Il (vero) cambiamento è possibile

Bike_and_Roll_shopping_fam_smallIl governo britannico ha approntato un programma di investimento di 62 milioni di sterline (72 milioni di euro) per sviluppare la mobilità ciclistica (lo riferisce il Guardian). E’ il più grande investimento sulla bicicletta mai adottato da un governo di quel paese. Lo sottolineo perché questo dimostra che, diversamente da quello che molti pensano in Italia, la bicicletta non è un mezzo per gente “di sinistra”, per “alternativi” vecchi e nuovi, per anziani soli o immigrati senza patente. Al governo in quel paese sono in questo momeno i conservatori assieme ai liberali.

La bicicletta è un mezzo per tutti, il cui utilizzo aiuta tutti, anche quelli che non possono usarla e devono muoversi con altri mezzi. E’ facile da capire. Se si riduce il numero di automobili in circolazione nelle città grandi e piccole (attanagliate dal traffico veicolare) favorendo i mezzi pubblici e la bicicletta, le strade saranno meno intasate e così potranno muoversi con maggiore facilità coloro che hanno il diritto e il dovere di usare automobili, furgoni e camion. Mi riferisco, per esempio, ai mezzi che trasportano persone disabili, alle ambulanze, ma anche ovviamente ai corrieri commerciali e a tutti i mezzi di pubblico interesse.

Qualche tempo fa ho esposto questo ragionamento ad una donna, madre di due figli. Mi aspettavo un cenno di condivisione, di civica intesa. Invece la signora, probabilmente interpretando un sentire diffuso, ha inserito tra le categorie che hanno “necessità” inderogabile di utilizzare l’automobile, anche se stessa impegnata nell’incombenza di condurre a scuola i propri figli. Ho cercato di argomentare che forse, abitando in città, potrebbero, lei e i figli, utilizzare l’autobus, ma mi ha guardato stupita, come se avessi parlato delle virtù taumaturgiche dell’urina o della salute mentale dei cavalli a vapore.

Certe volte, le cose semplici e intuitive paiono le più difficili da (far) intendere. Nessuno dei partiti o movimenti in gara per le elezioni ha speso una parola per cambiare la mobilità nelle città e nei paesi italiani, investendo sulla bicicletta. Non mi riferisco a qualche riga a pagina 54 del programma politico, che di quello son capaci tutti, ma di un punto affermato con forza e convizione davanti a un microfono o in battuta di telecamera. Di questo non c’è traccia. Eppure ce ne sarebbe estremo bisogno. Faccio un esempio piccolo e pratico, guardando la realtà locale.

Nei pressi del comune dove risiedo, Martignacco, vi sono diversi centri commerciali. In particolare, c’è un supermercato Despar situato a meno di cinquecento metri dall’ingresso del paese. Purtroppo, raggiungerlo in bicicletta è un’iniziativa rischiosa perché si deve attraversare un’assurda rotonda sulla strada regionale. Come tutte le rotonde progettate dai geni pianificatori della Provincia di Udine, anche questa è fatta in modo da permettere alle auto di rallentare il meno possibile. Va da sé che inserirsi nella rotonda con la bici è un azzardo. Ridateci i semafori, almeno con quelli il diritto a passare era di tutti. Con queste immense rotonde il diritto è solo del più forte (cioè auto, camion e furgoni, senza scordare le motociclette).

Pur in queste condizioni, qualche temerario o persone senza alternative si arrischia a fare la cosa più logica: percorrere i 500 metri verso il supermercato in bicicletta. Manco a dirlo, si tratta di anziani soli, qualche immigrato e teste solitarie come il sottoscritto. Ho fatto presente in una lettera al sindaco che forse sarebbe meglio trovare una soluzione, prima che ci scappi una vittima. Silenzio. Questo è un non-problema.

E brutto dover sempre guardare all’estero per capire come le cose si dovranno fare. Avete letto bene, non ho scritto “per capire come fare le cose”, ma “come si dovranno fare”. E’ nell’ordine della cose pensare e pianificare una diversa mobilità, pena il collasso o il cortocircuito della piccola Italia. Non si può pensare che per tutto serva l’automobile, di automobili ce ne sono già troppe e troppo usate. Nell’Europa del nord si stanno da tempo pianificando percorsi ciclabili extraurbani per alleviare il traffico.

Ormai anche i sassi hanno capito che entro cinque o più chilometri la bicicletta è più veloce, salubre e conveniente. Quindi, anche per chi vive fuori città o nei suoi dintorni diventa vantaggioso lasciare a casa l’automobile. Non sono argomenti speciosi, ma soluzioni a portata di mano (costano meno di un raccordo stradale o di una rotonda) e, tra l’altro, funzionali all’economia. Che senso sa propagandare l’agriturismo, sollecitare e finanziare la riconversione di aziende agricole in “fattorie-albergo” per richiamare turisti stranieri, se poi questi rischiano la vita appena salgono su di una bicicletta per fare una legittima escursione in bicicletta?

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