Africa incontra Irlanda, Manchester United permettendo

Ho visto la finale della Coppa d’Africa nel pub dello stadio dei Bohemians FC, il Dalymount Park. Il Dalymount Park è lo stadio per il calcio più vecchio d’Irlanda, è stato inaugurato nel 1901. Come la squadra che vi gioca, è di proprietà dei membri del club e rispecchia l’identità urbana della zona nord di Dublino, storicamente connotata come ‘working class’. L’invito ad assistere la partita in questo luogo significativo è partito da un gruppo di giovani supporters dei Bohemians, che hanno coinvolto alcune realtà come Integrating Ireland e Sport Against Racism (Sari) con l’intento di attrarre le comunità di origine africana che vivono a Dublino. L’amico Ken di Sari mi ha girato l’invito ed eccomi qua. Sono arrivato presto, l’inizio della partita era prevista per le 4 e alle 3 e un quarto la solida SpartaBike mi aveva già condotto ai piedi dello stadio, dove si trova il pub, incastrato sotto i piloni che sostengono le vetuste gradinate. Il freddo rigido misto all’umido tagliente avevano reso il tragitto in bici un po’ affannoso. Tepore! urlavano le mie membra.

Lo stadio è circondato da abitazioni, letteralmente. Una stradina appena sufficiente al passaggio di una sola auto distanzia la parte posteriore dello stadio da una fila di case. Non c’è una rastrelliera per la bici, nemmeno un palo della luce dove poterla legare. Arriva Patrick, originario dello Zimbabwe, animatore di un’associazione che raccoglie fondi per aiutare lo sviluppo del calcio nel suo paese di origine. Il giubbotto aperto fa intravedere la maglietta nero-rossa dei Bohs stirata dall’ampio ventre in un effetto pallone rivestito di poliestere. Lo saluto e, intuendo una sua maggiore familiarità con il luogo, gli chiedo se sa dove posso parcheggiare la bici. Mi dice di rivolgermi ai ragazzi che hanno organizzato l’evento. Dal pub esce un giovane stile lievemente mod, basette, camicia a quadretti e all stars ai piedi. Mi fa entrare con la bici nel pub e mi accompagna nel retro. La SpartaBike trova spazio nel deposito dei fusti di birra, accanto ad una sua simile, modello da corsa. Rientro al pub e mi guardo intorno. Fa un freddo cane. I termosifoni sono spenti. Il ragazzo mi dice che hanno appena aperto e tutto sarà pronto per l’inizio della partita. Dopo l’incontro ci saranno dei dj di musica Reggae e AfroBeat.

Quattro schermi al plasma campeggiano sulla parete opposta al banco del bar. Sono accesi e in due si vedono immagini della Premier League. Su di un lato della stanza è stato apprestato un tavolo ricoperto di pietanze made in Africa (occidentale). C’è di tutto: platano arrostito, fagioli, riso Jollof, piselli, carne di vario tipo, salse. E’ un bel vedere. Arrivano altri volti a me noti, e alcuni, pochi, africani. Il luogo si anima. Continua a fare freddo, ma almeno c’è il cibo (e la birra più economica della città). I presenti intirizziti cercano di scaldarsi così. Egitto e Ghana si contendono la finale della Coppa D’Africa. L’Egitto ha vinto le ultime due edizioni ed è il favorito. Io sono neutrale ma intuisco che il tifo è tutto per il Ghana. Non ci sono egiziani e gli immigrati dal continente presenti sono tutti dell’Africa Nera. L’incontro sta per cominciare e noto che i quattro schermi mostrano incontri diversi. I due al centro sono dedicati al Manchester United, impegnato in un incontro di Premier League, i due esterni mostrano la Coppa D’Africa. La partita del ManU è seguita da giovani con pinta di birra in mano, in gran parte maschi, e in gran parte NON in tuta da ginnastica (la tuta da ginnastica, possibilmente grigia o chiara, è la divisa di moltitudini di giovani dublinesi, soprattutto delle zone “popolari”). Quest’ultimo è un segnale ai miei occhi dissonante rispetto alle attese, e mi conforta.

Qualcuno dei miei conoscenti si lamenta dei pochi presenti africani. Probabilmente se in finale fosse arrivata la Nigeria la partecipazione sarebbe stata diversa. I nigeriani sono di gran lunga la comunità africana più numerosa in Irlanda. Le partite incominciano: come accade in tutti gli eventi sportivi internazionali, anche la Coppa d’Africa si è sintonizzata sui tempi dello spettatore occidentale, in questo caso europeo. ManU e finalisti africani giocano nello stesso momento. Il tavolo delle cibarie è la principale area di transito e fluida contaminazione dei due pubblici, la seconda è il banco del bar. I termosifoni sono ancora spenti. Più che una pinta di guiness andrebbe bene un whisky caldo. Seguo la partita distratto, sono troppi gli elementi scenici che attirano la mia attenzione. Qua è la converso con Samuel, maglia del Ghana e una lontana parentela con Osamoah, stella del Ghana e dell’Udinese. Chiedo informazioni sui giocatori in campo, osservo i ragazzi locali che si servono di cibi africani, quelli che lavorano dietro al banco, le persone sedute ai tavoli, soprattutto interessate alla finale. Osservo la struttura del locale, con una parte del soffitto a scendere, infilato nelle basi delle tribune. Segna il ManU, urla di gioia di una parte dei presenti, sguardi disorientati degli altri.

Il ragazzo che mi ha accolto corre avanti indietro a sincerarsi che tutto funzioni, mi sorride e mi invita a rimanere dopo l’incontro, per la musica. E il riscaldamento? Non glielo chiedo, ma il problema non è solo mio. Due persone discutono di fronte a me, sono entrambi referenti di associazioni. Pare che il riscaldamento spento sia colpa dei vertici del club, che non avrebbero gradito l’iniziativa dei suoi giovani membri. Tutti questi africani nella casa del club più vecchio di Dublino, devono aver pensato, senza aver voluto esprimersi esplicitamente. Chiedo conferma della cosa a Ken, non sa, ma non si stupisce possa essere vero. Mi torna in mente un refrain sentito molte volte dagli isolani: è diffuso il modo di affrontare questioni imbarazzanti eludendole, lasciare che passino in secondo piano, dimenticate, obnubilate da altre. Chiedo infine a uno dei ragazzi. No, il riscaldamento funziona, mi dice. Tocco il termosifone, è tiepido. E’ stato acceso da poco. Nel frattempo le partite sono finite (Egitto-Ghana 1-0, ManU non pervenuto) e gran parte della gente venuta per la Coppa d’Africa è svanita. Anche io faccio lo stesso, cercando tepore nell’esercizio ciclistico, se così si può dire.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...