Italia anno uno

Come ci si orienta in un paese? Io uso ancora il vecchio metodo di leggere un quotidiano. Così al rientro in Italia per un periodo di vacanza ho comprato Repubblica. Vi ho trovato un’intervista con Giorgio Bocca, che in questi giorni compie 90 anni. Per celebrarne il genetliaco il quotidiano mette in vendita in allegato  Italia anno uno. Campagne senza contadini, le città senza operai, pubblicato da Garzanti nel 1984. Per chi non l’abbia letto, vale la pena procurarsene una copia per vedere quello che il giornalismo era, fino a non tanto tempo fa, in grado di fare.

Quando lessi Italia anno uno ero ancora in quella fase esistenziale della “costruzione dei riferimenti” (nel mio caso una fase piuttosto lunga ed intricata, tuttora incompleta, ma tant’è) e quel libro mi aprì gli occhi su di un modo di fare giornalismo che mi attraeva, mi affascinava intensamente. C’era un giornalista che spendeva tempo a ricercare, viaggiare, incontrare persone, fare interviste, osservare, chiedere spiegazioni anche quelle che possono apparire banali ma che servono per capire. Capire. Ho sempre pensato che fare giornalismo fosse, tra le varie cose, uno sforzo di capire ed aiutare a capire. Quel libro ha contributo e farmi intendere la bellezza del giornalismo. Gli articoli e i libri di Bocca, anche quando hanno una vis polemica accentuata, non perdono mai il significato della ricerca, del senso di fare informazione. Oggi il giornalismo è altro. E questo è vero anche solo per ragioni pratiche. Quale giornale o tv ti permette di spendere dei mesi ad investigare un tema, come avvenne per Bocca per i  reportage che compongono il suo saggio sopracitato? Oggi tutto è compresso: i tempi di realizzazione, la quantità di informazioni, senza dire del numero di parole da scrivere. Si dice: l’informazione corre su internet. E’ vero, ma quante persone si avventurano a leggere un lungo reportage online? Ma soprattutto, quanta di quella informazione online è frutto dell’osservazione, del contatto con le cose reali, piuttosto che dello scandaglio frenetico della rete delle reti? E’ un talento raro quello di colui, come Bocca, riesce a documentare e informare senza pedanterie e fronzoli formalistici. Oggi solo certi etnografi che sanno scrivere, o alcuni sociologi con occhio e naso del reporter, riescono a trasmettere la complessità dei fenomeni sociali senza confondere le idee o annoiare. Purtroppo, per trovarli, bisogna il più delle volte rivolgersi ad altre lingue, guardare ad altri universi culturali.

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