La Cina ai tempi del cinismo (d’artista)

Il Natale? E’ la festa americana dei regali. Più o meno con queste parole lo definisce un bambino cinese nel documentario “Once Upon a Time Proletarian“, realizzato dall’iperattiva Xiaolu Gou. Scrittrice e filmmaker, classe 1973, Xiaolu Gou è conosciuta soprattutto per il suo libro “Piccolo dizionario cinese-inglese per innamorati”, tradotto in molte lingue, e il film “She, a Chinese”, premiato al Festival di Locarno nel 2009. Il documentario offre uno sguardo diretto e sorprendente sulla vita nella Cina meno visibile. Non quella delle metropoli sulla costa, ma delle campagne e delle città di provincia. Gou gira da sola con la sua telecamera e raccoglie testimonianze critiche del presente, storie di disperazione e piccoli flash illuminanti sul terribile fascino del denaro. Tutto molto efficace, anche la scelta narrativa di legare i dialoghi con dei racconti letti da alcuni bambini filmati in strada. Ma oltre al film c’è dell’altro, decisamente meno positivo.

Negli scorsi giorni l’autrice era ospite a Dublino della prima edizione di Moving Worlds, festival del cinema delle migrazioni. Nell’occasione ha tenuto anche una “lezione” sulla sua idea di cinema e di letteratura. Ha spiegato che i suoi film non vengono visti in Cina, non interessano. Vengono realizzati in Europa con capitali europei e il loro pubblico è generalmente quello dei festival e dei cinema d’essai del vecchio continente. Beh, cosa c’è di strano, dirà qualcuno. In fondo la Cina è una dittatura o comunque un paese autoritario. Quello che sorprende, è che Gou dimostra per per le persone che incontra e filma nella provincia cinese lo stesso rispetto che dimostra il governo cinese, tanto maledetto dai protagonisti del documentario. Pur richiamandosi esplicitamente al cinema radicale di Jean Rouch, l’autrice ne sovverte uno dei principi, la collaborazione e l’interesse per il destino dei protagonisti. Le persone che contestavano il governo sapevano di finire in un film? Hanno visto il prodotto finito? Cosa ne pensano? No, non l’hanno visto, chissenefrega, è stata la risposta in soldoni. “Io sono un’artista. Di cosa pensano quelle persone al governo non importa nulla”, ha chiosato. E’ vero che l’etica non è pane per gli “artisti”, ma quando si tratta di storie vere filmate e vendute in giro per il mondo un pensierino potrebbe sorgere anche nella mente del creativo più ambizioso. “Il cinico non è adatto a questo mestiere” si intitolava un libretto di riflessioni di Richard Kapuscinski. Xiaolu Gou potrebbe intitolare il suo prossimo film o libro a questo modo: Senza cinismo non si va da nessuna parte.

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