L’asilo ai tempi dello stato di eccezione

A cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta, nella scuola media di Sedegliano, c’era un insegnante di francese appassionato di cinema che organizzava delle proiezioni di film. Mi ricordo in particolare le proiezioni di “Z-L’orgia del potere” (la mia avversione per la divisa credo parta da lì!) e “L’albero degli zoccoli”, ma ce ne furono altre. Erano proposte coraggiose, tenendo conto dell’età media del pubblico (!). D’altra parte, quelli che hanno superato i quaranta forse ricordano che in quegli anni la televisione pubblica passava, in prima serata, spettacoli di Dario Fo e perfino di Carmelo Bene e vista la scarsità di canali a disposizione tutta la famiglia si trovava riunita a vederli. Altri tempi.

Quelle lontane proiezioni scolastiche mi sono tornate in mente qualche tempo fa vedendo un documentario che tratta la questione dell’asilo, umanitario o politico che dir si voglia. Mi sono chiesto che effetto farebbe la sua proiezione in una scuola. Aiuterebbe non poco gli insegnanti a far comprendere la complessità dei fenomeni migratori contemporanei, le contraddizioni degli stati europei che producono montagne di norme per limitare la mobilità delle persone (mentre rendono evanescenti quelle che limitato la mobilità di merci e capitali) e l’elemento umano che spesso nelle rappresentazioni mediatiche viene ridotto a dramma e paura.

Mi ha confortato non poco sapere che Les Arrivants è stato un piccolo fenomeno in Francia, e sono state molte le proiezioni pubbliche organizzate. Il film segue la vita di un centro di prima accoglienza per richiedenti asilo e lo fa con stile essenziale, intimo, ma non invadente. La sua originalità sta nel fatto che i protagonisti non sono i migranti, ma due assistenti sociali a cui compete di raccoglierne le storie e mandare avanti le pratiche per l’ottenimento del permesso di soggiorno. I due autori-filmmaker hanno seguito il lavoro delle due operatrici nell’arco di alcuni mesi, dopo aver creato un forte rapporto di fiducia e intesa con loro e le persone che passavano dal loro uffici. Les Arrivants è stato pensato in sintonia con la direttrice del centro (una ong finanziata dallo stato francese) e finanziato da vari enti pubblici. Il risultato emoziona, fa riflettere, talvolta disturba. E’ un cinema delle persone, non dei registi.

Purtroppo film come questi si possono vedere solo ai festival (così è capitato a me) o, se si è fortunati, su qualche canale tematico. Magari prima o poi qualcuno deciderà di sottotitolarlo e farlo vedere anche in Italia.

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