Una volta erano pentole

Tempo fa mi hanno regalato una borraccia di metallo, una di quelle che si bozzano facilmente ma sono comunque molto più pratiche ed ergonomiche delle bottiglie di plastica. La sua marca è ‘SIGG’. Made in Switzerland è inciso in bella vista sotto il marchio. Ecco qualcosa che non porta l’onnipresente ‘Made in China’, mi son detto. Poi ci ho pensato un po’ su. Il nome non mi era nuovo. Cerco di mettere in funzione i pochi e impolverati neuroni che mi rimangono ed ecco la lampadina che si accende. Vado in cucina, apro l’armadio, prendo una pentola che ha la mia età. La marca è SIGG. Assieme ad altre sue sorelle, la pentola era parte del bagaglio con cui i miei genitori rientrarono dalla Svizzera, sul nascere degli anni settanta. Anche io ero parte del bagaglio, per così dire (ma neanche tanto, visto che l’uscita dal paese era clandestina, come il mio ingresso, per altro). La SIGG era la fabbrica di pentole dove lavorava mia mamma. Avevo circa dieci anni quando tornai assieme a lei a Frauenfeld, il paese dove sono nato e dove ha sede la fabbrica. Tra le persone che andammo a visitare c’era anche il suo caporeparto alla SIGG, uno svizzero-tedesco dallo sguardo burbero, almeno così apparve ai miei occhi di bambino. La fabbrica di pentole era impressa nei ricordi di mia madre. Attraverso le pentole indistruttibili, lo è anche dei miei. Ora c’è la borraccia. Meno indistruttibile. Una volta erano pentole.

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