La scheda

Sono entrato nella cabina elettorale con in mano un malloppo ingombrante. Carta. Varie schede elettorali una sull’altra. Come dei sacchetti della spesa che starebbero bene in un sacchetto più grande, che non c’è. Ho posato il plico di plichi sullo stretto banco di metallo, dietro un paravento barcollante. Pochi centimetri per decidere. Non mi ricordavo fosse un luogo così’ angusto. Sono rimasto in silenzio per un attimo, poi ho preso il cartoncino in cima agli altri. L’ho aperto e ho cercato rapidamente con gli occhi qualcosa di conosciuto. Niente. Sono passati solo vent’anni dal mio allontanamento e tutto è cambiato. Nomi, simboli, sigle, tutto diverso. Tutto nuovo. O rinnovato. O rifatto. O stravolto. Impossibile capire chi era stato chi o cosa. I colori non dicevano niente. Allora, i colori avevano un significato che chiunque poteva cogliere intuitivamente. Verde? Repubblicano. Bianco? Democristiano. Rosso? Comunista. Rosato? Socialista o socialdemocratico. Celestino? Liberale. Nero? Missino, alias fascista già rifatto (anticipatori di tendenze!). Invece, i vent’anni trascorsi hanno sommerso tutto. I colori sono ora confusi in uno stesso simbolo. Gli stessi colori in più simboli. La lava è tracimata così lontano da ingombrare tutto e lasciare solo dei pertugi per i pescatori di passato, distratti, cinici o svogliati come sono oggi gli sguardi sul passato.

Mi sbagliavo. Qualcosa si è salvato. Ecco un angolo riconoscibile nella mia scheda. Un simbolo è rimasto intatto. Quello della Slovenska Skupnost, l’Unione Slovena. Evviva! Qualcuno mi parla dai miei vent’anni trascorsi, e io posso capire quello che dice. Oddio, non proprio capire, la lingua mi è quasi estranea, ma almeno intuire che il passato esiste, quello sì, lo posso. Il mio passato esiste, almeno in piccola parte. Ecco.

Sto male. Ho deciso di riprovarci, di rientrare in quel piccolo luogo che non ricordavo così angusto, solo per vedere cosa era successo, che sensazione si prova in quel momento, anche se Murray Bookchin mi aveva spiegato e convinto che è un gioco a carte false. Ho trovato la tregenda. La confusione di colori e parole e in un angolo un piccolo simbolo a dirmi, in una lingua diversa, che io c’ero. Cosa è successo?

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