Il treno invisibile

Stazione dei treni di Udine, un mattino di fine dicembre. Agli sportelli c’è una fila che nemmeno ai botteghini del concerto degli ACDC, così mi piazzo davanti alla macchina rilasciabiglietti. Le macchine in realtà sono due, una per i “treni regionali” e una senza identità precisa, una macchina tuttofare. Mi affido alla prima e la procedura si rivela piuttosto spedita: i comandi sono essenziali, d’altra parte la rete regionale non è immensa (ok, non sottilizziamo), e in pochi attimi ottengo la stampa di un documento di viaggio versione mignon. Unico problema, non viene rilasciato il resto. Mi ritrovo in mano un bigliettino che dichiara un mio credito con le Ferrovie di Euro 1.65.

Mentre osservo il bigliettino con curiosità una voce mi raggiunge da dietro. “Scusa capo, mi dici come fare il biglietto per Cividale?”. E’ un ragazzo robusto, capelli corti biondi e accento dell’est, forse è romeno. “Mi hanno detto di fare con le macchine, ma non trovo Cividale”. Il ragazzo ha provato a fare il biglietto con la macchina tuttofare, ma senza successo. Fiero del mio biglietto ferroviario rilasciato dalla macchina “regionali” – un po’ meno del credito con le Ferrovie – mi offro di risolvere il problema. Seleziono la destinazione – “Ecco, è semplice”, dico – ma non vedo Cividale. Ripeto l’operazione, niente. Mi giro verso il giovane amico e lo guardo un po’ imbarazzato. “Ma chi ti ha detto che per Cividale i biglietti li rilascia la macchina?”, gli chiedo. “Loro” è la risposta, e con uno movimento del braccio indica gli sportelli. Ah. Un prudore misto a irritazione mi sale alle mani. Passo alla macchina principale, quella che rilascia i biglietti per il resto del mondo, per tutto il mondo (sognare non costa nulla). Magari ci riesco io, a trovare Cividale.

E’ stata progettata da una persona diversa da quella che ha progettato la macchina “treni regionali”, o semplicemente pensata per utenti diversi, forse in possesso di un diploma in linguaggio meccanico o una laurea in comunicazione. Ci sono un sacco di comandi e molteplici opzioni, alla fine riusciamo comunque a individuare la selezione della destinazione che ci porta, digitando la lettera C,  prima a Cinisello Balsamo poi a Civitanova Marche e via via in altre amene località della penisola. Ci sono tutte le varietà di C, meno Cividale. Questa volta mi risparmio lo sguardo all’amico immigrato, perché mi vergogno un po’, e non so perché, in fondo non ho progettato io le micidiali macchine rilasciabiglietti. Ho alcuni minuti prima della partenza del mio treno e decido di andare fino in fondo alla questione. Se esiste un collegamento ferroviario Udine-Cividale, perché nella stazione ferroviaria di Udine non è possibile comprare i biglietti per viaggiarci sopra?

Mi viene in aiuto la presunta capacità di improvvisazione italica che tanto colpisce il tedesco medio: “Seguimi”, dico al disorientato amico immigrato. Entriamo nell’edicola della stazione. “Scusi, vorrei comprare un biglietto per Cividale ma le macchine non lo rilasciano e agli sportelli nemmeno”. La signora corpulenta con berretto floscio mi guarda indispettita, poi sbotta, sbrigativa: “Ma quella linea non è delle Ferrovie dello stato. Andate in tabacchino”. In tabacchino?! Questa volta non posso evitare di voltarmi verso il mio compagno di sventura ferroviaria. I nostri sguardi comunicano rassegnato stupore. Usciamo e gli indico il tabacchino. Il tabacchino. Ma c’è per caso un cartello che spiega, in più lingue, che i biglietti per Cividale si vendono al tabacchino? Io non l’ho visto. E poi, che senso ha che esistano degli sportelli e pure delle macchine per la vendita dei biglietti se poi ci si deve rivolgere al tabacchino?

Vic Chesnutt vittima del sistema sanitario Usa?

Vic Chesnutt è morto il giorno di Natale per un’overdose di farmaci. Recentemente aveva dichiarato di non poter pagare i 70.000 dollari che un ospedale della Georgia gli aveva addebitato per un intervento chirurgico. “E’ terrificante”, aveva definito la situazione in cui il sistema sanitario statunitense lo aveva ridotto. A 18 anni, nel 1983, era rimasto vittima di un incidente d’auto che lo aveva reso quasi completamente paralizzato. Pur in questa condizione era riuscito a trovare nella musica un veicolo di espressione, guadagnandosi negli anni lo status di “artista di culto”, che è un modo pulito per dire che sei un grande ma pochi lo sanno. Negli ultimi anni aveva prodotto forse i suoi dischi migliori grazie alla collaborazione dell’etichetta canadese Constellation, di alcuni componenti di gruppi di questa etichetta e di Guy Picciotto dei Fugazi, che aveva anche prodotto il suo ultimo album. Chesnutt è stato uno dei miei ascolti più assidui negli ultimi anni, attendevo con emozione un suo prossimo ritorno in Europa. Voglio ricordarlo semplice nei modi, sorridente, spesso (auto)ironico come lo avevo scoperto dal vivo in occasione di un concerto del 2007. Questo video è stato registrato a Vienna nel 2008…che tristezza. Grazie Vic, you’ll be missed.

Come dire addio

Guardando le cose da una prospettiva fatalista, il furto della bicicletta non è stato del tutto inatteso. Prima o poi doveva capitare, soprattutto se la bici la usi con qualsiasi tempo e in (quasi) qualsiasi luogo. Ma che avvenisse nel cortile del palazzo chiuso da un portone che sembra voler tenere lontano il mondo intero, no, uno non se l’aspetta. Ogni volta che vedevo la collega statunitense portarsi la bici in ufficio, al terzo piano, probabilmente occupando tutto l’ascensore e finendo per occupare gli spazi di due scrivanie, sorridevo, stupito ma anche un po’ infastidito da tanta determinazione. Manco avesse la bici fatta d’avorio. Mica i ladri dublinesi sono degli arsenio lupen o degli assalitori con il coltello tra i denti. Però. Ok, non sono uno che si attacca morbosamente alla cose, ma non mi ha lasciato indenne vedere sparire così la bicicletta degli ultimi dieci anni, quella di molte scoperte e vari viaggi,  passata per un bel numero di paesi e varie vicissitudini, finita alcune volte sotto i ferri del meccanico e ritornata testardamente in strada. Negli ultimi tempi era molto affaticata e nei tragitti più lunghi, quando gli scricchiolii del telaio diventavano un rumore insistente, sognavo beatamente di mandarla in pensione, appenderla ad un gancio e procurarmi finalmente una nuova bicicletta. Avrei preferito finisse così, il nostro rapporto. E invece.

Spero che la bibici alias marink alias altri nomi che via via si potevano aggiungere, possa portare a chi la utilizzerà un po’ del ben-essere che ha dato a me. Era costata 500mila lire nel 2000, acquistata di seconda mano da un appassionato di ciclocross che voleva passare a modelli più sofisticati, ammortizzati davanti, dietro, sotto e sopra. Ai ladri, che probabilmente l’avranno piazzata a un grossista senza scrupoli per 20 euro da spendere in cocaina o anfetamine (la guinnes è hobby per gente d’antan, di questi tempi), auguro almeno di non mettere al mondo figli. Per il resto, il destino provvederà (credo nella buddistica legge di causa ed effetto).

P.S. In fondo ho la sensazione che prima o poi la rivedrò, questa è un’isola e i ciclisti non sono milioni.

Cuore e Casa (qualsiasi cosa vogliano dire)

Frankie Stubbs sta registrando un nuovo disco. La cosa non può che fare piacere agli sparsi fan dei (defunti?) Leatherface. Un tipo fuori dai circuiti commerciali, fuori dalle scene, Stubbs, con quella voce che ricorda Lemmy dei Motorhead ma con un cuore in mano al posto della bottiglia di birra… Nel suo myspace c’è un insolito e struggente brano voce, piano e violini, intitolato My heart is home… è una intima risposta a queste giornate scure e umide, malinconiche conduttrici di finale…

Kracauer, Siegfried

Già diverse persone hanno detto e/o scritto di essere stati incuriositi dalla figura di Siegfried Kracauer dopo aver letto La bici sopra Berlino, e di essersi messi alla ricerca dei suoi libri. Ne sono felice e non posso che augurare a tutti buona fortuna nella ricerca. Purtroppo le edizioni italiane dei libri di S.K. sono vetuste, spesso poco curate, alcuni libri sono introvabili, in particolare il mio amato “Gli impiegati”, edito da Einaudi nel 1980 e da anni scomparso dai cataloghi. Pochi giorni fa (il 26 novembre) ricorreva l’anniversario della sua morte, avvenuta nel 1966 a New York. Spero che il mio piccolo ed ‘eccentrico’ sforzo possa contribuire alla riscoperta, nel panorama italiano, di una figura centrale della cultura del ‘900. In vari paesi l’interesse è forte, così la rilettura della sua opera in chiave attuale. Curiosamente, ma non troppo, uno dei promotori della rinnovata attenzione a Kracauer è uno storico italiano da tempo residente in Francia, che tra l’altro pubblica i suoi libri in francese, Enzo Traverso. Nel 2006 Traverso ha dato alle stampe un volumetto illuminante, intitolato “Siegfried Kracauer. Itineraire d’un intellectuel nomade”.  C’è qualcuno interessato a tradurlo – e pubblicarlo – in italiano?

In che paese vivo

Quando accendo il computer trovo la homepage della BBC, così mi faccio un’idea – vista da Londra – di come va il mondo. Poi però mi dico, hey non sono mica in Gran Bretagna, cosa penserebbero gli amici irlandesi nel sapere che mi oriento seguendo lo sguardo dell’ex impero? Passo rapidamente dalla pagina dell’Irish Times, leggo le brevi e poi finisco in un giornale italiano, ultimamente il Corriere. Guardo lo sport, magari c’è una notizia su Cassano o Balotelli. E invece no, non c’è. Cerco di saltare le nuove su Berlusconi, ma è impossibile.  Chi è mai questo tipo con la barbetta e il colorito sano, lo sguardo stranito e un po’ stupito che campeggia in primo piano sullo schermo del mio computer? Una truppa di uomini in divisa lo tiene a sé e nel contempo lo spinge in avanti verso l’obiettivo del fotografo. Il nuovo capo della Mafia, questo pr da discoteca? L’informazione sulla e dall’Italia mette sempre un po’ di ansia e lascia una sensazione di impossibilità. Ma quanti nuovi capi ha la Mafia? Uno nuovo al mese, a seconda dei prudori mediatici del ministro dell’interno? Non avevano arrestato un grande capo pochi mesi fa e un altro pochi mesi prima ancora? Per capire qualcosa devo chiudere il collegamento con la stampa italiana e attendere la segnalazione di un video che arriva via email. Il signor Gioacchino Genchi, ex funzionario della polizia di stato, dice che quel giovane non è un capo della Mafia e che quella immagine che occupava il mio schermo è una montatura per distogliere l’attenzione del pubblico dalle manifestazioni anti-Berlusconi. Ci credo.