Perché amo Billy Childish (si fa per dire)

Nel 1990 o 1991, pubblicando (oddio, erano fotocopie, tante a dire il vero) la prima uscita della mia fanzine Sacrabolt citavo tra le ispirazioni Billy Childish. Uno dice, serve ispirazione per pubblicare un giornale autogestito? Certo. Se non fosse per persone come Billy Childish non mi sarei mai messo a cantare in un gruppo punk o a scrivere articoli, poesie, racconti, a scrivere inchieste per i giornali e infine libri di vario genere e ispirazione. Non mi sarei nemmeno immerso in una esperienza complessa come quella di esplorare l’universo degli adolescenti di oggi, con particolare attenzione all’incontro tra diverse origini etniche e culturali, e di farlo in un paese straniero. Non l’avrei fatto semplicemente perché crescendo in un paese di provincia, in una famiglia senza titoli di studio e senza reti parentali o amicali che potessero sostenere scelte di questo tipo, sarebbe stato impensabile. Sarò sempre grato a Billy Childish (come a Guy Picciotto, Bob Mould ed alcuni altri) per avermi detto: non devi chiedere il permesso a nessuno, se hai l’urgenza di farlo, se senti che devi dire qualcosa, fallo. Purtroppo, o per fortuna, il mondo funziona a compartimenti, e le voci che sfuggono ad etichette e “scuole”, sono ridotte al margine, snobbate dalla massa o considerate con sufficienza perché poco prevedibili. Con tutte le conseguenze che questo comporta.

All’età di 50 anni Billy Childish, dopo aver pubblicato credo più di 50 dischi, creato e sciolto forse una decina o più di gruppi (ogni volta che il gruppo entra nel circuito della fama lui lo scioglie), aver pubblicato libri di poesie e racconti e dipinto quadri, copertine, manifesti per tre decenni, viene “scoperto” dall’informazione di massa, almeno in Gran Bretagna. Succede. Un anno fa avevo letto, con sorpresa, un articolo dell’Independent che segnalava Childish come l’artista più sottovalutato del Regno Unito. Oggi trovo nel sito del Guardian una lunga intervista che rende finalmente merito al lavoro del nostro. E’ un ritratto onesto e chiaro di quello che Childish va dicendo da anni. “Ciò che è inusuale in me è che faccio molte cose e non sono mediate, non chiedo il permesso a nessuno”. (Gran parte dei dischi e dei libri di Billy sono pubblicati dalla sua etichetta Hangman). E’ una scelta coraggiosa e difficile. Ha funzionato in tutti questi anni grazie al seguito underground che Childish ha raccolto. Una comunità transnazionale, non grande, ma sufficiente a consentirgli di continuare. Non è detto che valga sempre ed ovunque allo stesso modo, ma lui è un esempio luminoso che può funzionare. A proposito dell’affascinazione per il punk, nel 1977: “Il fatto è che quelli come noi, ragazzi di provincia (Childish è originario del Kent), credettero nella bugia, ed è per questo che è successo: perché credevamo nella bugia”. Sul suo essere considerato o volersi considerare, un amatore: “Essere un amatore significa fare qualcosa per la passione di farlo. Certo, io non sono un amatore, ma è un modo per avere una leggerezza nel tocco nel descrivere te stesso. Gli amatori sono quelli che producono il vero progresso, le svolte, sono degli eroi, ed è molto meglio essere un eroe che un professionista (ride)!”.  

Annunci

One thought on “Perché amo Billy Childish (si fa per dire)

  1. Pingback: Sorprese di primavera | my home is where I'm happy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...