America: cioè?

Ognuno ha le sue manie. Io ho il pallino di cercare di evitare di usare il termine “America” quando mi riferisco agli Stati Uniti d’America. Ce l’ho da anni. Nei libri penso di essere sempre riuscito ad evitare l’inghippo di dire “America” quando mi riferisco agli Usa, e credo di averlo fatto giudiziosamente anche negli articoli per i giornali, almeno fino a dove la memoria mi sorregge. Non sempre ci riesco nelle conversazioni. Si può pensare ad uno sforzo vano, ma almeno mi fa stare (un po’) meglio. E’ stupido chiamare America quello che è solo una porzione del continente. D’altra parte lo si fa da un bel po’ in mezzo mondo, e forse non è solo colpa del cinema, della letteratura e della pubblicità. E’ una mania dilagante, ossessiva, alla quale è difficile porre resistenza. Qualche lingua offre delle utili alternative all’aggettivo “americano”. Per esempio in Italiano abbiamo il termine “statunitense” che talvolta qualcuno si ricorda di usare, ma gli inglesi di Britannia e isole affini ne sono sprovvisti e se ne fregano bellamente. Prova a rammentare loro che il mondo è più articolato delle loro proiezioni, che qualsiasi quotidiano spagnolo non si sognerebbe mai di chiamare “America” gli Usa, adottando invece normalmente l’acronimo EEUU (Estados Unidos) e che ovviamente l’America Latina è fatta di molti diversi paesi anch’essi parte del continente. Senza dire dei tedeschi, che obbligati nel dopoguerra alla rieducazione made in Usa, non hanno pudori a parlare di Amerika e Amerikanisch ad ogni occasione.

Talvolta l’utilizzo incontrollato del termine fantomantico produce effetti comici. Qualche tempo fa ho partecipato ad un seminario dove una ricercatrice irlandese presentava un suo studio attorno ad un archivio musicale privato. Un tipo colleziona da più di 50 anni dischi, nastri, cassette di musica del Sud degli Stati Uniti. Non sto a spiegare altro, ma il fatto è che dal primo momento la tipa parlava di “American music” e di “America”. Una frase su due conteneva l’uno o l’altro termine. Il mio sensore di fastidio lampeggiava senza requie. A un certo punto si è lanciata nel definire “Southern American Music” la musica del sud degli Stati Uniti (d’America) e la mia gamba destra è partita in un calcio al piede del tavolo. Ho atteso che finisse la presentazione e ho motivato il mio disappunto (giustificando lo scossone al tavolo con un attacco di crampi). Perchè non cerchiamo, nei limiti del possibile, di evitare questo utilizzo del termine “Americano”?, ho provato a dire. Non potremmo sforzarci di pensare a qualcosa di più corretto, per esempio “US-American”? La tipa mi ha guardato come se le avessi detto che la ricrescita dei suoi capelli è molto visibile. La sua supervisor ha assunto un rossore abbagliante e con un guizzo dialettico ha portato la discussione su di un altro tema. Forse le sono antipatico.