L’Italia non è paese per giovani

Un amico mi ha segnalato un articolo uscito su El Pais, lo potete leggere cliccando qui. Il titolo è esplicito: L’Italia non è paese per giovani. Nulla di nuovo, direte voi, il precariato è il pane quotidiano per la stragrande maggioranza delle persone al di sotto dei 35 anni e anche oltre. In Italia lo sanno tutti al punto che si fa fatica anche a parlarne, è un argomento peloso che si preferisce evitare. Certo, escono libri, si fanno dei film, ma poi all’atto pratico la politica e i grandi media parlano d’altro. Tanto ci sono dentro anche loro, fino al collo. Le sezioni online dei grandi quotidiani sono fatte in buona parte con contratti precari. Nell’articolo del giornale spagnolo vengono messe in fila alcune testimonianze di “ex giovani” con curriculum eccellenti costretti a sopravvivere con lavori da fame. Ne esce un ritratto doloroso dell’Italia, che è simile a quello che dipingono i giornali tedeschi, inglesi e statunitensi, quando mandano qualcuno nella Penisola a vedere come vanno le cose.
L’articolo in sé sarebbe interessante ma dispensabile, almeno per il lettore italiano. Però c’è dell’altro. Quello che lo rende molto utile è secondo me il corredo di commenti. Sì, su El Pais online si possono commentare gli articoli. Leggendo i commenti si scoprono altre verità. Molti denunciano che anche in Spagna le cose vanno allo stesso modo, che il sistema è quello ovunque, la tendenza alle precarizzazioni è generale. Scrivono anche dal Messico la stessa cosa. E dalla Francia. Scrivono spagnoli che lavorano all’estero ma anche italiani. E in Germania? Della Germania non si parla, ma è interessante segnalare la prassi del “praticantato”, lavoro del tutto non pagato che può durare anche sei mesi (info in tedesco qui). Tutti lo accettano con la speranza di essere poi assunti, cosa che tuttavia in certe città non di rado accade, va detto. Il sistema si regge, in molti settori, grazie a questo.
Nel computo delle vite precarie va messo il costo della vita, e qui le differenze di paese in paese sono marcate e decisive. Rispetto agli altri stati europei, tuttavia, l’Italia ha un problema specifico, che viene evidenziato lucidamente in un articolo scritto da Stefanno Laffi in uno degli ultimi numeri di Lo Straniero (lo trovate qui, purtroppo non c’è collegamento diretto, andate nell’archivio al nr. 92 di febbraio 2008). E’ un problema meno immediato, se vogliamo, non si tratta di contratti, di affitti, di nuova esclusione sociale, ma di un “male” generale che avvolge il paese: il suo rapporto con i giovani. Che valori trasmette ai giovani la società? Recensendo un libro di un noto filosofo da comodino dedicato a “il nichilismo e i giovani”, Laffi commenta (cito un passo):
“Il problema non è il vuoto nei giovani ma il deserto creato dagli adulti. Non è il non credere a qualcosa o qualcuno ma l’assistere alla distruzione sistematica di ciò in cui poter credere. Quale tensione morale si può sviluppare se le istituzione stesse – ovvero le tipiche creature degli adulti – sono tutte intaccate dal problema della corruzione, siano esse il mercato, la chiesa, la politica, la forza dell’ordine, la scienza…?. Quale sobrietà nei consumi e nei costumi, quale richiamo alla maturità puoi far tuoi se vedi sempre più adulti che si comportano da ragazzini, se il successo stesso sembra proporzionale agli anni in meno che dimostri di avere? Quale passione per la progettualità individuale puoi sviluppare se vivi in un sistema che intuisci sempre legato alla raccomandazione?”. Più di chiaro di così…
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