La tv della paura

Lo confesso, avevo accolto con un certo piacere la notizia che nell’appartamento c’era la tv con annesso dvd player. Ero stanco di vedere i film sul computer. Certo, in questo ultimo anno e mezzo ho avuto conferma che della tv si può fare felicemente a meno, pur cosciente che in un paese nuovo la tv può essere un (problematico) bignami delle abitudini locali. E poi, se avessi avuto la tv durante gli europei di calcio avrei risparmiato in birre e rumori di folla; ogni volta ache c’era una partita che mi interessava dovevo uscire di casa e cercare un posto negli affollati bar di Berlino. Capitava di fare delle esperienze socio-culturali speciali – per esempio le partite della Turchia viste in un bar del quartiere più ‘turco’ della città è stato qualcosa che difficilmente dimenticherò – ma non sempre era così.

Da persona curiosa avevo accolto con simpatia la presenza della tv soprattutto perché oltre ai due o tre canali pubblici irlandesi c’era la possibilità di vedere la BBC. Wow, la BBC. E poi Sky (Buuu) e Discovery Channel (Mah) e altri ancora. Insomma, mi dicevo, adesso potrei anche trascorrere del tempo a rincoglionirmi di immagini televisive. In fondo, dopo la barbarie catodica italica confidavo nello ‘stile anglosassone’.

Mai speranza fu così mal riposta. Ok, la cattolica morale irlandese e la politically correctness Britannica (o quello che è) limitano la presenza di culi e tette, quindi per ascoltare una notizia agricola non devi chiederti cosa c’entra la gonna corta e la scollatura della presentatrice. Quello no. Ma i programmi sono tremendi. Noia pura. O fastidio distillato. L’apice – drammatico, va subito detto – l’ho toccato collocandomi su Sky. Su questo canale viene proposto un programma che avrei preferito non sapere esistesse. Si chiama Uk Border Force. Spero che pochi ne abbiano sentito parlare, perché vorrebbe dire che il danno che produce è ancora limitato. Si tratta di un reality sulla polizia delle frontiere (in senso lato, in pratica è quella che in Svizzera si chiama Polizia dello straniero, Fremdenpolizei). Già questo suona male. In pratica, i poliziotti filmano quello che fanno agli immigrati: inquisire, perquisire, intimidire. I ‘soggetti’ destinatari della loro attenzione hanno in comune il fatto di avere la pelle scura, di sembrare arabi o essere neri. Non importa la loro nazionalità o provenienza, basta che incarnino agli occhi della forza pubblica il moderno nemico globale dell’occidente.

Di solito viene documentato il lavoro negli aeroporti ma nella puntata che mi è capitato di vedere i ‘poliziattori’ visitavano una ditta dove viene confezionata carne. Non è un macello, le carni arrivano già morte e, come in una catena di montaggio, gli operai le sezionano e imbustano. C’erano circa venti persone al lavoro, tutti apparentemente stranieri. La telecamera filma i visi impauriti degli operai. I poliziotti li fanno allineare addossati al muro e chiedono – ben attenti a non coprire l’inquadratura – da che paese vengono. Una voce spiega che l’obiettivo della visita è individuare possibili immigrati irregolari . A parte l’ovvia considerazione che se anche ci fossero immigrati irregolari dovrebbero interrogare e mettere alla gogna il padrone della ditta e non le vittime.. a parte questo, uno si chiede se la ‘privacy’ esiste e per chi, eventualmente. Vabbè. La stessa voce diventa una faccia, quella del ‘conduttore’ della simpatica visita. E’ un poliziotto dalla testa tonda e pingue che mentre sullo sfondo i suoi colleghi continuano e interrogare spiega che ci sono varie tecniche per carpire le cose. Lui adotta quella del ‘buon amico’. Ci mostra come si fa. Avvicina sorridente un paio di operai, apparentemente arabi, e si mette a conversare del più e del meno, facendosi passare per quello ‘buono’, il poliziotto umano che capisce il disagio che le persone stanno passando. E’ solo una tecnica, non è veramente buono, ce l’ha detto lui stesso, ma gli operai non lo sanno. Poi ci illustra gli esiti della visita: nessun immigrato irregolare occupato in questa ditta. Grazie. Grazie al c., verrebbe da dire con un francesismo! Però lo spettatore (bianco, convintamente britannico e probabilmente votante Laburista) viene rassicurato che sì, la polizia ci protegge dai ‘pericoli dell’immigrazione’ e che gli immigrati sono ben sorvegliati.

P.S. Pare che la serie tv sia stata finanziata dal governo britannico con una spesa di 400.000 sterline. Visto che le cose brutte non vengono mai sole, il reality di Sky ha un precedente: la serie Border Patrol, prodotta dalla tv neozelandese.


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One thought on “La tv della paura

  1. brrr…meno male che in Italia abbondano tette e culi.
    Vaccinatevi se tornate, qui tra poco nessuno straniero irregolare andra’ dal medico visto che potranno denunciarli… bello leggerti, sempre + bravo scrittore

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