Ricordo di Piermario Ciani

Che fine ha fatto l’archivio di  Piermario Ciani? A cinque anni dalla sua prematura scomparsa è triste vedere che non ci sia – in Friuli – un interesse a riflettere sul multiforme e per certi versi ‘incatturabile’ contributo all’arte e alla comunicazione dato da questo agitatore/artista nato e vissuto a Bertiolo, provincia di Udine. Ricordando il suo rapporto trasgressivo con il mondo dell’arte e della cultura istituzionali viene difficile pensare un ‘centro studi’ nel paese natio. E’ un’idea chimerica, visto lo stato delle cose. Forse perfino inappropriata. Ma perché, invece, non pensare alla raccolta del suo archivio da parte della Galleria di Arte Contemporanea di Udine (GAMUD)? La mia può suonare una provocazione, ma cosa ci sarebbe di strano? La mail-art, le sfide mediatiche di Luther Blisset e le altre espressioni artistiche al di fuori dell’arte ufficiale, non sono forse “arte”? E se così fosse, che importa? Quello che conta è che Ciani ha tracciato un sentiero di contatti e scambi transnazionali attraverso la mail-art alcuni lustri prima dell’esplosione di Internet. Ha svelato la precaria “verità” dei mass media, senza inseguire facili protagonismi. Si è mosso in molte direzioni, spesso anticipando idee e interessi, sarebbe bello offrire ai più giovani, ai più curiosi tra i più giovani, memoria di questo.

Qualche tempo fa sono stato contattato da una giovane laureanda di Roma che sta completando una tesi di laurea su Piermario Ciani e per questo stava raccogliendo informazioni e memorie di persone che avevano conosciuto o collaborato con Ciani. Il mio rapporto con Piermario è stato breve, ma ho volentieri inviato un ricordo. Lo pubblico ora in questo cortile digitale.

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La mia conoscenza con Piermario Ciani risale agli anni ottanta. Al tempo era solo una conoscenza virtuale, nel senso che conoscevo il suo nome, non la persona. Io ero un adolescente o poco più e leggevo questo nome misterioso su fanzine e riviste come Rockerilla, in notizie riguardanti la mail-art. Ciani era protagonista di iniziative artistiche underground che facevano il giro del mondo senza passare per le gallerie d’arte. Non era il nome in sé a colpirmi, ma la località a cui era abbinato: Bertiolo, provincia di Udine.

Per me Bertiolo non era niente più che un paese della pianura friulana simile al mio, Gradisca di Sedegliano, distante appena dodici chilometri. Paesi prettamente agricoli, piccolissimi, dove la DC manteneva da sempre il controllo del potere. L’unica cosa per cui Bertiolo era noto nella zona era la Sagra del Vino.  Cosa ci faceva un artista underground a Bertiolo?, mi chiedevo, ed era una domanda assillante la mia. Come è fatto un artista punk di Bertiolo? E’ che cosa fa durante il giorno? Quanti anni ha? Queste domande avevano un senso perché in paese ascoltare quella che al tempo veniva definita “musica alternativa” significava diventare un alieno. Eri diverso e la ricerca di tuoi “simili” diventata un’occupazione quotidiana. I tuoi simili li incontravi a Udine, in città, a scuola, o se ti andava bene nel viaggio in corriera. Ti scambiavi cassette registrate malamente e le ascoltavi in solitudine. Erano ragazzi come te, che avevano abbracciato una visione diversa dell’essere “giovane” e “contro”. Qualunque cosa questo volesse dire, sapere che qualcuno di Bertiolo era protagonista del mio mondo parallelo, faceva una certa impressione. Una delle firme più amate di Rockerilla era Vittore Baroni, e il fatto che Baroni fosse spesso associato con Ciani rendeva i due per me dei personaggi importanti, anche se non avevo la più pallida idea di cosa significasse fare mail-art (lo imparai più tardi).

 Passarono gli anni. A metà dei novanta ebbi finalmente modo di incontrare Ciani grazie agli amici di Usmis, una rivista di arte, musica, politica e altro ancora, che diede uno scossone alla realtà locale e non solo. A Ciani era stato chiesto di collaborare con la rivista curandone la grafica. Il suo “studio” era proprio a Bertiolo, praticamente nella piazza del paese, sopra il panificio, che portava il suo stesso nome (era l’attività di famiglia). Ecco il luogo che avevo fantasticato da ragazzo! Il Ciani che incontrai in quell’occasione era un tipo alla mano ma che parlava una lingua diversa, assolutamente non provinciale. I suoi lavori di grafica erano originali, rendevano Usmis un oggetto spaziale rispetto alla realtà friulana.

E poi venne Luther Blisset. Anche in questo caso, come in quello della mail-art, ci arrivai in ritardo. Le beffe mediatiche attorno alla sigla Luther Blisset trovarono in me un perfetto destinatario, un quasi allocco di provincia.  Come non credere che un tale Harry Kopper (o Kipper o Kapper, chi si ricorda) si fosse perso nella campagna friulana facendo delle ricerche psico-geografiche? Io stesso mi ci perdevo, avventurandomi in lungi giri ciclistici. E poi i giornali locali parlavano diffusamente dello scienziato smarrito. C’era del genio in questi giochi pubblici, in queste manipolazioni mediatiche, e Ciani, capii dopo, ne era uno degli autori principali se non l’ispiratore primo.

Passarono altri anni. Nel frattempo con Piermario avevo creato un rapporto di conoscenza più stretta. Lavoravo come giornalista per un giornale locale e stavo attento a non farmi fregare dall’ennesima burla mediatica, ma ormai quel tempo era passato e altre iniziative occupavano l’inesauribile uomo multimediale di Bertiolo. Un giorno, era il 2000 o il 2001, gli mandai un’email con una richiesta di aiuto. Avevo scritto un libro, una breve storia del gruppo punk in cui avevo cantato per sei anni, gli Inzirli. Avevo in mente il formato del libro, quello del libro delle preghiere per capirsi, un libro da taschino, e una foto da mettere in copertina. E il titolo, “Inzirli, una storia per caso”. Mandai il file del libro e tutti gli allegati a Piermario. Hai qualche idea per la copertina?, gli chiesi spudoratamente. Nell’arco di due ore mi arrivò la sua risposta. Non una semplice risposta, ma la copertina già disegnata, in due versioni diverse! Era bellissima, con la foto contornata da una mezzaluna al centro della pagina. Mi piaceva il colore, arancio vivo, e il font che aveva usato. Dissi di sì, entusiasta. Con la sua modestia, Piermario mi fece poi capire che il libro andava impaginato, che non era solo una questione di copertina e di titolo. Lo lasciai fare, e credo che la cosa gli piacque al punto che fece anche dell’editing. Mi accorsi poi, a libro stampato, che aveva sistematicamente diviso le due parole punk e rock che io avevo tenacemente scritto unite, senza nemmeno una lineetta in mezzo. Era una mia scelta, un vezzo, ma lui lo interpretò come un errore e lo corresse. Sul momento ci rimasi male, ma non glielo dissi, qualcosa mi trattenne. Capii dopo cos’era. Sentii la sua azione come un gesto di affetto, di attenzione verso il mio lavoro e verso di me. In fondo io non gli avevo chiesto di fare l’editing e si era solo preoccupato di migliorare il libro. Ogni volta che una copia di quel libro mi capita sott’occhio penso a lui, e alla sua correzione. Gli sono grato. Volevo che lo sapesse, prima o poi.

Dublino, gennaio 2011

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5 thoughts on “Ricordo di Piermario Ciani

  1. Credo proprio che manchino ai ragazzi oggi dei riferimento artistici di questo tipo, quindi nell’ottica di promuovere il suo lavoro per farlo conoscere ai giovani io mi rendo disponibile caro Max. Mandi pankrocker!

  2. Avevo pensato questo post tempo addietro, e non ero informato dell’evento tenutosi in giugno a tra Lestizza e Bertiolo in memoria di Piermario. E’ un’iniziativa meritoria, speriamo che qualcosa si muova anche rispetto al suo archivio e al catalogo di AAA edizioni. Chi vuole saperne di più su Piermario, e sull’evento di cui sopra, trova una ricca messe di informazioni nel blog di Wu Ming, lode a loro.

  3. Caro Max Mauro, sono Giorgia di Roma, finalmente laureata! Il tuo testo è inserito nella mia tesi, posso inviarti una copia! sono molto felice di aver trovato questo articolo e del blog dedicato a Piermario Ciani; grazie a lui, ai suoi insegnamenti e agli ambiti che ho scoperto seguendo i suoi percorsi, la mia tesi sta diventando un progetto di dottorato..
    Un caro saluto e grazie ancora per avermi aiutata durante la ricerca.
    Giorgia

  4. Cara Giorgia, innanzitutto complimenti per la laurea e per il progetto di dottorato. Mi fa piacere di aver dato un piccolo contributo al tuo lavoro. Tienimi informato dei progressi. Tanti auguri per il futuro!

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