Immigrazione e dibattito pubblico

Le ultime tornate elettorali erano state giocate (e vinte, dalla destra) puntando sul tema “immigrazione”. Ingigantire i problemi e alimentare paure è stata, per molti anni, una strategia vincente della Lega Nord, e pure del cavallo di Troia Berlusconi. Anche il centro-sinistra ha detto la sua, con la legge Turco-Napolitano, a lungo pensata ma non a fondo e sufficientemente ponderata. L’immigrazione è stata vissuta dai primi come una “questione” da eludere, criminalizzandola, e dagli altri come una questione da affrontare trattandola da semplice variante economica (“integriamo” utile forza lavoro straniera), finendo per fare lo stesso gioco.  Oggi, tuttavia, di immigrazione non si parla più.

Sembra che la crisi si sia portata via anche gli immigrati: circa quattro milioni di persone vengono messe in un angolo, con diritti ancora precari e volatili. Certo, c’è l’accenno comunque significativo delle forze del centro-sinistra ai diritti di cittadinanza per i giovani immigrati che nascono e crescono in Italia. Ma per come viene lanciata questa promessa (elettorale, quindi tutta da verificare), traspare un’ottica riduttivistica. Ecco, è il messaggio, vedi che pensiamo anche a “loro”.  Quello che sembra sfuggire ai candidati e ai politici di più o meno lungo pelo è l’arretratezza di una visione che riproduce e rimarca l’alterità di chi vive in Italia ma porta un’origine diversa. C’è un enorme ritardo, in questo.

Non è più tempo per gli “italiani” di trattare gli immigrati come “altro” da loro stessi. Sì, qualche partito candida persone dal nome straniero (perfino la Lega Nord), ma sono specchietti per le allodole. Sono passati quasi 25 anni da quando l’immigrazione è diventanta un fenomeno diffuso nella penisola, una generazione è passata, eppure in questo paese è  rarissimo vedere persone di origine immigrata in ruoli che non siano quelli di bassa manovalanza. Non parlo di ruoli dirigenziali, ma anche ruoli nei servizi, che non richiedono alta specializzazione ma sono di forte visibilità. Quando vi è capitato in una città italiana di vedere alla guida di un autobus o di un tram una persona di colore? E un controllore del treno? E allo sportello di una banca?

Qualche giorno fa, sul blog di Daniele Barbieri, l’amico Bozidar Stanisic ha aperto un dibattito sui (pochi) candidati di origine immigrata e sulla loro effettiva possibilità di incidere sulle questioni. Ha focalizzato la sua attenzione sul PD, sottolineando che il programma di questo partito contiene appena 4-5 righe sulla questione immigrazione. Al suo intervento è  seguita la risposta di uno dei quattro candidati di origine immigrata. Vi invito a leggerli entrambi. La situazione non mi pare incoraggiante.

Annunci

3 thoughts on “Immigrazione e dibattito pubblico

  1. Trascrivo l’art. 1 della legge in vigore sulla cittadinanza e l’art. 1 della proposta di legge a iniziativa popolare con cui dovrebbe confrontarsi anche il futuro parlamento (se mai lo farà e sarebbe già un miracolo vederli impegnati a discutere di jus soli e non avvoltolarsi nell’esclusivo jus sanguinis).

    Legge in vigore n. 91/1992 Art. 1
    1. È cittadino per nascita:
    a) il figlio di padre o di madre cittadini;
    b) chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono.
    2. È considerato cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza.
    Proposta di legge a iniziativa popolare:
    Art. 1. (Nascita)
    1. Al comma 1 dell’articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:
    “b-bis).Chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia legalmente soggiornante in Italia da almeno un anno.”
    “b-ter). Chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia.”
    Mio commento: E’ evidente che anche la proposta di legge a iniziativa popolare non è una dichiarazione generale di principio (chi nasce in Italia è italiano) ed è opportuno che sia così.
    Le leggi devono anche precisare, definire, limitare.
    Gli assoluti sono obiettivi della nostra visione del mondo ma per diventare prassi devono definire i propri ‘limiti’. La cultura del limite è parte fondante di reali competenze e non appartiene a chi pensa che la comunicazione sia condiviso strillo.
    Il limite della proposta di legge a iniziativa popolare è però, secondo me, ancora una volta connesso alla condizione di lavoratore, con tutte le implicazioni che indichi nel tuo scritto.
    Chi può essere ‘soggiornante legalmente in Italia da almeno un anno’ se non un lavoratore con regolare contratto, uno che sia arrivato in Italia quindi già regolare (o che poi sia stato ‘approvato’ da una sanatoria) e non abbia perso il lavoro?
    Non voglio con questo segnalare una mia opposizione alla legge a iniziativa popolare, ma solo il mio scoraggiato disincanto nel considerare l’incompetenza (che purtroppo ho constatato di persona) di molti dei candidati alle elezioni, l’interesse dei partiti esclusivamente mirato ad assicurarsi posti in parlamento rincorrendo le varie lobbies sostenitrici di obiettivi parziali, non riconducibili a sintesi ma serbatori di voti, e l’opportunistica doppiezza con cui molte organizzazioni della società civile (?!) si rivolgono alla politica.
    Nonostante questo voterò perché c’è un ‘peggio’ da contrastare.
    Che tristezza.

  2. Augusta, condivido il senso del tuo scritto e l’amarezza per la poca attenzione e competenza di gran parte dei candidati. Non ho seguito attentamente l’evoluzione di questa proposta di legge perché mi trovavo all’estero, ma ricordo che nella precedente legislatura c’erano nel cassetto sette o otto proposte di riforma della legge del 1992. Poi, come sappiamo, non ne venne discussa nemmeno una. Le leggi condizionano e definiscono i limiti delle vite dei migranti. Quindi un intervento su questo tema è urgente e necessario, per tutti. E’ un beneficio per l’intera società se ai giovani di origine immigrata viene trasmesso un messaggio di inclusione e non di esclusione. Se più persone si riuniscono attorno ad una proposta è un bene. Poi, da intimidito studente di diritto quale sono stato, so bene che le parole pesano e che i principi, in questo campo, sono parole scelte attentamente. Un’attenzione diffusa e pressante può aiutare a fare meglio (spero).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...