La parola incrinata

Cosa dicono le immagini che le parole non riescono a dirci? Mi sono infilato in questa dimensione di pensieri ormai da alcuni anni al punto da non capire più che cosa sono venuto al mondo a fare. Scrivere? Riparare biciclette? Preparare panini? Ascoltare storie? Raccontare storie? E come, se è questo che sento di dover fare? Quale strategia è la migliore, la mia più vera? Le immagini mi attraggono e nel contempo mi intimoriscono. No, non si dà. Uno che filma non può aver paura delle immagini. No. O forse sì. C’è onestà nel tradire la propria emotività. E’ solo per cercare di capire meglio le persone che mi sono messo in testa tutto questo. La parola è confortevole. La parola – quando cade sul foglio e lì rimane, unita ad altre senza più ripensamenti – è un giaciglo dove ci si può riposare. O almeno una cornice dove tutto sembra avere un suo posto e a cui si può guardare alle ricerca di funzionalità, comprensione, sensatezza. Ma l’immagine? L’immagine può essere tutto il contrario. Sfugge i confini che le si pongono. Sfora sistematicamente i bordi. Dice sempre di più e altro di quello che vorremmo che dicesse o penseremmo potrebbe dire. E’ la sua magia. Per i nativi digitali le immagini e gli schermi che le moltiplicano e le trasformano non sono nulla. Sono. Per chi ha più di trent’anni sono qualcosa da capire, qualcosa che si impara ad usare. Internet ha poco più di quindici anni. E i telefoni cellulari, quanti anni hanno? Come è possibile capire il mondo delle generazioni più giovani basandosi solo sulla parola? Si finisce per costruire una conoscenza ad uso di chi la parola la vive come mezzo esclusivo di rappresentazione della realtà. Ma che valore avrà la parola scritta tra vent’anni? E quali saranno i modi per fruirla? Forse vale la pena rischiare, mettersi in gioco, apprendere, scostarsi di qualche passo dal terreno noto. Intravvedere un sentiero che porta avanti, comunque lontano dalle palafitte di parole sulle quali confortevolemente stiamo assiepati. Sapendo che la parola e il testo avranno sempre il loro posto, ci saranno sempre utili e preziosi. Ma forse non più indispensabili.

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