L’aruspice animalista e il nano albino

Un dialogo moderno.

– Signor Aruspice, posso farLe una domanda?

– Mi dica.

– Perché La chiamano l’animalista?

– Perché non leggo le viscere degli animali come facevano i miei antenati. Sono vegetariano e contrario alle violenze sugli animali, anche se morti. Ho deciso quindi di seguire un’altra strada. E poi finiamola con questa storia dell’aruspice, io sono un “consulente di anticipazione”, come dice la targhetta sulla porta, non l’ha vista?

– Come fa le Sue previsioni se non legge le viscere degli animali?

– Quante domande, ma chi è il cliente, io o Lei? Comunque non ho intenzione di svelarLe i segreti della mia professione. L’unica cosa che Le posso dire, ma lo sa già altrimenti non sarebbe venuto da me, è che leggo le piante. Ho affinato un metodo di lettura delle foglie caduche. Se mi vengono mostrate entro due giorni dalla loro caduta le foglie mi rivelano molte cose sulla vita dei possessori delle piante. Piuttosto, ha portato una foglia? Sa, questo pomeriggio ho vari appuntamenti e non vorrei perdere altro tempo.

– Ho con me una foglia, eccola.

– Ah, l’aspidistra. E’ una foglia di aspidistra, vero?

– Sì.

– Ma cosa fa, anche Lei lo scrittore?

– No, perché? Io costruisco biciclette.

– Ah, biciclette. Gliel’ho chiesto perché queste piante sono tipiche degli appartamenti di uomini soli e fumatori con la mania della scrittura, almeno dalla mia esperienza. Sa, ho clienti di tutti i tipi. Ma vediamo questa foglia. Cosa vuole sapere? Perché è venuto da me?

– Beh, la questione è un po’, non so come dire…

– Non si imbarazzi, io ne sento di tutti i colori. Sembra che nella nostra epoca tutti siano ossessionati dal futuro e vengono da quelli come me per farselo prevedere. Ci sono le trentenni che vogliono sapere se troveranno l’uomo giusto, le mamma ansiose per il figlio quarantenne che non ha messo ancora la testa a posto, ma vengono anche molto uomini, quelli chiedono se un affare che hanno in mente andrà bene, uno un giorno mi ha perfino chiesto se i bot brasiliani rimaranno stabili! Ma si rende conto? Gli ho risposto che sono un aruspice, cioè volevo dire un consulente di anticipazione, non un volgare operatore finanziario. Alle mie spalle c’è una storia millenaria, mica pizza e fichi. Comunque, sono preparato a tutto, mi dica il motivo della sua visita, senza timori.

– Ecco, vorrei sapere se sarò rispettato, se riuscirò ad avere il rispetto della gente.

-Ma che domanda è questa? Dovrebbe andare da uno psicologo, non venire da me, ma guarda un po’!

– Mi scusi, non è così semplice, cioè è più difficile di quello che sembra. E poi io non sono malato, non voglio andare da uno psicologo.

– Se dallo psicologo ci andassero solo i malati gli unici clienti degli psicologi sarebbero i loro colleghi! Posso intuire il suo disagio, in fondo sono anche io un po’ psicologo, ma sul serio non sulla carta, ma non saprei proprio come aiutarla. Il primo modo per essere rispettati è rispettarsi, ecco. Questa è una consulenza che Le dò gratuitamente!

– No, aspetti, Le spiego meglio. Io ho sempre lavorato con passione, mi piace impegnarmi e creare delle cose per gli altri, rendermi utile è il mio modo per pensarmi vivo. Ma negli ultimi tempi la gente mi fa male, mi sembrano tutti abbruttiti, ma abbruttiti dentro, se capisce cosa intendo. Il cinismo è una delle poche leggi naturali di questa epoca, ormai. Così mi sembra.

– Ma cosa ha detto che fa di mestiere? Biciclette? Mi sa che Lei è un filsofo mancato, ecco. Però mi incuriosisce, vada avanti. Dopo di Lei mi aspetta una vecchia paranoica con la fissa del fantasma del gatto, viene qua una volta a settimana, da mesi, a chiedermi se e quando il gatto tornerà in vita. E’ matta.

– Il mio più grande desiderio è che le biciclette che costruisco svolgano bene la loro funzione, che piacciano alla gente che le usa, che trasmettano un po’ di gioia. Certo, lo so, non mi dica anche Lei che sono un ingenuo, che con la gioia non si fa la minestra, che bisogna portare il pane in tavola, che quello che conta è avere soldi e dimostrarlo agli altri. Quelle cose le ho già sentite troppe volte.

– Io non Le dico niente, per ora.

– Il problema non sono i soldi, sono abituato a vivere di poco, ma il rispetto. Io pensavo, con il mio mestiere, di essermi riuscito a conquistare il rispetto delle persone, non dico la stima o l’ammirazione, che quella la gente la porta oggi solo per i ricchi e famosi, non importa come diventati tali, ma il semplice rispetto. E’ un valore importante, ma nessuno ne tiene conto.

– Mi scusi, ma cosa intende per mancanza di rispetto?

– Le faccio un esempio concreto. Ho costruito una bicicletta per una signora che possiede un noleggio di biciclette speciali, di quella fatte a mano. L’accordo era che lei la poteva affittare e mi avrebbe dato qualcosa di quello che avrebbe guadagnato. Quando consegno una bici sulla quale ho lavorato a lungo e con passione spero sempre che la persona che la riceve mi ringrazi, mi faccia i complimenti, è una cosa infantile, lo so, ma sono fatto così. Questa signora ha preso la bici, non mi ha detto nulla, l’ha noleggiata più volte e non mi ha dato nulla.

– E sarebbe questo il problema? Ma la società è piena di esempi così, in giro ci sono più pescecani che sogliole, caro il mio cliente!

– Ma non è questo, a me pesava il fatto che mi evitasse, che non rispondesse alle mie chiamate. Poi sono venuto a sapere che la signora si è accordata per vendere la bici a qualcun ‘altro, senza nemmeno avvisarmi e senza avermi dato nulla del noleggio, per di più!

– Ma Lei è proprio ingenuo. Sono cose che capitano.

– Però io non lo posso accettare perché è una mancanza di rispetto, ecco, e non me lo merito.

– E che ci posso fare io, vuole che le legga la foglia?

– No, aspetti. Avrei altri esempi di questo tipo, se mi può ascoltare ancora un po’. Io non capisco più le persone. Dopo quello che era successo mi aspettavo di ricevere solidarietà dalle persone, persone che mi conoscono da molti anni e sanno chi sono e come lavoro. Invece niente, silenzio. Perché? In fondo basta così poco, una parola, per far sentire capita una persona. E’ questo che mi fa male, penso che anche loro non mi rispettino.

– Non so, non è che, insomma, questa mancanza di rispetto abbia a che fare un po’… non dico proprio del tutto ma un po’… con, sì, insomma…

– Il fatto che sono un nano albino?

– Sì, ecco, quella cosa lì, volevo dire…

– Non c’entra nulla. Sono sempre stato così, diverso fin dalla nascita, e ci sono abituato, anche la gente si abitua a questo e poi il mondo è pieno di albini, di nani, di barbari, di papaveri e di foglie di fico. Però, forse , a pensarci, quando qualcosa va storto c’è sempre qualcuno che pensa “ecco perché è successo”. La diversità saltà fuori lì, o forse che oggi quando le cose cominciano ad andare male sotto sotto tutti provano una certa soddisfazione perché… perché non è successo a loro.

– Questo lo capisco, non è piacevole, lo riconosco. Viviamo tempi così, qualcuno dice che questa è una nuova barbarie, e io dovei interdermene, i miei antenati erano a Roma quando arrivarono i barbari! Però, se può consolarla, l’anno scorso il mio studio è stato distrutto da un incendio, colpa di un cortocircuito. Ho chiesto a dei vicini se mi potevano affittare una stanza per un periodo di tempo, finché non ricostruivo tutto, e sa che mi hanno risposto? Che lo spazio gli serve, anche se io so per certo che non lo utilizzano. E lo stesso mi hanno risposto altri. Secondo me è l’invidia perché le cose mi stavano andando bene.

– Mi dispiace, anche lei hai i suoi problemi. E come ha fatto per lo studio?

– Mi sono trasferito in un’altra zona. All’inizio è stato difficile, sa, cambiare posto dopo aver creato un rapporto con la clientela non è cosa facile, ho dovuto ripartire, anche se non da zero, intendiamoci. Comunque, le cose ora vanno di nuovo bene, sono soddisfatto della decisione.

– Anche Lei ha pensato di non essere stato rispettato da quelle persone?

– No, non l’ho mai pensato, non mi importa. Per carattere sono uno che guarda avanti, se faccio bene il mio lavoro e sono corretto con le persone sono sicuro che le cose miglioreranno.

– Anche se i pescecani sono più numerosi delle sogliole?

– Dobbiamo crederlo, se perdessimo questa convinzione, che è un po’ come una fede, lo ammetto, tutto andrebbe a rotoli, non pensa?

– Mah, non so, a me le persone fanno paura.

– Tutto dipende da Lei, se non la rispettano provi a cambiare aria, potrebbe funzionare. E cominci a far di conto, perdio!. Mi sembra che abbia ormai la Sua età, non voglio dire, senza offenderla…e poi le anime sensibili funzionano solo col portfoglio gonfio. Solo i ricchi possono permettersi di essere sensibili, se lo ricordi.

– Ma è tremendo, quello che dice.

– Tremendo o non tremendo è la verità. Purtroppo. Io sarei d’accordo con Lei, ma i tempi che viviamo sono questi. Comunque, tornando a noi, che aiuto crede di poter avere da me? Tra l’altro, saprà bene che per il mio lavoro devo dire di sì a tutto quello che mi viene raccontato..non può essere certo della mia fiducia, né della mia sincerità.

– Lo so, però il fatto che me lo dica mi fa pensare che un po’ di Lei posso fidarmi. Non avevo nessuno a cui raccontare il mio problema, ecco. E poi mi hanno detto che Lei è bravo nel Suo mestiere.

– Va bene, ma ora vuole che Le legga la foglia?

– Forse no, forse non è la cosa migliore, ora. La ringrazio delle parole che mi ha detto. Quanto Le devo per il suo tempo?

– Il tempo? Cosa posso chiederLe, mi faccia un po’ di pubblicità e mi avrà ricambiato. E se vuole tornare a trovarmi venga con delle pene d’amore, in quelle sono un vero mago!

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