La bici sulla schiena

La vita di condominio è segnata da eventi rituali. I densi odori provenienti a cadenza bisettimanale dall’appartamento accanto al nostro sono uno di questi. La giovane coppia di biologi pakistani con bambino ama cucinare nottetempo o prestissimo al mattino e lo fa regolarmente due volte a settimana. Mai una di più, mai una di meno. Il problema è il minipimer alle sei del mattino. Il minipimer ha un suono tra il trapano leggero e il motorino garelli a tre marce (in prima). Il minipimer, che bella invenzione. Il venerdì è di solito giornata rischiosa nel nostro stabile, perché il bancario irlandese che vive solitario al primo piano si prende delle libertà. La parola libertà si declina spesso con la parola alcool e il giovane uomo non smentisce questa convenzione. Esce con gli amici e rientra alle ore piccole in stati alcolici non compatibili con la normale funzione umana di un europeo continentale. Non reggendosi in piedi sbatte su tutte le superfici che incontra: portonicino, passamano, scalini, finché giunge a tentoni nel suo appartamento e, senza badare all’ora, al fatto che sopra di lui vive una coppia con due bambini, e che le pareti del palazzo sono ben sottili, accende lo stereo. E’ qui che la sua presenza si fa notare oltre ogni limite sperabile.

E’ un appassionato del brit-pop di alcuni anni fa, quello che probabilmente ascoltava nella sua adolescenza, gli Oasis, gli anni novanta, chitarre e testi spartani sbiascicati malamente. Per fortuna questo rituale ha durata breve. Dilaniato dagli effuvi alcolici riesce quasi sempre e spegnere lo stereo dopo una decina di minuti, prima di franare pesantemente sul pavimento.  Hai sentito il party  ieri sera? Mi chiede sistematicamente il giorno dopo la signora spagnola madre di due bambini che vive al primo piano. Certo, rispondo io, il venerdì…Comunque sempre meglio della coppia irlandese che teneva la tv accesa a tutte le ore. Poteva esserci un blackout metropolitano, un attacco aereo della Raf, o un allagamento, la tv rimaneva sempre accesa. A volumi da centro per anziani o da salone di parrucchiera. Quando hanno traslocato ho sentito un sollievo simile a quello provato all’annuncio che Berlusconi si era dimesso (questo era un sogno, ma la sensazione è quella).

Il rituale più rituale di tutti è però un altro. La single tedesca che vive sopra di noi si muove per la città in bicicletta. Brava, direte voi. Non c’è dubbio, è un comportamento meritorio, il suo. Solo che invece di parcheggiare la bici in cortile, come fanno i più, si porta in spalla la bici fino al quarto piano e la lega alla ringhiera delle scale. Ogni mattina, tra le sette le sette e un quarto, esce dal suo appartamento e comincia un concertino metallico che dura vari minuti. Il suono della catena che sbatte sulla ringhiera è come una sveglia, solo più insidiosa. Speri sempre di non sentirlo e invece lo senti. Alcuni giorni fa, tuttavia, mi sono reso conto che le cose potrebbero essere ben peggiori. Di solito, superata la fase di scioglimento della catena (una catena forse lunga alcuni metri, a giudicare dal rumore che fa), la ragazza scende le scale con la bici sulla schiena senza fare troppo rumore. Ma una mattina le cose sono andate diversamente. Ogni scalino era uno scontro: la ruota contro il muro, il manubrio sulla ringhiera, il freno contro il passamano o tutto insieme. Cosa stava succedendo? Improvvisamente mi sono reso conto della perizia solitamente impiegata nello scendere le scale senza urtare nulla.

Disteso a letto, ho pensato varie spiegazioni e mi sono convinto che una fosse quella giusta. Forse è per via di San Valentino, che cadeva il giorno prima. Un corriere aveva recapitato un mazzo di rose e non trovando a casa la ciclista germanica aveva suonato al nostro campanello. La spiegazioni mi pareva plausibile. Emozionata dal gesto del suo innamorato, turbata dai sentimenti d’amore, la ragazza scendeva le scale con passo confuso, la testa fra le nuvole, le ruote – in tutti i sensi – in aria. Ho condiviso questo racconto con l’amico C., irlandese. Parlavamo di storie di biciclette e le sue erano sorprendenti (prima o poi ne riferirò una su queste pagine digitali) così ho pensato di raccontare questa. C. ha prontamente offerto una spiegazione a suo dire logica al comportamento insolito della nostra vicina: “Probabilmente era ubriaca dalla notte precedente”. Sono rimasto a bocca aperta. Non  ci avevo pensato, non mi passava minimamente per la testa di dare questa spiegazione. La vicina tedesca è la persona più lontana dalle abitudini alcoliche locali. Trascorre il suo tempo libero ad ascoltare audiolibri e curare le sue piante. Non ha tv e le rare volte che ascolta musica sono dei valzer da festa paesana bavarese o qualcosa di simile. No, la spiegazione alcolica non ci sta. C. non mi ha creduto, è convinto che la tipa fosse ubriaca, o come dicono qua in pesante hangover. Chi avrà ragione?

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4 thoughts on “La bici sulla schiena

  1. evviva il vicinato molesto se ti ispira post cosi’! 😉
    mi hai fatto ridere.

    appero’ che realta’ cosmopolita l’irlanda… o e’ solo il tuo palazzo?

  2. grazie gigi. In questa zona ci sono due moschee (una è un’ex chiesa cattolica!), in generale Dublino raccoglie gran parte dell’immigrazione in Irlanda… per fortuna!

  3. eh, si sapeva che la vita da bancario e’ dura indeed…

    ps: Toby, uno dei miei baby camels. mentre era in recognizione a vecchia Bologna etichetta rossa, e’ incorso in una bicicletta sopra Berlino situata solitaria (o quasi) dentro una libreria di confine

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