La grammatica, prima di tutto

Un brano di un mio libro – La mia casa è dove sono felice, 2005 – è stato inserito in un popolare testo di grammatica della lingua Italiana utilizzato nei college Usa. Leggendo le critiche su Amazon pare sia il testo di riferimento per chi studia l’italiano nelle accademie di quel paese. Non so come possa essere successo che un libro ormai defunto, pubblicato da un editore locale, possa essere stato scelto accanto a brani di autori classici e articoli dei maggiori quotidiani per “rappresentare” la lingua e la società italiane in una grammatica. Sia quel che sia, la mia piccola soddisfazione è accresciuta dal fatto che la grammatica si chiama Da Capo, come il titolo del miglior album di un gruppo da me molto amato, i Love.

Gomorra e le leggende sui cinesi

Si può dire qualcosa di negativo su Gomorra?

Antefatto. Avevo comprato il libro nell’estate del 2007 in un supermercato nei pressi di Udine. Alla cassa c’era una copia imbevuta di shampoo o ammorbidente, probabilmente il risultato di un incidente tra gli scaffali. Le pagine avevano preso un colorito celeste e come prodotto forse non era più vendibile. Chiesi alla cassiera cosa ne avrebbero fatto. Mi guardò spiazzata: cosa me ne importava di un libro dalle pagine lievemente blu, per di più schiumose? Chiamò un superiore, questi arrivò, ascoltò la mia richiesta, prese il libro e si allontanò. Dopo alcuni lunghi minuti si rifece vivo con il responso: per cinque euro potevo portarmi via il libro. Affare fatto. Lasciai asciugare le pagine e scoprii che il colorito celeste era quasi scomparso, assieme all’effetto schiuma. Mi misi finalmente a leggere il libro che stava sulla bocca di tutti. Lasciai alla fine della prima pagina. Il perché l’ho capito solo ora, dopo che ho occupato una giornata di fine anno per riprovare a leggerlo. L’ho letto avidamente, perché nel frattempo ho avuto modo di leggere vari articoli di Saviano pubblicati su Repubblica e l’Espresso, e mi hanno colpito per la forza della lingua, la chiarezza, l’intensità delle storie che riporta e sì, il coraggio dell’autore. Però il libro.

Ora ho capito perché la prima volta mi ero bloccato nel tentativo di leggerlo.  Allora mi ero chiesto, silenziosamente, con un senso di colpa involontario per trovarmi in dubbio su qualcosa che ai più sembrava eccezionalmente coraggioso e “innovativo”, perché c’è questa descrizione così apparentemente “realistica” di qualcosa di assolutamente improbabile? Perché un libro così importante – il maggiore caso letterario degli ultimi anni – deve avallare una delle più tenaci leggende metropolitane dei nostri tempi: lo scambio di identità degli immigrati cinesi? Perché?

Facendo qualche ricerca in rete ho scoperto di non essere il solo ad avere avuto questa reazione alla lettura di Gomorra. Circa un anno fa Associna, la principale associazione che rappresenta i cinesi in Italia, aveva reso noto attraverso un comunicato il rammarico per la scelta di Roberto Saviano (il comunicato si trova QUI). Associna scrive, tra l’altro:
“L’autore, lungo tutto il libro, si riferisce continuamente alle indagini ufficiali ed alla propria testimonianza diretta. Riguardo ai cinesi però parla delle decine di persone che sono intervenute per ripulire i cadaveri di adulti e ragazzini caduti accidentalmente dai container, parla del riciclaggio di documenti dei defunti a favore di altri connazioni che ne sono sprovvisti, parla di fatti assai gravi e surreali senza però alcun riferimento a fatti oggettivi. Sono congetture che meriterebbero delle indagini più approfondite prima di essere esternate in un libro serio, se non altro per il rispetto della dignità del prossimo”.

Saviano ha mai risposto pubblicamente a queste critiche?

Nel luglio del 2008 l’editore Chiarelettere ha pubblicato il libro “I cinesi non muoiono mai”, scritto dai giornalisti Riccardo Staglianò e Raffaele Oriani. Nella presentazione del libro si legge: “Dietro una quantità industriale di luoghi comuni (“i cinesi non muoiono mai”, “nei ristoranti servono carne di cane” eccetera), le storie e le testimonianze raccolte in questo libro rivelano un popolo ottimista, che vede un futuro davanti a sé e ha voglia di costruirselo”.

La leggenda dei cinesi “che non muoiono mai” è  una creazione tutta italiana. Facendo una ricerca in rete l’unico riferimento in inglese che si trova rimanda a un sito di estrema destra, www.stormfront.org, per altro ben frequentato da italiani. Niente in tedesco, in spagnolo, in francese. Questa storia mi ricorda molto la leggenda metropolitana degli “zingari che rubano i bambini“. Quante volte l’abbiamo sentita, anche dai telegiornali? Eppure è un mito, una leggenda metropolitana, appunto. Fino a prova contraria.

Ediciclo blog

Ediciclo a inaugurato un blog, un modo semplice  e diretto per comunicare con i lettori. Ha il titolo programmatico di “Andamento lento (non si va mai abbastanza piano)”. All’interno trovano spazio segnalazioni di novità editoriali, articoli sulla mobilità in bicicletta e contributi originali degli autori pubblicati dalla casa editrice. www.edicicloit/blog/

Il corpo e la recessione

Nella via che percorro regolaramente per raggiungere il centro cittadino ho notato, negli ultimi due-tre mesi, dei cambiamenti palpabili. Alcuni negozi hanno chiuso. Tre, per la precisione. Un negozio di oggettistica varia gestito da cinesi, una cartoleria piuttosto fornita gestita da un irlandese, e un negozio di telefonia gestito da un mediorientale. E’ la recessione, vien da dire. E’ vero. L’Irlanda è scossa dai licenziamenti e non si parla altro che della crisi e di come affrontarla. C’è uno slancio emotivo che a chi viene dall’Italia, abituato in qualche modo a sbalzi economici e ricorrenti  crisi sociali, pare eccessivo. Alcuni giorni fa alla radio ho sentito pubblicizzare una “guida alla recessione”, in allegato gratuitamente ad uno dei più diffusi quotidiani. C’è, nei partecipati talk show radiofonici, chi chiama in causa il New Deal, ciò che seguì il collasso del ’29, e tutti sollecitano misure eccezionali da parte del governo. D’altra parte, il fatto che il maggior datore di lavoro del paese, la statunitense Dell, abbia comunicato il licenziamento di 1.900 dei suo 4.300 dipendenti nell’isola  (verranno ricollocati in Polonia) non è un segnale da poco. Però. Però ci sono delle cose che non capisco.

Uno dei negozi chiusi di recente a Camden street (quello dei cinesi) è stato rilevato e riaperto in tempi brevissimi. Il nuovo esercente è specializzato in vitamine, integratori, alimenti dietetici. Vende solo di questi prodotti. Suonerà bizzarro e improbabile, ma lo stesso identico tipo di attività è stato aperto ex novo nemmeno duecento metri più a sud, in un altro vano lasciato vuoto di recente. Mi sono fermato a guardare cosa c’è sugli scaffali, per cercare di capire. La persona dietro alla cassa è un tipo tozzo, col petto gonfio come un gallo sovraeccitato. Dietro e attorno a lui grandi contenitori di pillole e polveri misteriose dai colori più diversi.

Forse che in tempi difficili come quelli in cui viviamo c’è bisogno di forza, vigore fisico, e la massa (maschile?), in mancanza d’altro, si accontenta delle apparenze? O forse che in un mondo brutalizzato dalla comunicazione apparente, dall’eccesso mediatico  cortocircuitante, il corpo esprime solo quello che riusciamo a costruirgli addosso (con la chirurgia, le creme, le pillole) senza più alcun rapporto con quello che era? Un mondo di involucri barcollanti. Sagome sfatte pronte alla decapitazione. Tanatocosmesi su corpi (apparentemente) ancora vivi.