Scherzi di carnevale: la reunion dei Black Flag

Black Flag nel 1983, con Henry Rollins alla voce (Foto Glen E. Friedman)

I Black Flag nel 1983 (foto Glen E. Friedman)

Sono diversi anni che tengo fra le bozze di questo blog un pezzo sulla discutibile tendenza dei gruppi anni ’80 a riformarsi. La tendenza è dilagante e non conosce confini di genere. Dai gruppi new wave a quelli più pop, dal rock gotico ai (ahinoi) gruppi hardcore punk.  C’è chi, condannato all’oblio musicale dopo quelle gloriose stagioni giovanili, vuole racimolare qualche soldo e un po’ di gloria ritardata sfruttando il successo del revival anni ’80. Ma c’è anche chi di gloria ne ha vista poca anche allora e riformandosi gioca sull’effetto traino dei gruppi più noti. La lista delle reunion è così lunga che si starebbe meno ad elencare i gruppi che non si sono ancora riformati. Ecco, in quest’ultima ipotetica lista, ai primi posti dei gruppi della nostra adolescenza e gioventù che MAI si sarebbero riformati c’erano fino a qualche giorno fa i BLACK FLAG. Fino a qualche giorno fa, appunto.

Fondati nel 1976 a Los Angeles, i Black Flag rappresentano uno dei pilastri del punk nord-americano. Per molti loro sono IL gruppo più rappresentativo dell’hardcore punk e di quello che ne è venuto dopo. Scioltisi nel 1986 hanno mostrato a molti punkrockers e metallari come coniugare l’eredità dei Black Sabbath con il punk e come creare altro di originale da questa fusione. Per molti sono stati la maggiore influenza dei primi gruppi “grunge” (basta ascoltare Green River, Melvins e primi Soundgarden per rendersene conto). Si potrebbe parlare a lungo dei Black Flag, discutere quale fosse il cantante più rappresentativo, se Keith Morris, Dez Cadena o Henry Rollins. Se la loro iconografia (firmata da Raymond Pettibon fratello del chitarrista-fondatore del gruppo Greg Ginn) fosse la più bella della storia del punk (io credo di sì). Tutti temi per ricche conversazioni da ospizio dei punk. Però, ora, c’è altro su cui riflettere. Il 25 gennaio 2013 è stato annunciato che i Black Flag stanno registrando un nuovo disco, a distanza di quasi  30 anni dal precedente, e che saranno presto in tour. Perché? Greg Ginn ha quasi sessant’anni (è nato nel 1954) e di poco più giovani sono i compari che ha scelto per questa nuova intrapresa. Ron Reyes ne ha 53, fu il secondo cantante del gruppo quando Keith Morris se ne andò per formare i Circle Jerks, nel 1980.

L’hardcore punk incarnava l’essenza della rabbia giovanile, della angst tipica di molta adolescenza urbanizzata, che non poteva essere incanalata in altra maniera che attraverso una musica veloce, rumorosa, urlata. Come persone di 50 o 60 anni possano pensare di riprodurre questo tipo di sensazioni è per me un mistero. Uno può obiettare che Greg Ginn non era più un ragazzino già quando aveva fondato il gruppo, ma la questione non cambia.

La storia della reunion dei Black Flag, già di per sé triste, ha dei risvolti ancora più soprendenti. Alcuni membri originari del gruppo, il bassista Chuck Dukowski e il cantante Keith Morris, hanno annunciato che saranno presto in tour con il loro nuovo gruppo, i FLAG, che esegue solo brani dei Black Flack. O signor! Pare che abbiano litigato con Greg Ginn per le modalità della reunion del gruppo e così hanno deciso di scendere in pista anche loro, con una diversa versione dell’originale.

Io speravo che il punk (quello “genuino”, che praticava l’autogestione, il DIY, come facevano i Black Flag, non quello dei Sex Pistols, per intendersi) ci potesse risparmiare i ridicoli epiloghi di molti gruppi anni sessanta. Il vedere in tour contemporaneamente più gruppi che si richiamano all’eredità del gruppo ormai sciolto, tipo Creedence Clearwater Revisited o Revival e balordaggini simili.  E invece no. Ci sono ormai troppi esempi (il primo è stato quello dell’annosa diatriba dei Dead Kennedys) che dimostrano che anche l’hardcore punk è ri-vissuto da molti come un genere su cui far profitto, in barba alla storia.

Io non ho nulla in principio contro le reunion dei gruppi punk o hardcore-punk. E’ legittimo sentire il desiderio di ritrovarsi a suonare con persone con cui hai condiviso momenti intensi e formativi della tua vita. Ed è anche comprensibile lo slancio a rimettersi a suonare e fare dischi, se si percepisce un rinnovato interesse per quanto era stato fatto a suo tempo. Ma, secondo me, devono esserci tutti i membri originari o comunque tutti devono aderire al progetto, altrimenti cambia nome e mettiti in gioco su nuove basi. Punto. Questo pensiero l’ho espresso anche a chi mi ha chiesto, è capitato alcune volte, lo confesso, se gli Inzirli si potessero riformare (a parte che eravamo un gruppo anni ’90 e quindi la partita sarebbe diversa, ah ah).

Dopo questo scherzo di carnevale, che scherzo non è, putroppo, giuro che non ritornerò più sulla questione reunion nemmeno se si rimettessero insieme gli Husker Du (lasciatemi almeno intatto quel ricordo).

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5 thoughts on “Scherzi di carnevale: la reunion dei Black Flag

  1. La penso come te, Gigi. I Fugazi non si sono mai sciolti e penso spesso a come sarebbe un loro nuovo disco. Sono sicuro che non ci deluderebbero.

  2. interessante. Poi e sono andato a sentire i CCCP, si, senza ferretti e con angela zamboni alla voce. Bo, è stato fantastico, tipo come se fosse roba nuova e a 4x anni ad un certo punto qualcosa dentro mi ha pure spinto a pogare furiosamente. Dipernde un pò….

  3. angelo, mi pare che la o le serata/e “CCCP” siano un omaggio voluto da Zamboni insieme ad alcuni amici ai 30 del primo ep del gruppo, non una vera reunion. Se uscisse un nuovo disco a quel nome mi ricrederei. In ogni caso, ogni gruppo fa storia a sé ma rimango dell’idea che le reunion a distanza di tanti anni risultino il più delle volte patetiche.

  4. Spesso chi ha il peperoncino al culo, come di sicuro avevano i B.F., riesce a mantenere l’equilibrio sul surf anche dopo molti anni. alcuni personaggi, anche fuori dal olimpo del HC, riescono sorprendermi per la loro energia inesauribile. questo non gli impedisce però di stare su un sottile filo che li fa cadere nel patetico se l’indirizzo di quell’energia non evolve con il tempo (il loro e quello che li circonda). Magari continuassero a suonare per altri 100 anni ma con altro nome (tipo “falling-cocks” potrebbe andare??)

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