Tra la folla con Beppe G.

La prima sensazione è stata di smarrimento. Sto assistendo allo spettacolo di un comico o ad un comizio di un politico? Questo mi sono chiesto per lunghi minuti, mentre vagavo per la piazza, infilandomi tra le persone accalcate con lo sguardo rivolto verso il palco. Non riuscivo a darmi una risposta. Le battute, il tono, lo slancio fisico incontenibile del protagonista, sono gli stessi visti negli spettacoli, ma il loro senso è diverso. Poi mi sono deciso, quasi a voler autoritariamente chiudere la questione con me stesso: questo è un comizio elettorale, non uno show di Beppe Grillo. Però, come l’odore di fritto che ti rimane addosso anche quando ti togli i vestiti con cui hai cucinato, il dubbio non è sparito.

E’ possibile distinguere tra il comico e il politico? Forse non ha più senso chiederselo, caro Max. Il senso del tutto è l’avvenuta trasformazione della politica in puro spettacolo. In fondo ce l’ha insegnato Silvio B. La massa è alla mercé di chi sa dialogare con essa. Purtroppo, il dialogo con la massa secondo questi termini è un monologo. Non può essere altrimenti. Certo, non c’è più la tv, e questo è un bene. Almeno la gente prende freddo assieme, si guarda intorno e si accorge di non essersi mai trovata prima ad un comizio politico. E’ salutare. Ma chi è sul palco non si candida. Non perderà sonno a discutere di cose complesse e noiose e scrivere norme e leggi per i molti che lo avrebbero voluto votare. Non sarà lì a rispondere dei compromessi e delle rinunce.

Beppe, salvaci tu. E lui ci salva, a modo suo. Ci chiama per nome, come faceva nell’altra vita. Ciao gente di Reggio Emilia, ciao Udine, come state? Poi, però, a gestire le magagne della politica ci andranno altri. Chi? Gente qualunque, è bello dire. I loro volti e le loro storie sono illustrate in Internet, attraverso dei video autoprodotti. Dal vivo no, il palco è tutto per Beppe. Loro ci sono, in piedi dietro a lui, nell’umile ruolo di apparato scenografico.

E’ giusto così? E’ questo l’unico modo realistico di fare politica in Italia, oggi? Visto che la vecchia delega non produce risultati tangibili affidiamoci alle parole e al corpo spettacolari di chi racconta (alcune) cose giuste. Perché no? Lo sa fare meglio di chiunque altro. E poi si è anche esposto in prima persona, prendendosi denuncie e querele. Non ci può essere alcun dubbio, la sua voce è la nostra, dei tanti scontenti stanchi e stufi. Punto. Ma poi, cosa accadrà? Chi si prenderà le responsaibilità di fare e dire quando il tour sarà finito?

Non hai capito, Max. Questa è la forza della rete, della condivisione trasversale di contenuti, programmi, candidati. Poi la faccia ce la mette chi ce l’ha più bella e convincente. Ce la mette e poi la toglie. E’ la vera politica contemporanea: dal virtuale al reale, poi di nuovo al virtuale e ancora (forse) al reale. Un avvitamento di significati. Cosa accadrà? Chi ci sarà al posto di Beppe la prossima volta?

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3 thoughts on “Tra la folla con Beppe G.

  1. La questione è complicata. I tuoi sono dubbi legittimi. E in parte sono anche i miei che tuttavia ho deciso di votare B.G.
    Dall’altra parte della medaglia, ci sono la TAV, un progetto di sviluppo che non condivido, una riforma elettorale NON FATTA (che occasione imperdonabile!), il conflitto di interessi che è tutto là… ce ne sarebbero a carrettate.
    E allora mi resta la protesta: mi resta la speranza di un voto massiccio e pesante di protesta, come uno schiaffo a chi in parlamento ci è stato per anni e ancora oggi dice – Faremo! -, ma come faremo: hai avuto vent’anni per fare riforme importanti e strutturali. E allora spero che allo spoglio delle urne i voti siano talmente tanti, che PD e compagnia (parlo dei miei che ho votato sempre), restino senza parole, come degli asini bastonati, a ripetere io-io-io e a rimpiangere le occasioni perdute; perdute insieme al futuro di una intera generazione, la mia.

    Con la speranza che i ragazzi che verranno eletti (perchè verranno eletti) facciano per bene, in modo garbato la loro esperienza parlamentare…

  2. Caro Gianleo, la mia riflessione non va contro quanto affermi. Anzi, condivido la tua analisi, una “scossa” allo status quo non può che essere benefica. Tuttavia, il problema che mi pongo è su di un altro piano. Mi chiedo che cosa ci dica, in quanto società e soprattutto società vecchia e poco includente per giovani e diversi, una storia come questa. Che cosa ce ne facciamo di un movimento-partito organizzato attorno alla figura di un comico? Che messagio trasmette ai più giovani un movimento politico il cui sito internet di riferimento è quello, personale, di un uomo di spettacolo? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa un filosofo come Agamben, ma forse, immagino, ha cose più interessanti su cui riflettere.

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