Calcio italiano ovvero il festival dell’ipocrisia

Ha sorpreso un po’ tutti l’ingaggio da parte dell’Aston Villa di Simone Farina, il calciatore divenuto suo malgrado simbolo del “calcio pulito”. La società di Birmingham lo ha chiamato a rivestire il ruolo di “community coach”, in pratica un educatore che affianca gli allenatori delle squadre giovanili. L’iniziativa dell’Aston Villa è lodevole ma Farina fino a poco tempo fa, prima di essere scaricato dal Gubbio, aveva dichiarato di voler continuare a giocare. Nessuna squadra italiana lo ha voluto. E’ stato emarginato, proprio lui che aveva ricevuto le lodi del presidente della FIFA per essersi rifiutato di truccare una partita di Coppa Italia. Eppure in suo favore si erano dichiarati fior fiore di personalità del calcio nostrano, addirittura l’allenatore della nazionale, Prandelli, e l’emigrante di lusso Del Piero. Nemmeno la loro “raccomandazione” ha smosso l’omertà generale. Stranamente, tra coloro che si erano pubblicamenti augurati che Farina trovasse una squadra non c’era Buffon, principale azionista della Carrarese, squadra che milita in Lega Pro Prima Divisione (la vecchia serie C). Perché Buffon non ha offerto un ingaggio a Farina nella sua squadra? In fondo si tratta di un giocatore di 30 anni con lunga esperienza in serie B. Sarebbe stato un gesto importante, forse ancora di più della chiamata dell’Aston Villa.  Di certo, avrebbe dato un’immagine diversa del calcio italiano.

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