La gomma del ponte

Quando ero bambino le stecchette di gomma da masticare Brooklyn erano onnipresenti. Nei bar, nei negozi, alla tv: le confezioni in vari gusti della “gomma del ponte” non ti lasciavano mai. Erano piacevoli da masticare ma il piacere durava poco e poi arrivava l’oblio, o meglio il rifiuto. Divenute insapore, le gomme venivano gettate dove capitava e lì rimanevano, ad imperitura memoria della loro breve ma intesa vita. Erano tra i rifiuti più fastidiosi che si potessero pensare: si attaccavano ai marciapiedi, ai bordi dei banchi di scuola, alle sedie, e da lì non si muovevano più, solide come sassi. A un certo punto della mia vita le gomme da masticare sono scomparse. Non ero tanto io ad aver smesso di consumarle ma proprio l’intero umano paese ad aver perso attrazione per loro. Erano state soppiantate da un universo di mentine, mini gommine gelatinose, caramelle balsamiche e altre piccole amenità da infilare in bocca. La storia singolare delle gomme da masticare mi è tornata in mente entrando per la prima volta nella metropolitana di New York. La metropolitana non è in buone condizioni, tutt’altro. Forse Bill Gates potrebbe intervenire, si dice che con la sua fondazione abbia già devoluto 30 miliardi di dollari soprattutto in progetti educativi (spesso collegati alla diffusione dell’informatica e del computer…), ma qualche soldino per la metropolitana della città più importante degli Usa potrebbe trovarlo. Gli enti pubblici sembrano lontani dall’occuparsene.

Più che dalle pareti dei binari, scrostate e annerite, più che dagli scalini per raggiungerli, stretti e ripidi, e dalla quasi sistematica assenza di ascensori e scale mobili,  il mio occhio è stato attratto dalla pavimentazione. I pavimenti delle stazioni della metropolitana di New York sono coperti da macchie nere, dure e scolpite come fossero dei piccoli blocchi di colla. Sono gomme da masticare – cosa altro possono essere? Vecchie gomme da masticare abbandonate in un passato indefinito. Il fatto che in alcune stazioni di più recente fattura le macchie scure sul pavimento siano più rare e meno visibili, mi ha indotto a pensare che il destino della gomma del ponte (e dei suoi deboli concorrenti) abbia seguito negli Usa lo stesso destino seguito nella mia infanzia friulana. Grande euforia gustatoria e consumistica, declino e abbandono, trasformazione in elemento urbanistico inamovibile.

Appena ne avrò il tempo racconterò della musica che si può ascoltare nella metropolitana di New York durante i fine settimana. Gruppi e solisti di ogni genere, calamite di suoni senza confini. La loro presenza mi ha fatto presto scordare la gomma da masticare incollata ai pavimenti e ha reso ancor più memorabile il passaggio nella città dei grattacieli.  Ma per ora, la prima memoria conservata e offerta è quella della gomma da masticare.

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