Per una nuova legge sulla cittadinanza

Ho partecipato ieri all’università di Udine ad un incontro attorno al tema della cittadinanza dei figli di immigrati, la cosiddetta “seconda generazione”. L’occasione era offerta dalla proiezione del documentario “Ius soli”, realizzato da Fred Kuwornu, regista italiano di origini ghanesi. Ius soli presenta uno specchio dei vissuti paradossali, taluni al limite dell’assurdo kafkiano, di migliaia di ragazzi e ragazze che pur nati e cresciuti in Italia non hanno diritto alla cittadinanza. Rispetto a questo tema, la legge del nostro paese è tra le più retrograde e ottuse in Europa. Non solo prevede un tempo lunghissimo di residenza per lo straniero che voglia diventare italiano (dieci anni, mentre sono solo tre in Irlanda, sei/otto in Germania), ma soprattutto prevede che chi è nato in Italia da genitori stranieri debba attendere il compimento del diciottesimo anno per poter “richiedere” la cittadinanza. Ovviamente, gli può essere anche rifiutata. Da vari anni giacciono in parlamento alcune proposte di legge. Speriamo che il prossimo parlamento finalmente le consideri e approvi una nuova normativa adeguata ai tempi. Forse uno dei messaggi più forti trasmesso dal documentario è la voglia di fare, esserci ed incidere nella vita collettiva dei giovani di origine immigrata. Proprio in tempi di crisi una tale “voglia” è un valore straordinario. E’ assurdo privarsene per colpa di una legge vecchia e sbagliata.

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