Gomorra e le leggende sui cinesi

Si può dire qualcosa di negativo su Gomorra?

Antefatto. Avevo comprato il libro nell’estate del 2007 in un supermercato nei pressi di Udine. Alla cassa c’era una copia imbevuta di shampoo o ammorbidente, probabilmente il risultato di un incidente tra gli scaffali. Le pagine avevano preso un colorito celeste e come prodotto forse non era più vendibile. Chiesi alla cassiera cosa ne avrebbero fatto. Mi guardò spiazzata: cosa me ne importava di un libro dalle pagine lievemente blu, per di più schiumose? Chiamò un superiore, questi arrivò, ascoltò la mia richiesta, prese il libro e si allontanò. Dopo alcuni lunghi minuti si rifece vivo con il responso: per cinque euro potevo portarmi via il libro. Affare fatto. Lasciai asciugare le pagine e scoprii che il colorito celeste era quasi scomparso, assieme all’effetto schiuma. Mi misi finalmente a leggere il libro che stava sulla bocca di tutti. Lasciai alla fine della prima pagina. Il perché l’ho capito solo ora, dopo che ho occupato una giornata di fine anno per riprovare a leggerlo. L’ho letto avidamente, perché nel frattempo ho avuto modo di leggere vari articoli di Saviano pubblicati su Repubblica e l’Espresso, e mi hanno colpito per la forza della lingua, la chiarezza, l’intensità delle storie che riporta e sì, il coraggio dell’autore. Però il libro.

Ora ho capito perché la prima volta mi ero bloccato nel tentativo di leggerlo.  Allora mi ero chiesto, silenziosamente, con un senso di colpa involontario per trovarmi in dubbio su qualcosa che ai più sembrava eccezionalmente coraggioso e “innovativo”, perché c’è questa descrizione così apparentemente “realistica” di qualcosa di assolutamente improbabile? Perché un libro così importante – il maggiore caso letterario degli ultimi anni – deve avallare una delle più tenaci leggende metropolitane dei nostri tempi: lo scambio di identità degli immigrati cinesi? Perché?

Facendo qualche ricerca in rete ho scoperto di non essere il solo ad avere avuto questa reazione alla lettura di Gomorra. Circa un anno fa Associna, la principale associazione che rappresenta i cinesi in Italia, aveva reso noto attraverso un comunicato il rammarico per la scelta di Roberto Saviano (il comunicato si trova QUI). Associna scrive, tra l’altro:
“L’autore, lungo tutto il libro, si riferisce continuamente alle indagini ufficiali ed alla propria testimonianza diretta. Riguardo ai cinesi però parla delle decine di persone che sono intervenute per ripulire i cadaveri di adulti e ragazzini caduti accidentalmente dai container, parla del riciclaggio di documenti dei defunti a favore di altri connazioni che ne sono sprovvisti, parla di fatti assai gravi e surreali senza però alcun riferimento a fatti oggettivi. Sono congetture che meriterebbero delle indagini più approfondite prima di essere esternate in un libro serio, se non altro per il rispetto della dignità del prossimo”.

Saviano ha mai risposto pubblicamente a queste critiche?

Nel luglio del 2008 l’editore Chiarelettere ha pubblicato il libro “I cinesi non muoiono mai”, scritto dai giornalisti Riccardo Staglianò e Raffaele Oriani. Nella presentazione del libro si legge: “Dietro una quantità industriale di luoghi comuni (“i cinesi non muoiono mai”, “nei ristoranti servono carne di cane” eccetera), le storie e le testimonianze raccolte in questo libro rivelano un popolo ottimista, che vede un futuro davanti a sé e ha voglia di costruirselo”.

La leggenda dei cinesi “che non muoiono mai” è  una creazione tutta italiana. Facendo una ricerca in rete l’unico riferimento in inglese che si trova rimanda a un sito di estrema destra, www.stormfront.org, per altro ben frequentato da italiani. Niente in tedesco, in spagnolo, in francese. Questa storia mi ricorda molto la leggenda metropolitana degli “zingari che rubano i bambini“. Quante volte l’abbiamo sentita, anche dai telegiornali? Eppure è un mito, una leggenda metropolitana, appunto. Fino a prova contraria.

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