Sul viaggiare maschile

E’ arrivato nelle librerie in questi giorni “In bici dalla Siberia a casa”, il libro che ho tradotto nei mesi scorsi per Ediciclo. L’autore è Rob Lilwall, un ex insegnante di geografia che, messosi in viaggio con un amico con l’idea di tornare nella natia Inghilterra dalla lontana Siberia, è rimasto in giro con la sua bicicletta per tre anni. Il libro, che ha riscosso un certo successo in Gran Bretagna e da cui è nata anche una trasmissione televisiva (trasmessa in Italia da Rai5), è il resoconto di questo lungo viaggio, una vera e propria spedizione, come la chiama l’autore. Una spedizione alla ricerca di cosa?, viene da chiedersi. Qui viene il bello, ovvero la ragione per questa mia riflessione. E’ evidente che un viaggio che ha toccato così tanti e diversi paesi, dalla Siberia al Giappone, Filippine, Papua Nuova Guinea (chi pensava fosse un posto così terribile!), Australia e via via Malesia, Tibet, Afghanistan e altri ancora, offre moltissimi spunti narrativi.

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Si fa presto ad arrivare a 30 anni

Ho creato un file in formato PDF del romanzo breve scritto nell’ambito del progetto letterario Estrangeiros/Stranieri, ambientato a Città del Messico. Gli ho anche dato un titolo: Si fa presto ad arrivare a 30 anni. Lo potete scaricare e leggere con calma cliccando sul link indicato in calce a questo post. Se vi piace, mandatemi un messaggio. Se non vi piace, non disturbatevi a scrivermi! (Scherzo, mandatemi anche le critiche).

AdamEstrangeiros

La Cina torna alla bici

Una notizia Ansa che mi piace rilanciare. Ridiamo fiato al buon senso.

(ANSA) – SHANGHAI, 10 FEB – Per combattere l’inquinamento la Cina ritorna alle bici. Secondo lo Shanghai Daily, il governo intende togliere dalle strade i veicoli a motore almeno una volta alla settimana, per migliorare la qualita’ dell’aria e risparmiare energia. In alcune citta’ agli impiegati statali e ai funzionari pubblici sara’ richiesto di andare al lavoro a piedi se il percorso da fare e’ fino a un chilometro e in bici se e’ fino a tre. Se la strada e’ piu’ lunga bisognera’ far ricorso ai mezzi pubblici.

Partigianerie calcistiche

Ho una passione ribollente per il calcio, ma un po’ sbilenca. La passione è forte al punto da farmi perdere il senso del tempo quando mi immergo nelle storie di qualche giocatore sfortunato o di una squadra irregolare di campionati lontani, geograficamente o temporalmente. Sono spesso attratto dai personaggi “minori”, giocatori dalle gradi speranze deluse o dalle personalità irrequiete. Certo, provo ancora un senso di orgoglio istintivo nelle imprese dell’Udinese, la squadra a cui sono affettivamente legato fin dalla mia infanzia, e soffro sensibilmente per le sue sconfitte. Però non riesco a immedesimarmi fino in fondo con le partigianerie calcistiche. Mi sfugge il livello di empatia emotiva di tifosi come il Nick Hornby di “Febbre a novanta”. Sono più vicino alla passione tutta sudamericana per il singolo talento, che riesce ad illuminare il rettangolo di gioco e l’intero stadio finisce per applaudirlo (anche se questo accade molto di rado, ai nostri giorni). Il più delle volte mi ritrovo spettatore stupito di uno spettacolo dentro lo spettacolo. Attonito di fronte alle traiettorie umane provocate dalla passione per una squadra.

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