La legge è uguale per tutti (qualche volta anche per l’amico americano)

Un soldato statunitense in servizio in una delle basi USA in Corea del Sud è stato condannato – da un tribunale coreano – a dieci anni di prigione per aver violentato una donna. La notizia è singolare perché di prassi i soldati USA presenti in tanti, troppi, paesi del mondo, non sono soggetti alle leggi di quei paesi. L’esempio più enorme è la strage del Cermis, dove 20 persone persero la vita per colpa di un pilota statunitense, di stanza alla base di Aviano, che giocando a chi volava più basso coi suoi amici tranciò i cavi della funivia. La giustizia italiana non potè processare i membri dell’equipaggio dell’areo, che vennero invece giudicati da un tribunale militare a casa loro. La corte assolse il pilota e il suo navigatore, gli unici imputati. Vennero successivamente rimossi dal servizio per aver distrutto un nastro registrato durante il volo.

Da come la notizia viene riportata dalla BBC, si capisce che gli USA hanno giurisdizione esclusiva sui loro soldati anche in Corea del Sud, ma (traduco) “negli ultimi anni hanno onorato ogni richiesta delle autorità sud-coreane di giudicare personale americano imputato di gravi crimini”. O la strage del Cermis non è un reato grave oppure c’è qualcosa che non quadra in questa situazione. Forse, ma dico forse, qualcosa è cambiato nella politica USA di gestione delle basi all’estero. Sarebbe un elemento a favore di quell’uomo tenue e disorientato che porta il nome di Barak Obama. Tuttavia, giudicando da come si è comportato fino ad oggi, vedi interventi armati in Libia e altri paesi, sostegno dei golpisti in Honduras, mantenimento dell’embargo su Cuba, le ragioni sono probabilmente altre. Da Wikipedia vengo informato (le fonti linkate sono in giapponese) che tra il 1952 e il 2004 i soldati Usa di stanza in Giappone sono stati protagonisti di circa 200.000 incidenti e reati che hanno provocato la morte di 1,076 civili giapponesi. La presenza Usa in quella parte del mondo (la Corea è dirimpettaia del Giappone) è stata spesso oggetto di critiche per i danni causati alle persone e alle cose. Forse, quindi, il caso riportato è più una risposta al clima generale che un cambio di atteggiamento.

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2 thoughts on “La legge è uguale per tutti (qualche volta anche per l’amico americano)

  1. Forse la strage del Cermis è meno grave della violenza? O la violenza -quale che sia- ha radici comuni che si alimentano fra la prevaricazione e l’indifferenza?
    Domande intriganti, non retoriche di cui non propongo risposte che sarebbero lunghe e complesse.
    Accenno invece al funzionamento di un organismo di controllo di cui per alcuni anni (1994/1997) ho fatto parte: il COMIPAR, comitato misto paritetico servitù militari, i cui memebri ‘laici’ sono tali in parte di diritto, in parte perché eletti dal consiglio regionale.
    Si dovrebbero occupare dei problemi inerenti lo sviluppo economico, sociale, territoriale della regione (o almeno così diceva la legge negli anni della mia frequentazione).
    Chi volesse esaminare la documentazione cui nell’attività del Comipar si può avere accesso, troverebbe una valanga di utili materiali.
    Personalmente lasciai il Comipar perché dovetti constatare l’assoluto disinteresse alle informazioni che potevo trasmettere sia di chi mi aveva eletto, sia delle associazioni pacifiste (che informavo con relazioni scritte), totalmente indifferenti alle palesi contraddizioni della politica degli enti locali in rapporto alla presenza militare.
    Quello che mi veniva chiesto era una confusa e chiassosa testimonianza di generico pacifismo che ha trovato il suo sfogo emblematico in una marcia attorno alla base di Aviano.
    Io pensavo di dover fare altro, ma da sola era impossibile.
    Così alla fine del 1997 mi dimisi e, per fortuna solo mia, lo feci prima delle strage del Cermis (il problema dei voli a bassa quota era ben noto ma non affrontato nella società civile).
    Augusta De Piero

  2. Cara Augusta, hai fatto bene a ricordare le responsabilità dirette e indirette delle autorità italiane nell’attività delle basi statunitensi. Anni fa pubblicai un’inchiesta su Diario sulla situazione della base di Aviano (si può leggere nella sezione Articoli) e riscontrai come ci fosse un dot ut des, sbilanciato a favore degli Usa, che metteva tutti a tacere. Spero che un giorno qualcuno riuscirà a spiegarmi perché il Centro di Riferimento Oncologico ha sede ad Aviano.

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