Razzismo Made in Milano

Con il nuovo governo Berlusconi i bassi umori – la pancia alimentata a televisione e xenofobia – si fanno politica istituzionale e ritornano amplificati nella società. Si crea un circuito venefico di cui tutti, in qualche modo, pagheranno le conseguenze. Come dimostra quanto accaduto a Roma il razzismo può esprimersi apertamente nel quotidiano, senza pudori, anche in forme violente. Di seguito un episodio raccontatomi dalla protagonista, senza enfasi, con la “tranquillità” di qualcuno che incontra delle difficoltà e le accetta, non potendo fare altro. E’ accaduto il mese scorso, prima delle elezioni….si vede che l’aria era già quella.

Una ragazza egiziana, laureata e dottoranda in un’università tedesca, si reca a Milano per visitare dei parenti. Arriva alla stazione centrale, non parla l’italiano ma si esprime fluidamente in inglese. Entra in un bar della stazione e ordina una bevanda. Paga con dieci euro e riceve in resto cinque euro di carta malridotti, in pratica la banconota è strappata in due pezzi e tenuta insieme solo da un piccolo lembo. La ragazza chiede se può avere un’altra banconota o almeno della moneta. Teme di non poter spendere quel pezzo di carta lacero e quasi irriconoscibile. La barista fa finta di non sentire e si mette a servire altre persone. La ragazza si impunta, chiede di essere ascoltata, di parlare con il manager (è la prassi di qualsiasi reclamo in qualsiasi paese civile). In effetti qualcuno arriva. Un uomo che comincia ad urlarle contro cose che lei non capisce, anche la donna che l’ha servita le urla quelli che dal tono appaiono semplicemente degli insulti. Nessuno dice nulla, gli altri clienti, le persone presenti nelle vicinanze, rimangono in silenzio, osservatori indifferenti di un’aggressione verbale verso una persona, una donna, ma straniera. La ragazza se ne va, confusa ma non demoralizzata. E’ abituata ad essere sotto la lente di ingrandimento perché porta il velo, un velo leggero e colorato ma pur sempre un velo. Però non pensava di trovarsi in una situazione così appena scesa dal treno a Milano.

Nel pomeriggio percorre una strada della città. Una signora che le sta camminando davanti ha la borsa mezza aperta, qualcosa sembra stia per caderle fuori, la ragazza nordafricana la chiama, si avvicina per avvisarla. La donna, sui trent’anni, elegante, ben truccata, si gira e vede una ragazza con il velo. Si scatena in lei qualcosa. Comincia ad insultarla, questa volta la ragazza capisce che ce l’ha con lei perché “mussulmana”, riconosce proprio questa parola tra le urla della distinta siura milanese. Questa non si limita agli insulti, ma con la borsetta molla un colpo alla malcapitata. Prende a borsate una persona che la stava aiutando! Il tutto avviene in una strada di Milano, nel pieno pomeriggio, con passanti indifferenti o forse compiacenti del fatto che la gente comune “reagisca” alla presenza degli stranieri, dei musulmani, dei neri. I capri espiatori di tutti malesseri della società.

La ragazza nordafricana racconta questi episodi ai suoi parenti, che sono originari del suo paese e quindi abituati al clima che si respira in città. Le dicono di lasciare perdere, sono cose che succedono. Anche lei la pensa così. Gente stupida la trovi ovunque, aggiunge. Era la prima volta che visitava l’Italia. Vorrebbe tornare per andare a vedere Firenze e Roma, ma non sa quando ne avrà la possibilità. In ogni caso, buona fortuna.

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