La dittatura della velocità

Ho letto con angoscia la notizia di un uomo di 49 anni travolto e ucciso da un furgone mentre faceva un giro in bici con il figlio. L’autista del furgone ha cercato di fuggire, ma è stato bloccato da un automobilista che percorreva la stessa strada. Una storia purtroppo non eccezionale. Andare in bici sulle strade italiane è pericoloso. Il traffico è intenso a tutte le ore, anche nelle zone rurali. Veicoli che corrono, corrono, corrono. Per gli automobilisti chi va in bici è un disturbo della circolazione (non rendendosi conto che molte strade della vecchia Italia non erano state costruite per le auto!).

Il numero di autoveicoli che circolano sulle strade italiane è enorme, ormai fuori controllo. In Italia nel 2009 circolavano più di 35 milioni di auto, e il numero è in costante aumento, grazie ad aiuti governativi, pubblicità ossessive (in nessun altro paese da me conosciuto l’auto ha una così marcata presenza pubblicitaria come in Italia) e una visione distorta del bene ‘automobile’.  Alla fine degli anni novanta le auto immatricolate nella penisola erano 30 milioni e nel 1986 24, undici milioni in meno di oggi! Negli anni sessanta ne circolavano solo 1,9 milioni, meno di quante se ne vendono ora ogni anno. I dati parlano da soli, ma a complicare le cose è il modo in cui le automobili vengono vissute e usate. Si sale in auto per qualsiasi commissione, anche per distanze brevi che si potrebbero coprire tranquillamente con altri mezzi (in primis la bicicletta), risparmiando in benzina, quindi soldi, inquinamento ecc. Ogni individuo adulto deve disporre di un veicolo: è un segno di “indipendenza”, per i più un’imprescindibile necessità. Il problema più grave, a mio parere, è tuttavia la dilagante ossessione per la velocità. Quando mi capita di guidare, e in Friuli mi capita spesso, tengo gli occhi sui cartelli che indicano i limiti di velocità. E’ evidente, sono lì per ornare il paesaggio, nessuno li rispetta.

Alcuni giorni fa mi sono trovato a percorrere una strada stretta, dalle parti di Martignacco (UD). La strada è poco più larga di una carreggiata, da un lato vi sono delle case, dall’altro un piccolo fiume. E’ una strada rurale, molto suggestiva. Tra l’altro è il principio di un sentiero che poco più in là entra nel bosco e quindi potenzialmente utilizzata anche da pedoni e ciclisti. Il limite di velocità è di 50 all’ora, anche se in strade così strette, nelle zone abitate, dovrebbe essere anche minore. Guidavo stando entro i limiti e sono stato superato due volte – con i rischi che il sorpasso in tale strada come si può immaginare comporta – da auto guidate da persone sole, probabilmente del luogo. Che fretta avevano? Dove dovevano andare con tale urgenza, di sabato pomeriggio? Pensionati, donne di mezza età, giovani uomini in maniche corte, ragazze con occhialoni da sole grandi più del viso, tutti hanno fretta, tutti devono arrivare presto in qualche luogo. Perché? Quanti minuti vengono guadagnati attraversando il paese a 80 all’ora (senza dire delle strade provinciali percorse a 110. Chi controlla? Nessuno).

P.S. Nessuna sorpresa per quanto detto sopra, basta guardare gli esempi che arrivano dagli uomini pubblici. Qualche tempo fa Un sessantacinquenne dissennato che siede in parlamento si è vantato pubblicamente di aver toccato i 300 all’ora con la sua fuoriserie.

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5 thoughts on “La dittatura della velocità

  1. Dovrebbero incarcerare per istigazione a propagandare ignoranza anche chi scrive pezzi come quello del link.

    ‘ La Polizia stradale lo ha arrestato, perchè, invece di fermarsi e prestare aiuto all’uomo che, poco prima delle 19, aveva travolto lungo via XXIV maggio, il 48enne di Adegliacco, Roberto Toffoletti, deceduto sul colpo, ha tirato dritto, nel folle tentativo di far disperdere le proprie tracce.’

    Che costruzione sintattica e’? Overdose di coordinate, subordinate e virgole? Post-modernismo della frammentazione della frase? Bisogna sforzarsi per capire cosa succede e a leggerla sembra comunque che il Toffoletti, deceduto sul colpo ha poi tirato dritto (probabilmente verso il creatore). Ma alla fine tutto quadra. Ignoranza di chi scrive sui giornali, ignoranza pianificatrice e legislativa di chi propaga una cultura stradale basata solo sulle auto, ignoranza di chi guida.

  2. La deriva sintattica e grammaticale di chi usa l’italiano per comunicare è un problema altrettanto diffuso, non c’è dubbio. Rispetto all’incidente, invece, uno si augura che la colpevole disgrazia stimoli uno scatto di indignazione o almeno di presa di coscienza, poi mette la testa fuori dalla finestra e osserva il passaggio di auto(mi) a 80 all’ora in strade urbane…

  3. Pingback: » Blog Archive » La dittatura della velocità di Max Mauro

  4. Tra l’altro sul quotidiano locale di ieri venivano riportate le proteste dei cittadini di Reana del Roiale, il paese dove è avvenuto l’incidente. Si lamentano del problema velocità: l’incidente è avvenuto in una strada ‘urbana’ dove nessun autoveicolo rispetta i limiti di legge. Il sindaco o chi per lui ha dichiarato che si può fare poco, citando i dissuasori di velocità come unica soluzione. Mi chiedo, e lo chiedo agli amministratori locali: nessuno ha mai attraversato i paesi della vicina Austria, dove l’ingresso all’area abitata è spesso caratterizzato dal restringimento della carreggiata? Voglio vedere un’auto a entrare in paese a 90 all’ora se si trova una piccola aiuola a limitare l’ampiezza della sede stradale.

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