L’Irlanda e gli sport gaelici

Alcune sere fa sono incappato in torme di famiglie di celeste vestite, che percorrevano le vie di Dublino sul far della sera di un lunedì non festivo (niente bank holiday, per intenderci). C’era entusiasmo, palpabile eccitazione, nel loro procedere. I bambini portavano bandiere, anzi bandierine, come si confà alle loro esili corporeità, anch’esse colorate di celeste. Che succede?, mi son chiesto. Gli angeli del firmamento sono scesi in terra per un tour nostalgico, tipo la reunion dei Led Zeppelin? Coi tempi che corrono, di crisi e smarrimento globale, ci potrebbe anche stare. Nulla di tutto ciò, niente ascesi mistiche in massa, almeno per ora. Le magliette e le bandierine inneggiavano alla squadra di football gaelico di Dublino, fresca campione d’Irlanda (di tutta l’isola, perché i campionati di sport gaelici coinvolgono contee sia della Repubblica d’Irlanda che dell’Irlanda del nord). Ero tentato di accodarmi alla folla di tifosi di tutte le età, ma ho soprasseduto, da alcuni anni soffro particolarmente la massa. Il giorno successivo, gli organi di informazione mi hanno comunicato che circa 40mila persone si erano riunite in Merrion Square, forse la piazza più centrale e rappresentativa della città, per celebrare i campioni del Dublin GAA (l’associazione dei giochi gaelici). 

Per l’osservatore questo episodio è estremamente significativa, e interessante. In quale altro paese, in quale altra capitale di uno stato, si possono raccogliere decine di migliaia di persone a celebrare una vittoria sportiva in uno sport ufficialmente non professionistico, per di più non praticato al di fuori dei confini dello stato o dell’isola (se si escludono le cocciute comunità di emigranti)? La finale vinta dai Dublin boys, tenutasi al Croke Park due giorni prima, era stata seguita da 80mila spettatori. Lo stadio era esaurito da mesi e fra gli appassionati che non erano riusciti ad ottenere un biglietto serpeggiava scoramento, persino rabbia. La festa popolare, degna di una spontanea parata per la vittoria ai mondiali di calcio,  era la ricompensa per l’entusiasmo profuso da questi tifosi. Cosa significano gli sport gaelici? Che cosa ci dicono rispetto  alla questione delle identità collettive?

Quando il Leinster rugby vinse la maggiore competizione europea, alcuni anni fa, ci fu grande festa, ma nulla di paragonabile a questa messa in scena dagli appassionati dello sport gaelico. Nel calcio simili successi a livello di club sono impensabili, mentre la nazionale è altra cosa, è la nazionale. Quindi, gli sport gaelici. Mi è parso che il flusso maggiore di persone dirette a Merrion Square giungesse dalle zone sud di Dublino, tradizionalmente abitate in prevalenza da classe media e medio alta. Però le bandierine celesti le avevo notate nei giorni scorsi anche in zone più ‘popolari’. Le dinamiche di classe non funzionano, o funzionano fino a un certo punto, per spiegare la passione per i Gaelic Games. Certo, il calcio è, in Irlanda, storicamente sport delle zone urbane, delle zone urbane abitate dai più poveri. E’ in quelle zone che operano la stragrande maggioranza di club giovanili, l’anima del vasto movimento calcistico irlandese. Gli Sport Gaelici hanno la loro sede naturale, il centro della passione nazionale, nelle zone rurali, lontano dalla città, luogo di perdizione e meticciato. Questo è vero al punto che la simbiosi sport gaelici=Irlanda rurale=Identità nazionale è un refrain automatico che ogni presidente della repubblica o politico in vena di smancerie populistiche non si trattiene dall’esprimere.

Cosa significa per Dublino vincere il titolo di football gaelico? L’ho chiesto ad alcuni amici irlandesi. Le loro spiegazioni erano semplici, nulla di strano, la festa è giustificata dal fatto che questo titolo mancava a Dublino da 16 anni. Va bene, possiamo metterla su questo piano. Ma visto che le squadre rappresentano le contee, e i giocatori possono essere solo abitanti della contea, non suona un po’ strano che si debba celebrare a questo modo la vittoria di Dublino (1 milione e 270mila abitanti) contro la minuscola Kerry (145mila abitanti)? Non ho ancora ricevuto risposta soddisfacente. C’è qualcosa che mi sfugge, in tutto questo.

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