Il libraio, la città e l’automobile

Acquisti in automobile: la salvezza delle librerie.

La chiusura di una libreria è una notizia che mi rattrista in modo particolare. Tra gli esercizi commerciali, la libreria è quello che ha il rapporto più sfumato con il concetto di ‘merce’ e più accentuato quello con ‘cultura’ (intesa in senso ampio). Leggere che la Libreria Carducci, situata nel centro di Udine, chiude i battenti dopo novant’anni di attività, non mi ha lasciato quindi indifferente. In queste occasioni uno si aspetta delle riflessioni ponderate sul perchè un’attività con una tale storia e un’invidiabile localizzazione, al centro di una delle più suggestive piazze udinesi, sia costretta a chiudere.

Magari un ragionamento sui cambiamenti generazionali dei lettori, sulla sfida imprevedibile posta dagli e-book, sulla mole di pubblicazioni in circolazione, sulla concorrenza dei centri commerciali e dei supermercati. Insomma, gli spunti su cui riflettere sono molteplici e tutti interessanti. E invece. Nell’articolo pubblicato dal Messaggero Veneto il titolare della Carducci asciuga in poche battute (tre righe tre nella trascrizione del giornalista) alcuni dei succitati temi per concentrare la sua attenzione sulla limitazione al traffico nel centro cittadino e la mancanza di parcheggi per le automobili che, è il suo ragionamento, terrebbero lontani i clienti. Per chi non conosce la realtà del capoluogo friulano, rammento che da diversi anni è stato avviato un piano per favorire una migliore mobilità cittadina che prevede, oltre alla pedonalizzazione di alcune zone del centro storico, la realizzazione di una rete di piste ciclabili.

I commercianti cittadini, per motivi che sfiorano la patogenesi, sono e sono stati tra i più arcigni avversari di queste politiche. Le argomentazioni del librario non sono quindi inedite. Nondimeno, però, risultano insensate. C’è una (in)cultura pervadente che continua a vedere la bicicletta in ambito urbano e l’uso dei mezzi pubblici come qualcosa di disdicevole, un richiamo a un passato di povertà e ristrettezze che si vuole per sempre cancellato. Va da sé che l’automobile è il mezzo principe da favorire ad ogni costo, anche se oggi – in città – scomodo, costoso e dannoso. Ma non è questo il punto.

Nei fatti, l’automobile gode a Udine di attenzioni speciali che forse al libraio e agli altri commercianti che condividono le sue idee sfuggono. Non mi interessa assumere la difesa dell’amministrazione comunale, ma cercare di ragionare sui fatti. Il libraio afferma che ‘Trovare parcheggio a una distanza ragionevole da piazza XX Settembre, in determinati orari, è un’impresa impossibile”. Ora, immedesimandosi nel possibile cliente che voglia raggiungere questa piazza in automobile, il semplice utilizzo di GoogleMap informa che a distanza di 170 metri (centosettanta)  dalla piazza vi sono ben due strutture di parcheggio interratto. Il parcheggio di Piazza Venerio può contenere fino a 184 auto, quello del Tribunale  186. A questi si aggiungono i parcheggi a lato delle strade, ovviamente numerosi. I misteri della mente umana sono insondabili, quindi è ardua impresa decifrare il ragionamento del nostro librario prossimo al pensionamento. Per esperienza personale posso assicurare che quando mi sono dovuto recare in centro in automobile ho sempre trovato posto in una delle due strutture, a diverse ore e giorni della settimana. Quindi?

Tra l’altro, per aggiungere ridicolo a una già risibile argomentazione, dalle due del pomeriggio i parcheggi coperti del centro sono gratuiti per la prima ora. Cosa si vuole di più? Forse una libreria drive-through? Lo so, il lettore che mi ha seguito fino a qui penserà di essere preso in giro, ma assicuro che quanto riportato è la verità.

Chiunque ami le città, e quelle italiane sono tra le più belle e antiche al mondo, sa che per viverle meglio va ridotto il traffico automobilitistico e vanno favorite altre forme di trasporto, in primis quello pubblico. La bicicletta è il mezzo che meglio di chiunque altro si armonizza con quello pubblico. Permette indipendenza, favorisce salute, trasmette gioia (in condizioni un minimo favorevoli di condotta). Perché non crederci, signor libraio?

P.S. L’accoglimento del manifesto per una città più sicura per i ciclisti (e gli altri utenti deboli, di cui spesso ci si dimentica) è un passo doveroso da parte di tutte le amministrazioni comunali, ma senza un cambio di mentalità della moltitudine auto-diretta rischia di rimanere lettera morta.

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5 thoughts on “Il libraio, la città e l’automobile

  1. Ottimo articolo! Qui a Udine la colpa della morte commerciale del centro ricade sempre sui pochi parcheggi e sulle ciclabili, mai agli N centri commerciali nell’immediata periferia della città, o dei prezzi insensati di alcuni esercizi commerciali…

  2. Sono d’accordo, e ne ho già scritto in passato qui https://maxmauro.wordpress.com/2011/01/06/macchine-da-consumo/
    Nessuno può ragionare sul “declino” del centro storico della città senza considerare l’abnorme presenza di centri commerciali nella cintura urbana, che succhiano fuori non solo attività economica ma anche semplice aggregazione sociale. Però, dal canto loro i commercianti del centro potrebbero cercare di essere un po’ più flessibili negli orari. La chiusura a metà giornata è anti-storica.

  3. @max non so se hai mai avuto occasione di parlare coi commessi dei centri commerciali, ma li fanno delle cose al limite delle capacità umane per mantenere aperto il negozio in orario continuato. Per un negozio a conduzione famigliare (diverso dalle grandi catene che alloggiano nei CC) avere orario continuato significa assumere una persona in più e spesso (causa l’altissimo costo del lavoro) non combinano (oltre a non volerlo fare, altrimenti come fanno a mantenere il SUV?). Secondo me la pedonalizzazione e le ciclabili sono l’unica salvezza dei centri storici.

  4. Ivan, hai ragione sulle condizioni di lavoro dei commessi, ma credo ci sia una via di mezzo possibile o perlomeno pensabile. Mi è capitato spesso di vedere turisti navigare a vuoto per il centro storico in attesa che i negozi aprano…alle 16.30. E parliamo anche di negozi di lusso. Ognuno può fare qualcosa per migliorare le cose.

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