma nota al grande pubblico come la giovane assistente alla regia di Wim Wenders, si è emozionata. “Cioè, io…ecco…sì papà è venuto a Hollywood, dove mi trovo per bere un tea con Jim Carrey, e mi ha detto così…non so bene cosa vuol dire…bello, no? Cioè è bello che lui è qui con me, no?”.

L’unico commento ufficiale alla notizia l’ha dato Pamela Anderson. “E’ un buon uomo. L’ho conosciuto l’anno scorso a casa di Peter Falk. L’ho visto così ammodo, mi ispirava fiducia così gli ho chiesto un consiglio sul mio seno: devo farmi una sesta, visto che la settima che ho da alcuni anni mi crea problema per lo yoga, o passare alla quinta, che costa meno e fa comunque la sua figura? Mi ha detto che lui non sa niente di auto con il cambio automatico, ma spera di imparare presto. Che simpatico! Se viene a vivere qui lo voglio come vicino di casa”.

La scheda

Sono entrato nella cabina elettorale con in mano un malloppo ingombrante. Carta. Varie schede elettorali una sull’altra. Come dei sacchetti della spesa che starebbero bene in un sacchetto più grande, che non c’è. Ho posato il plico di plichi sullo stretto banco di metallo, dietro un paravento barcollante. Pochi centimetri per decidere. Non mi ricordavo fosse un luogo così’ angusto. Sono rimasto in silenzio per un attimo, poi ho preso il cartoncino in cima agli altri. L’ho aperto e ho cercato rapidamente con gli occhi qualcosa di conosciuto. Niente. Sono passati solo vent’anni dal mio allontanamento e tutto è cambiato. Nomi, simboli, sigle, tutto diverso. Tutto nuovo. O rinnovato. O rifatto. O stravolto. Impossibile capire chi era stato chi o cosa. I colori non dicevano niente. Allora, i colori avevano un significato che chiunque poteva cogliere intuitivamente. Verde? Repubblicano. Bianco? Democristiano. Rosso? Comunista. Rosato? Socialista o socialdemocratico. Celestino? Liberale. Nero? Missino, alias fascista già rifatto (anticipatori di tendenze!). Invece, i vent’anni trascorsi hanno sommerso tutto. I colori sono ora confusi in uno stesso simbolo. Gli stessi colori in più simboli. La lava è tracimata così lontano da ingombrare tutto e lasciare solo dei pertugi per i pescatori di passato, distratti, cinici o svogliati come sono oggi gli sguardi sul passato.

Mi sbagliavo. Qualcosa si è salvato. Ecco un angolo riconoscibile nella mia scheda. Un simbolo è rimasto intatto. Quello della Slovenska Skupnost, l’Unione Slovena. Evviva! Qualcuno mi parla dai miei vent’anni trascorsi, e io posso capire quello che dice. Oddio, non proprio capire, la lingua mi è quasi estranea, ma almeno intuire che il passato esiste, quello sì, lo posso. Il mio passato esiste, almeno in piccola parte. Ecco.

Sto male. Ho deciso di riprovarci, di rientrare in quel piccolo luogo che non ricordavo così angusto, solo per vedere cosa era successo, che sensazione si prova in quel momento, anche se Murray Bookchin mi aveva spiegato e convinto che è un gioco a carte false. Ho trovato la tregenda. La confusione di colori e parole e in un angolo un piccolo simbolo a dirmi, in una lingua diversa, che io c’ero. Cosa è successo?

Anche oggi

Anche oggi, nella malinconica fisicità / in cui la nazione è occupata a formare un Governo, / e il Centro-Sinistra ai fragili linguisti fa / sanguinare gli organi normativi – l’inverno / imbeve di oscura luce le cose lontane / e accende appena, mauve e verde, le vicine, in un esterno perduto delle età italiane….

PPP – Poesia in forma di rosa

L’aruspice animalista e il nano albino

Un dialogo moderno.

– Signor Aruspice, posso farLe una domanda?

– Mi dica.

– Perché La chiamano l’animalista?

– Perché non leggo le viscere degli animali come facevano i miei antenati. Sono vegetariano e contrario alle violenze sugli animali, anche se morti. Ho deciso quindi di seguire un’altra strada. E poi finiamola con questa storia dell’aruspice, io sono un “consulente di anticipazione”, come dice la targhetta sulla porta, non l’ha vista?

– Come fa le Sue previsioni se non legge le viscere degli animali?

– Quante domande, ma chi è il cliente, io o Lei? Comunque non ho intenzione di svelarLe i segreti della mia professione. L’unica cosa che Le posso dire, ma lo sa già altrimenti non sarebbe venuto da me, è che leggo le piante. Ho affinato un metodo di lettura delle foglie caduche. Se mi vengono mostrate entro due giorni dalla loro caduta le foglie mi rivelano molte cose sulla vita dei possessori delle piante. Piuttosto, ha portato una foglia? Sa, questo pomeriggio ho vari appuntamenti e non vorrei perdere altro tempo.

– Ho con me una foglia, eccola.

– Ah, l’aspidistra. E’ una foglia di aspidistra, vero?

– Sì.

– Ma cosa fa, anche Lei lo scrittore?

– No, perché? Io costruisco biciclette.

– Ah, biciclette. Gliel’ho chiesto perché queste piante sono tipiche degli appartamenti di uomini soli e fumatori con la mania della scrittura, almeno dalla mia esperienza. Sa, ho clienti di tutti i tipi. Ma vediamo questa foglia. Cosa vuole sapere? Perché è venuto da me?

– Beh, la questione è un po’, non so come dire…

– Non si imbarazzi, io ne sento di tutti i colori. Sembra che nella nostra epoca tutti siano ossessionati dal futuro e vengono da quelli come me per farselo prevedere. Ci sono le trentenni che vogliono sapere se troveranno l’uomo giusto, le mamma ansiose per il figlio quarantenne che non ha messo ancora la testa a posto, ma vengono anche molto uomini, quelli chiedono se un affare che hanno in mente andrà bene, uno un giorno mi ha perfino chiesto se i bot brasiliani rimaranno stabili! Ma si rende conto? Gli ho risposto che sono un aruspice, cioè volevo dire un consulente di anticipazione, non un volgare operatore finanziario. Alle mie spalle c’è una storia millenaria, mica pizza e fichi. Comunque, sono preparato a tutto, mi dica il motivo della sua visita, senza timori.

– Ecco, vorrei sapere se sarò rispettato, se riuscirò ad avere il rispetto della gente.

-Ma che domanda è questa? Dovrebbe andare da uno psicologo, non venire da me, ma guarda un po’!

– Mi scusi, non è così semplice, cioè è più difficile di quello che sembra. E poi io non sono malato, non voglio andare da uno psicologo.

– Se dallo psicologo ci andassero solo i malati gli unici clienti degli psicologi sarebbero i loro colleghi! Posso intuire il suo disagio, in fondo sono anche io un po’ psicologo, ma sul serio non sulla carta, ma non saprei proprio come aiutarla. Il primo modo per essere rispettati è rispettarsi, ecco. Questa è una consulenza che Le dò gratuitamente!

– No, aspetti, Le spiego meglio. Io ho sempre lavorato con passione, mi piace impegnarmi e creare delle cose per gli altri, rendermi utile è il mio modo per pensarmi vivo. Ma negli ultimi tempi la gente mi fa male, mi sembrano tutti abbruttiti, ma abbruttiti dentro, se capisce cosa intendo. Il cinismo è una delle poche leggi naturali di questa epoca, ormai. Così mi sembra.

– Ma cosa ha detto che fa di mestiere? Biciclette? Mi sa che Lei è un filsofo mancato, ecco. Però mi incuriosisce, vada avanti. Dopo di Lei mi aspetta una vecchia paranoica con la fissa del fantasma del gatto, viene qua una volta a settimana, da mesi, a chiedermi se e quando il gatto tornerà in vita. E’ matta.

– Il mio più grande desiderio è che le biciclette che costruisco svolgano bene la loro funzione, che piacciano alla gente che le usa, che trasmettano un po’ di gioia. Certo, lo so, non mi dica anche Lei che sono un ingenuo, che con la gioia non si fa la minestra, che bisogna portare il pane in tavola, che quello che conta è avere soldi e dimostrarlo agli altri. Quelle cose le ho già sentite troppe volte.

– Io non Le dico niente, per ora.

– Il problema non sono i soldi, sono abituato a vivere di poco, ma il rispetto. Io pensavo, con il mio mestiere, di essermi riuscito a conquistare il rispetto delle persone, non dico la stima o l’ammirazione, che quella la gente la porta oggi solo per i ricchi e famosi, non importa come diventati tali, ma il semplice rispetto. E’ un valore importante, ma nessuno ne tiene conto.

– Mi scusi, ma cosa intende per mancanza di rispetto?

– Le faccio un esempio concreto. Ho costruito una bicicletta per una signora che possiede un noleggio di biciclette speciali, di quella fatte a mano. L’accordo era che lei la poteva affittare e mi avrebbe dato qualcosa di quello che avrebbe guadagnato. Quando consegno una bici sulla quale ho lavorato a lungo e con passione spero sempre che la persona che la riceve mi ringrazi, mi faccia i complimenti, è una cosa infantile, lo so, ma sono fatto così. Questa signora ha preso la bici, non mi ha detto nulla, l’ha noleggiata più volte e non mi ha dato nulla.

– E sarebbe questo il problema? Ma la società è piena di esempi così, in giro ci sono più pescecani che sogliole, caro il mio cliente!

– Ma non è questo, a me pesava il fatto che mi evitasse, che non rispondesse alle mie chiamate. Poi sono venuto a sapere che la signora si è accordata per vendere la bici a qualcun ‘altro, senza nemmeno avvisarmi e senza avermi dato nulla del noleggio, per di più!

– Ma Lei è proprio ingenuo. Sono cose che capitano.

– Però io non lo posso accettare perché è una mancanza di rispetto, ecco, e non me lo merito.

– E che ci posso fare io, vuole che le legga la foglia?

– No, aspetti. Avrei altri esempi di questo tipo, se mi può ascoltare ancora un po’. Io non capisco più le persone. Dopo quello che era successo mi aspettavo di ricevere solidarietà dalle persone, persone che mi conoscono da molti anni e sanno chi sono e come lavoro. Invece niente, silenzio. Perché? In fondo basta così poco, una parola, per far sentire capita una persona. E’ questo che mi fa male, penso che anche loro non mi rispettino.

– Non so, non è che, insomma, questa mancanza di rispetto abbia a che fare un po’… non dico proprio del tutto ma un po’… con, sì, insomma…

– Il fatto che sono un nano albino?

– Sì, ecco, quella cosa lì, volevo dire…

– Non c’entra nulla. Sono sempre stato così, diverso fin dalla nascita, e ci sono abituato, anche la gente si abitua a questo e poi il mondo è pieno di albini, di nani, di barbari, di papaveri e di foglie di fico. Però, forse , a pensarci, quando qualcosa va storto c’è sempre qualcuno che pensa “ecco perché è successo”. La diversità saltà fuori lì, o forse che oggi quando le cose cominciano ad andare male sotto sotto tutti provano una certa soddisfazione perché… perché non è successo a loro.

– Questo lo capisco, non è piacevole, lo riconosco. Viviamo tempi così, qualcuno dice che questa è una nuova barbarie, e io dovei interdermene, i miei antenati erano a Roma quando arrivarono i barbari! Però, se può consolarla, l’anno scorso il mio studio è stato distrutto da un incendio, colpa di un cortocircuito. Ho chiesto a dei vicini se mi potevano affittare una stanza per un periodo di tempo, finché non ricostruivo tutto, e sa che mi hanno risposto? Che lo spazio gli serve, anche se io so per certo che non lo utilizzano. E lo stesso mi hanno risposto altri. Secondo me è l’invidia perché le cose mi stavano andando bene.

– Mi dispiace, anche lei hai i suoi problemi. E come ha fatto per lo studio?

– Mi sono trasferito in un’altra zona. All’inizio è stato difficile, sa, cambiare posto dopo aver creato un rapporto con la clientela non è cosa facile, ho dovuto ripartire, anche se non da zero, intendiamoci. Comunque, le cose ora vanno di nuovo bene, sono soddisfatto della decisione.

– Anche Lei ha pensato di non essere stato rispettato da quelle persone?

– No, non l’ho mai pensato, non mi importa. Per carattere sono uno che guarda avanti, se faccio bene il mio lavoro e sono corretto con le persone sono sicuro che le cose miglioreranno.

– Anche se i pescecani sono più numerosi delle sogliole?

– Dobbiamo crederlo, se perdessimo questa convinzione, che è un po’ come una fede, lo ammetto, tutto andrebbe a rotoli, non pensa?

– Mah, non so, a me le persone fanno paura.

– Tutto dipende da Lei, se non la rispettano provi a cambiare aria, potrebbe funzionare. E cominci a far di conto, perdio!. Mi sembra che abbia ormai la Sua età, non voglio dire, senza offenderla…e poi le anime sensibili funzionano solo col portfoglio gonfio. Solo i ricchi possono permettersi di essere sensibili, se lo ricordi.

– Ma è tremendo, quello che dice.

– Tremendo o non tremendo è la verità. Purtroppo. Io sarei d’accordo con Lei, ma i tempi che viviamo sono questi. Comunque, tornando a noi, che aiuto crede di poter avere da me? Tra l’altro, saprà bene che per il mio lavoro devo dire di sì a tutto quello che mi viene raccontato..non può essere certo della mia fiducia, né della mia sincerità.

– Lo so, però il fatto che me lo dica mi fa pensare che un po’ di Lei posso fidarmi. Non avevo nessuno a cui raccontare il mio problema, ecco. E poi mi hanno detto che Lei è bravo nel Suo mestiere.

– Va bene, ma ora vuole che Le legga la foglia?

– Forse no, forse non è la cosa migliore, ora. La ringrazio delle parole che mi ha detto. Quanto Le devo per il suo tempo?

– Il tempo? Cosa posso chiederLe, mi faccia un po’ di pubblicità e mi avrà ricambiato. E se vuole tornare a trovarmi venga con delle pene d’amore, in quelle sono un vero mago!

Novità letterarie….

Il blog letterario booksblog.it ha segnalato il progetto “Stranieri/Foreigners” al quale sto partecipando da qualche tempo. Per accedere direttamente all’articolo cliccate qui.

Altre novità in merito a questa singolare avventura: il compagno di viaggio australiano Matt Rubinstein vedrà presto pubblicato in Italia il suo ultimo romanzo, A little rain on thursday, nientemeno che da Rizzoli. Al centro della storia c’è un antico codice scritto in una lingua sconosciuta, in un alfabeto mai visto. Il protagonista, un traduttore di dialoghi cinematografici, ne diventa ossessionato al punto da perdere contatto con la realtà e cercare in quel codice una verità che nella vita gli sfugge. Un recensore ha chiamato in causa Umberto Eco e Arturo Perez-Reverte come possibili riferimenti. A me la storia incuriosisce. Matt spera che la versione italiana renda efficacemente il lavoro da lui fatto, perché il libro ruota proprio attorno alle lingue e alle traduzioni. La data della pubblicazione non è ancora nota, e nemmeno il titolo, ma dovrebbe essere entro l’anno. Intanto è uscita l’edizione britannica, ma con un titolo diverso! Forse agli editori londinesi metteva un po’ di ansia la pioggia in copertina… un tema non troppo gradito da quelle parti, così hanno deciso di intitolarlo “Vellum” (?!). Mi sa che i pubblicitari e i traduttori di titoli sono gli unici che hanno (o pensano di avere) le idee chiare su cosa siano le culture ai nostri tempi! Comunque, per Matt è un bel momento, oltre che in Italia il libro dovrebbe uscire anche in altri paesi europei. In ultimo segnalo la storia che Matt sta scrivendo per Estrangeiros/Stranieri, ambientata a Graz. Per chi è comodo nella lettura in inglese è un viaggio divertente, cliccate qui.

Hey, se qualcuno va a quelle parti (nel sito http://www.foreigners.com.br) volevo ricordare che la mia storia ambientata a Città del Messico è arrivata alla puntata numero 21. Il protagonista è un sedicenne i cui gusti musicali (e non solo) sono influenzati dallo zio quarantenne. Il ragazzo è finito a Città del Messico per una serie di casualità e da questa città scrive quello che gli succede. Anche lo zio scrive quello che gli succede, ma dall’altra parte dell’oceano. I due hanno un rapporto particolare: il ragazzo rappresenta un’innocenza inesorabilmente in via di demolizione, lo zio una maturità faticosamente anti-cinica. Tutta la storia cliccando qui.

L’Italia non è paese per giovani

Un amico mi ha segnalato un articolo uscito su El Pais, lo potete leggere cliccando qui. Il titolo è esplicito: L’Italia non è paese per giovani. Nulla di nuovo, direte voi, il precariato è il pane quotidiano per la stragrande maggioranza delle persone al di sotto dei 35 anni e anche oltre. In Italia lo sanno tutti al punto che si fa fatica anche a parlarne, è un argomento peloso che si preferisce evitare. Certo, escono libri, si fanno dei film, ma poi all’atto pratico la politica e i grandi media parlano d’altro. Tanto ci sono dentro anche loro, fino al collo. Le sezioni online dei grandi quotidiani sono fatte in buona parte con contratti precari. Nell’articolo del giornale spagnolo vengono messe in fila alcune testimonianze di “ex giovani” con curriculum eccellenti costretti a sopravvivere con lavori da fame. Ne esce un ritratto doloroso dell’Italia, che è simile a quello che dipingono i giornali tedeschi, inglesi e statunitensi, quando mandano qualcuno nella Penisola a vedere come vanno le cose.
L’articolo in sé sarebbe interessante ma dispensabile, almeno per il lettore italiano. Però c’è dell’altro. Quello che lo rende molto utile è secondo me il corredo di commenti. Sì, su El Pais online si possono commentare gli articoli. Leggendo i commenti si scoprono altre verità. Molti denunciano che anche in Spagna le cose vanno allo stesso modo, che il sistema è quello ovunque, la tendenza alle precarizzazioni è generale. Scrivono anche dal Messico la stessa cosa. E dalla Francia. Scrivono spagnoli che lavorano all’estero ma anche italiani. E in Germania? Della Germania non si parla, ma è interessante segnalare la prassi del “praticantato”, lavoro del tutto non pagato che può durare anche sei mesi (info in tedesco qui). Tutti lo accettano con la speranza di essere poi assunti, cosa che tuttavia in certe città non di rado accade, va detto. Il sistema si regge, in molti settori, grazie a questo.
Nel computo delle vite precarie va messo il costo della vita, e qui le differenze di paese in paese sono marcate e decisive. Rispetto agli altri stati europei, tuttavia, l’Italia ha un problema specifico, che viene evidenziato lucidamente in un articolo scritto da Stefanno Laffi in uno degli ultimi numeri di Lo Straniero (lo trovate qui, purtroppo non c’è collegamento diretto, andate nell’archivio al nr. 92 di febbraio 2008). E’ un problema meno immediato, se vogliamo, non si tratta di contratti, di affitti, di nuova esclusione sociale, ma di un “male” generale che avvolge il paese: il suo rapporto con i giovani. Che valori trasmette ai giovani la società? Recensendo un libro di un noto filosofo da comodino dedicato a “il nichilismo e i giovani”, Laffi commenta (cito un passo):
“Il problema non è il vuoto nei giovani ma il deserto creato dagli adulti. Non è il non credere a qualcosa o qualcuno ma l’assistere alla distruzione sistematica di ciò in cui poter credere. Quale tensione morale si può sviluppare se le istituzione stesse – ovvero le tipiche creature degli adulti – sono tutte intaccate dal problema della corruzione, siano esse il mercato, la chiesa, la politica, la forza dell’ordine, la scienza…?. Quale sobrietà nei consumi e nei costumi, quale richiamo alla maturità puoi far tuoi se vedi sempre più adulti che si comportano da ragazzini, se il successo stesso sembra proporzionale agli anni in meno che dimostri di avere? Quale passione per la progettualità individuale puoi sviluppare se vivi in un sistema che intuisci sempre legato alla raccomandazione?”. Più di chiaro di così…