Invecchiare bene, Invecchiare male – Werner Herzog

Ho recentemente inaugurato la rubrica “Invecchiare bene, Invecchiare male” con l’omaggio ai Sonic Youth (invecchiare bene). Oggi offro ai lettori un nuovo episodio, il cui protagonista è nientepopodimeno che Werner Herzog (invecchiare male). Ma come è possibile, dirà qualcuno, te la prendi con uno dei tuoi registi preferiti, l’autore di Fiztcarraldo, Aguirre, L’enigma di Caspar Hauser? Sì, è così. Negli ultimi anni Herzog non ha requie. Produce uno o addirittura due film all’anno. Perché? Ne vale la pena? L’altra sera ho assistito alla proiezione del suo ultimo documentario, Cave of Forgotten Dreams, che era seguito da una conversazione col regista trasmessa in diretta da Londra in cinquanta sale del Regno Unito e d’Irlanda.

Il film documenta un’eccezionale scoperta fatta in Francia nel 1994: una caverna che contiene dipinti realizzati più di 30.000 anni fa. Sono disegni di animali – orsi, cavalli, leoni – estremamente accurati e raffinati, vere opere d’arte di un’epoca lontanissima. La caverna non è aperta al pubblico ed Herzog è il primo e ultimo regista ammesso a filmarla. L’occasione è straordinaria e invero molte delle immagini tolgono il fiato (a dire il vero l’utilizzo del 3D fa anche girare la testa, ma quello è un altro discorso). Però. Però l’insistenza di Herzog di condurci in prima persona, con la sua voce narrante in inglese, produce risultati irritanti. In precedenti documentari lo avevo sopportato, ma qui mi viene difficile. Non è tanto l’accento sibilante che annuncia “Baviera!” a ogni consonante – piuttosto buffo per uno che vive da una vita in California – ma i contenuti, a mettermi a disagio. Herzog si è messo in testa di fare il poeta. O qualcosa che gli assomiglia. Mentre la camera sfiora un’opera antichissima che ha bisogno solo di silenzio per essere osservata, lui parte con una metafora inventata su due piedi. “I testi li elaboravo durante le riprese, nella caverna”, dirà all’intervistatore nel post-proiezione. Mi scusi, maestro, ma un po’ si era capito. Il problema vero di questo film è, però, che è troppo lungo. Fosse durato 30-40 minuti sarebbe stato una bel programma per una serata culturale davanti alla tv. Ma un’ora e mezza, che diamine. Invecchiando, e qui veniamo al punto della nostra rubrica, Herzog ha perso il senso del pudore. Certo, non è mai stato un maestro di modestia, ma almeno in anni ormai lontani si limitava a fare dei film folli fregandosene del gusto del pubblico. Ora, invece, vorrebbe intrattenere e raccontare. Ma in quello, francamentte, è meglio Pippo Baudo.

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4 thoughts on “Invecchiare bene, Invecchiare male – Werner Herzog

  1. … però in “Encounters at the End of the World” quel suo inglese che sembra sempre sull’orlo del crollo pareva ideale, in simbiosi con la precarietà della presenza umana in quei luoghi.
    Il tiro poetico filosofeggiante sul senso e sulle contraddizioni della vita in “Grizzly Man” poi era centrato…

    Mi riprometto di vedere “Cave of forgotten dreams” e ascoltare il buon Werner nelle sue elucubrazioni.

    btw la sua voce fuori campo pare cmq aver riscosso successo, proprio qualche minuto fa un amico di passaggio al bar per un caffé mi ha detto di aver visto ieri sera al Cinemazero il docu PLASTIC BAG di Ramin Bahrani e indovina?…

  2. Ciao Endria. Posso concordare con te… la narrazione di Herzog era meno invadente in quei due film, ma in questo boh. L’uomo mi sembra stanco. E’ come se fosse – anche comprensibilmente – soddisfatto di quello che ha fatto e si bastasse, non avesse più quell’urgenza di cercare e capire. Nell’intervista ha annunciato di aver recentemente partecipato a un episodio dei Simpson. Mentre lo diceva tradiva l’eccitazione del bambino che è stato finalmente accolto nella casa piena di giocattoli del compagno di scuola ricco. L’ingresso ufficiale nella cultura popolare made in Usa, così l’ha chiamato lui. Ed era felice.

  3. il post e commento di maxmauro mi ha colpito, perchè mi sembra (purtroppo) assai vero. Aggiungerei che recentemente Hergoz ha anche affermato qualcosa del tipo “sbaglia chi dileggia Hollywood”… in effetti lui più che dileggiare l’ha semplicemente ingnorata per tanti anni, ma in termini di stile ci si è ormai avvicinato con film com “il cattivo tenente” e “l’alba della libertà”, non brutti ma decisamente ordinari, quasi senz’anima.
    Sul tema centrale del post, l’invadenza del commento di Herzog, mi trovo ancora d’accordo. Un esempio secondo me plateale è il finale di “cave of forgotten dreams”, quelle interessanti immagini di coccodrilli albini che avrebbero meritato un po’ di silenzio, perchè ognuno lasciasse affiorare in autonomia una propria chiave di lettura. E invece ci si ritrova con una serie di ipotesi dello stesso regista del tipo “..forse ciò potrebbe significare che… oppure che…oppure che…”. Decisamente troppo, rimpiango la scena che chiudeva “Bokassa”, lasciata allio spettaore nella sua nudità, senza chiavi di lettura esplicite. Il poeta (quale, in senso ampio, Herzog ritengo sia stato più di ogni altro nel cinema) è colui che evoca con pochi cenni, non colui che ti legge l’enciclopedia treccani per fartela imparare a memoria.
    Purtroppio occorre accettare che negli anni qualcosa si sia perso, nello sguardo di Herzog, C’era prima una sorta di visione interiore che gli permetteva di prendere la tangente e raggiungere risultati straordinari per intuito più che per ragionamento. Ora invece mi pare tutto fin troppo cerebrale, la sua visionarietà è più sulla carta che altro, anche un film plurilodato come “l’ignoto spazio profondo” che mi risulta poco emozionante, prolisso, coraggioso più nelle intenzioni che nel risultato.
    E poi….non vorrei esagerare, ma pare anche a me che l’autocelebrazione abbia superato il limite. Che senso ha – per esempio – che Herzog racconti pubblicamente che il dialogo / lite con l’ingegnere del “diamante bianco” è stato in realtà preparato? Mi sta bene che non tutto sia spontaneo, ma chiedo che almeno io possa guardare il film (…che comunque trovo modesto) senza dovermi ricordare ogni volta che la scena tal dei tali è pura costruzione, questo all’atto della visione mi disturba.
    E ci sarebbe altro da dire. ma mi fermo per non perdere anch’io ogni pudore.

  4. walter, grazie del commento e della riflessione. Per Herzog, come per altri, vale il consiglio “teniamoci il passato”. Com’è difficile invecchiare bene, ugh.

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