Come dire addio

Guardando le cose da una prospettiva fatalista, il furto della bicicletta non è stato del tutto inatteso. Prima o poi doveva capitare, soprattutto se la bici la usi con qualsiasi tempo e in (quasi) qualsiasi luogo. Ma che avvenisse nel cortile del palazzo chiuso da un portone che sembra voler tenere lontano il mondo intero, no, uno non se l’aspetta. Ogni volta che vedevo la collega statunitense portarsi la bici in ufficio, al terzo piano, probabilmente occupando tutto l’ascensore e finendo per occupare gli spazi di due scrivanie, sorridevo, stupito ma anche un po’ infastidito da tanta determinazione. Manco avesse la bici fatta d’avorio. Mica i ladri dublinesi sono degli arsenio lupen o degli assalitori con il coltello tra i denti. Però. Ok, non sono uno che si attacca morbosamente alla cose, ma non mi ha lasciato indenne vedere sparire così la bicicletta degli ultimi dieci anni, quella di molte scoperte e vari viaggi,  passata per un bel numero di paesi e varie vicissitudini, finita alcune volte sotto i ferri del meccanico e ritornata testardamente in strada. Negli ultimi tempi era molto affaticata e nei tragitti più lunghi, quando gli scricchiolii del telaio diventavano un rumore insistente, sognavo beatamente di mandarla in pensione, appenderla ad un gancio e procurarmi finalmente una nuova bicicletta. Avrei preferito finisse così, il nostro rapporto. E invece.

Spero che la bibici alias marink alias altri nomi che via via si potevano aggiungere, possa portare a chi la utilizzerà un po’ del ben-essere che ha dato a me. Era costata 500mila lire nel 2000, acquistata di seconda mano da un appassionato di ciclocross che voleva passare a modelli più sofisticati, ammortizzati davanti, dietro, sotto e sopra. Ai ladri, che probabilmente l’avranno piazzata a un grossista senza scrupoli per 20 euro da spendere in cocaina o anfetamine (la guinnes è hobby per gente d’antan, di questi tempi), auguro almeno di non mettere al mondo figli. Per il resto, il destino provvederà (credo nella buddistica legge di causa ed effetto).

P.S. In fondo ho la sensazione che prima o poi la rivedrò, questa è un’isola e i ciclisti non sono milioni.

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3 thoughts on “Come dire addio

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