Il problema S

Einaudi è sempre stato il mio editore preferito. Mi piace l’essenzialità grafica, la cura delle edizioni, il fatto che sia a Torino e non a Milano o a Roma, lo struzzo come simbolo. Mi piacciono ovviamente molti libri pubblicati nella lunga storia della casa editrice. Per tutti questi motivi è una vera disgrazia il fatto che anche Einaudi sia nelle mani di Berlusconi. Non è, come molti autori di sinistra che fanno uscire i loro libri per Einaudi hanno spesso argomentato, una questione di poco conto. La proprietà della più prestigiosa casa editrice nazionale (e di quell’altra, Mondadori), soprattutto in questo momento storico, costituisce un problema. Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti. Una conferma arriva dalla seguente notizia, riportata da vari giornali: Einaudi ha rifiutato di pubblicare l’ultimo libro di Jose Saramago, premio Nobel per la letteratura 1998, da sempre pubblicato in Italia dalla casa dello Struzzo. La casa editrice ha giustificato la decisione col fatto che il libro contiene invettive contro il presidente del consiglio, definito tra l’altro “un delinquente”. Comprensibile, ma il problema proprietà si fa ancora più evidente. Il libro uscirà per Bollati Boringhieri. Non per Kaos edizioni o Derive Approdi.

Uno scritto e news dal blog di Ediciclo

Sul blog di Ediciclo è stato pubblicato un mio scritto veloce sull’andare in bicicletta a Londra e Dublino. En passant, gli amici editori anticipano una prossima novità letteraria che mi riguarda. Avevo pudore a dirlo, ma l’hanno fatto loro per primi, quindi…a tre anni di distanza dall’ultima fatica editoriale in autunno dovrebbe essere nelle librerie (il condizionale richiama l’ormai celebre e inspiegabile detto trapattoniano, “Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”) un mio nuovo libro. E’ una storia che mescola invenzione e osservazione, tubolare e molare, angeli e dementi. Sarà un libro corto.

Irregolare la legge, non l’immigrato

Dovrei scrivere molto e spesso per buttare fuori quello che mi muovono dentro gli eventi politici e legislativi italiani. Le leggi in discussione sull’onnivoro tema “sicurezza” fanno tremare i polsi a qualsiasi persona di buon senso. Anzi, leggendo le reazioni insospettabili dell’uomo di destra Gianfranco Fini alle uscite forcaiole di Lega Nord e accoliti forse non serve nemmeno il buon senso (ho pudore a usare l’eggettivo “buono” in questo caso) ma basta far uso del compromesso senso comune. Tuttavia, vivendo all’estero, immerso in una realtà con altri problemi e impellenze, c’è un limite al coinvolgimento e al conoscimento che uno può e riesce a dedicare ai fatti del paese di origine. Fino a che punto riesco a cogliere lo stato d’animo del paese se da sette mesi non ci metto piede e da due anni e mezzo non ci vivo? Quanto possono dirmi Internet e i contatti personali?

Ho riflettuto su questo quando stamattina ho ricevuto una telefonata da Alba Arcuri, redattrice di Permesso di soggiorno, trasmissione quotidiana di RadioRai 1 (va in onda dal lunedì e al venerdì dalle 5.50 alle 5.58, e la sua collocazione dice molto sull’interesse dei curatori del palinsesto Rai per il tema). Ha voluto intervistarmi sul tema dei bambini irregolari, dei “bambini clandestini” in Svizzera negli anni sessanta e settanta di cui ho trattato nel mio libro “La mia casa è dove sono felice”. Mentre il parlamento italiano sta per votare delle leggi che così come sono creeranno disagi estremi alle famiglie degli stranieri (chiunque può essere irregolare in un sistema che lavora per creare irregolari) impendendo in pratica perfino il riconoscimento dei figli di persone in stato di irregolarità, il tema storico è di terribile attualità (vedi la nota dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione).

In Svizzera, fino ai primi anni novanta, il peculiare regime dei permessi di soggiorno impediva a molti immigrati regolari, regolarmente residenti e assunti, di aver con sé i figli. Soprattutto negli anni sessanta e primi settanta, gli anni del boom migratorio verso la Svizzera,  questo sistema ha creato il fenomeno dei “bambini nascosti”, come venne definito in un libro di Marina Frigerio e Simone Burgherr pubblicato in Svizzera negli anni novanta. E’ una storia che conosco bene, perché è anche la mia. Bambini affidati ad altre famiglie o segregati in casa per anni, in attesa dell’accesso ad un permesso diverso per il capofamiglia (passare dallo stagionale all’annuale, dall’annuale al domiciliato ecc). Bambini che non dovevano esserci e invece c’erano. Esposti, con i loro genitori e familiari, agli arbitri di un sistema criminogeno.

La storia non insegna molto, soprattutto agli italiani. Scrivendo quel libro ho voluto rivolgermi agli ex emigranti e alle loro famiglie, per indurli a riflettere sulle comunanze tra il loro vissuto e il vissuto di altri, oggi. Per un certo periodo mi sono illuso che la realtà fosse migliore di quella che pensavo, che gli italiani (nel mio caso specifico, quelli di una piccola regione a nord-est) fossero più ragionevoli di quanto il voto nell’urna inducesse a pensare. Mi sbagliavo. Non si può affidare il paese a puttanieri e scrivani analfabeti. Gli effetti sono quelli che si vedono nel parlamento italiano in questi giorni. 

Per chi volesse ascoltare il mio intervento a Permesso di soggiorno, la trasmissione andrà in onda questo venerdì, 15 maggio. Dal pomeriggio la si potrà ascoltare anche in streaming collegandosi al sito di Permesso di Soggiorno.

P.S. Non cercate “La mia casa è dove sono felice” nelle librerie, non lo troverete. Dopo troppe amarezze ho chiuso i rapporti con l’editore due anni fa. A quel tempo il libro era praticamente esaurito, chi é interessato si rivolga alle biblioteche (fintanto che il governo non pensa a mandare in rovina anche quelle). Io ne ho una sola copia che ho prestato e spero mi venga (presto) restituita. 

 

Vecchie storie andate perse

Qualcuno mi ha fatto notare che dal sito di Linus sono spariti due miei vecchi articoli che a suo tempo avevo segnalato sul blog. Si tratta della storia della Weissenfels e di Carlo Emanuele Melzi e di un reportage da Banja Luka, Bosnia. Visto che le link sono diventate inservibili, appena mi sarà possibile caricherò le copie in pdf. Gli originali della rivista devono trovarsi in una delle scatole impilate a casa dei nonni, assieme al resto dei miei (pochi) beni domestici.