L’Irlanda e gli sport gaelici

Alcune sere fa sono incappato in torme di famiglie di celeste vestite, che percorrevano le vie di Dublino sul far della sera di un lunedì non festivo (niente bank holiday, per intenderci). C’era entusiasmo, palpabile eccitazione, nel loro procedere. I bambini portavano bandiere, anzi bandierine, come si confà alle loro esili corporeità, anch’esse colorate di celeste. Che succede?, mi son chiesto. Gli angeli del firmamento sono scesi in terra per un tour nostalgico, tipo la reunion dei Led Zeppelin? Coi tempi che corrono, di crisi e smarrimento globale, ci potrebbe anche stare. Nulla di tutto ciò, niente ascesi mistiche in massa, almeno per ora. Le magliette e le bandierine inneggiavano alla squadra di football gaelico di Dublino, fresca campione d’Irlanda (di tutta l’isola, perché i campionati di sport gaelici coinvolgono contee sia della Repubblica d’Irlanda che dell’Irlanda del nord). Ero tentato di accodarmi alla folla di tifosi di tutte le età, ma ho soprasseduto, da alcuni anni soffro particolarmente la massa. Il giorno successivo, gli organi di informazione mi hanno comunicato che circa 40mila persone si erano riunite in Merrion Square, forse la piazza più centrale e rappresentativa della città, per celebrare i campioni del Dublin GAA (l’associazione dei giochi gaelici).  Continua a leggere

Il mare dov’è

Una domenica mattina di inizio estate. La città è pressoché deserta, mentre l’attraverso in bicicletta diretto alla fermata del bus di O’ Connell Street. Quando raggiungo il principale ponte sul Liffey, il grigio e spugnoso fiume che taglia in due Dublino, provo una sensazione strana, qualcosa che sul momento non riesco a nominare. Mi fermo in mezzo alla strada per capire meglio, i pochi veicoli in circolazione sembrano innoqui. Come sempre, come in tutte le città che ho conosciuto, le prime ore del giorno festivo sono momenti di silenzio e prossimità. La città sembra più ‘vicina’, si offre assonnata e pudica, dopo l’euforia della notta di festa. Il mare non è distante, lo si intravede in fondo al corso del fiume, ma non è visibile, la sua presenza accessoria alla città e ai suoi abitanti. Improvvisamente capisco cosa c’è di strano, nella mattina silenziosa. Il profumo del mare! E’ la prima volta che lo sento, dentro la città. Mi sposto dalla strada e mi faccio più vicino al corso del fiume. E’ un odore nuovo, in questo luogo, a lungo inseguito. Dov’è il mare a Dublino?, si chiedono i viaggiatori. Me lo chiedo anche io, abitante di passaggio, cittadino transeunte. Il mare è nascosto dalla storia, il porto lo avvolge, edifici e ricordi, ma nulla che si possa toccare, che si lasci avvicinare. Bisognerebbe accompagnare il Liffey per vederlo, il mare. Oppure, come fanno i più, raggiugere i sobborghi a sud e a nord, dove la città non è più città, e il mare è qualcos’altro, anch’esso. Strana città di mare, quella dove non è possibile camminarci vicino.