Le biciclette pubbliche di Dublino

Un nuovo contributo per la rubrica “ll cortile di Max”  su ilikebike.org

Da alcune settimane a Dublino sono comparsi degli elementi urbanistici nuovi. Al principio mi sono chiesto cosa fossero quei piccoli parallelepipedi alti quanto un fusto di birra, posti in fila uno accanto all’altro a gruppi di dieci o venti. Nell’anticamera del cervello ha fatto timidamente capolino una spiegazione: vuoi vedere che anche a Dublino mettono le bici pubbliche, sulla scia di altre capitali, tipo Berlino e Parigi e molte città europee? No, non è possibile, hanno detto gli uscieri del cervello, bloccando l’entrata all’intruso incosciente: è un pensiero balordo. Questa città è di suo poco gentile con la bicicletta, già è difficile pedalarvi per i militanti del ciclo, mica gli amministratori si metteranno in testa di buttare in strada sulle due ruote degli ignari turisti? E invece. E’ proprio così, da settembre Dublino avra le sue velobis. A dire il vero quelle dublinesi non hanno ancora un nome accattivante ma il loro destino è ormai scritto.

Il progetto, annunciato già nel 2006, è stato presentato come un’operazione a costo zero per la collettività: c’è lo sponsor, deo taumaturgo di ogni amministrazione pubblica a corto di idee. I termini dell’intesa tra la capitale d’Irlanda e una società di abbigliamento sportivo francese sono semplici: 450 biciclette in cambio di 72 mega pannelli pubblicitari in luoghi strategici della città. I numeri e i modi dell’iniziativa hanno subito sollevato polemiche. Per sole 450 biciclette fasciamo la città di pubblicità?, hanno detto da varie parti. C’è perfino chi ha quantificato il “pacco” che gli amministratori pubblici avrebbero preso alle spalle dei cittadini. Stuart Fogarty, presidente della principale società pubblicitaria irlandese, ha dichiarato: “Saranno le biciclette più costose del mondo. I siti pubblicitari concessi allo sponsor valgono almeno 100 milioni di euro e li stiamo scambiando con poche centinaia di bici, qualche pannello informativo e alcuni segnali per i turisti”.

Dal governo rispondono che questo è solo l’inizio e che era importante dare un segnale alla collettività, ricordando che i costi vivi dell’operazione si aggirano sui 50 milioni di euro e lo stato non ne sborserà neppure uno. Per lanciare l’iniziativa, che partirà ufficialmente dal 13 settembre, è stato previsto che la prima mezz’ora di utilizzo delle “free bike” sarà gratuita. Sia quel che sia, I pedalatori quotidiani come il sottoscritto non possono che prendere con le pinzette da ciglia questa notizia. C’è un’effettiva difficoltà a muoversi in sicurezza per le strade cittadine. Auto, autobus e furgoni governano l’asfalto come iracondi leoni nella prateria. Le sottili corsie ciclabili, dove presenti, sono spesso impunemente occupate da veicoli in sosta, come già documentato in questo cortile tempo addietro. Servirebbero, quelle sì, delle iniziative per ridurre il flussi di autoveicoli all’interno della città, o almeno dare una “calmata” agli autisti!

Ciò non toglie che, nonostante tutto, a Dublino stia crescendo la sensibilità verso la bicicletta. Negli ultimi mesi ho notato nella zona del centro l’apertura di almeno due nuovi negozi di biciclette, che offrono anche servizio di riparazione. Segnali come questi inducono a pensare che il ciclista urbano sia un soggetto appettibile per il “mercato”. L’operazione bici pubbliche porterà nuove biciclette in strada, per il momento parcheggiate in quaranta punti del centro. Se qualcuno le userà ne saremo tutti felici, ovviamente. Il mio amico Fred, dublinese doc, teme tuttavia un’impennata di furti, come avvenuto a Parigi. Ma dai, gli ho detto, non essere così pessimista. Staremo a vedere.

 

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